Pietro Sanua e il coraggio di denunciare ciò che non funziona

Anche quest’anno l’Osservatorio Antimafie Pavia in collaborazione con altre realtà associative pavesi ha organizzato la rassegna “Mafie: legalità e istituzioni”. Il primo appuntamento in aula del ‘400 riporta alla memoria la storia di Pietro Sanua, fruttivendolo lucano trasferitosi nei pressi di Milano.

A raccontarla il figlio Lorenzo che, all’alba del 4 febbraio del ‘95, strinse tra le braccia il padre in fin di vita.

Pietro fu ucciso da dei proiettili auto esplosivi, di quelli che non concedono la tregua della ferita: puntano direttamente alla morte.

Pietro fu ucciso in un periodo in cui a Milano si parlava poco di mafie, in cui non si voleva ancora ammettere la loro presenza al Nord. Sono però gli stessi anni dell’ascesa di clan della ‘Ndrangheta anche e proprio a Milano, soprattutto nei territori a sud-ovest: Corsico, Buccinasco… Sono gli anni delle prime grandi operazioni giudiziarie, gli anni delle infiltrazioni malavitose nel mercato ortofrutticolo, di sfruttamento del mercato dei fiori per il commercio di droga e armi. Ed è proprio in questo mercato, sfruttato per traffici illeciti grazie ai bassi controlli dovuti al rapido deperimento dei prodotti, che Pietro si intromette, “disturbando” le attività che da anni vanno avanti indisturbate.

pietro

Pietro, da anni fruttivendolo, inizia presto la sua attività sindacale. Diventa presidente provinciale milanese dell’Associazione Nazionale Venditori Ambulanti. Si fa subito conoscere per la sua correttezza e integrità professionale, che non lascia scampo a irregolarità e sotterfugi. Diventa presto membro delle commissioni deputate al sorteggio dei chioschi di vendita dei fiori nei pressi delle festività di novembre. E proprio qua sorgono i primi problemi. Quando iniziano le selezioni dei chioschi Pietro si rende conto di diverse irregolarità: alcuni commercianti erano già sicuri di vincere il posto ancora prima che venissero comunicati i risultati dei sorteggi. Altri si lamentavano direttamente con Pietro del fatto che per l’ennesimo anno consecutivo non avrebbero ricevuto il posto, mentre lo stesso Pietro non sapeva ancora a chi sarebbero stati assegnati.

Così Pietro, come si dice, decide di ficcare il naso in cose che non lo riguardavano. O, come sarebbe più giusto dire, in cose che riguardavano tutti ma in cui nessuno aveva il coraggio di  ficcare il naso.

Si rende conto che il mercato dei fiori è solo l’inizio, che tutto il commercio è corrotto e intaccato dai favoritismi. Costituisce a Milano SOS Impresa, proprio con l’obiettivo di raccogliere le denunce delle illegalità che avvenivano tutti i giorni a cielo aperto. Grazie alle testimonianze raccolte, inizia a denunciare il racket dei fiori e il giro di tangenti intorno all’Ortomercato di Milano e non solo. Diviene presto oggetto di minacce e pressioni, ma questo non lo arresta.

Arriviamo poi al 4 febbraio del ‘95: Pietro si stava recando a Corsico insieme al figlio Lorenzo per allestire la bancarella del sabato. Appena fuori dal mercato una Fiat Punto marrone targata Genova effettua un’inversione a U e, pochi secondi dopo, si sente uno sparo. Pietro viene trasportato d’urgenza in ospedale, per morire subito dopo il ricovero.

Ciò che stupisce non è la dinamica dell’omicidio, nè le cause. Non è la prima volta che si sente parlare di omicidio di mafia, di morto per la giustizia. Ciò che lascia sgomenti è la rapidità, quasi disinteressamento, con cui il caso è stato archiviato, solamente sei mesi dopo l’omicidio, su richiesta del Pubblico Ministero. Nel ‘95 di indagini non ne sono state effettuate. Non se ne parlò perché non si voleva ammettere la presenza della mafia a Milano. In quegli anni famiglie come quelle dei Barbaro, dei Papalia, dei Morato avevano il monopolio a Corsico e, come affermò il magistrato Dolci, l’omicidio non sarebbe mai potuto avvenire senza la loro autorizzazione.

Come compimento degli sforzi di Pietro, ad aprile del 95 emerse una diffusa rete di compiacenze e malaffare che coinvolse larghi settori della Ripartizione Commercio e della Polizia Annonaria del Comune di Milano. Nei mesi che succedettero l’omicidio vennero arrestati trentanove agenti, a prova del sistema corrotto dall’interno che Pietro aveva tentato di denunciare.

Ad oggi non sono stati dichiarati nè il movente nè il colpevole dell’omicidio, ma le ipotesi elaborate sono due. La prima ipotesi di movente è rappresentata dalle sue denunce delle irregolarità nelle graduatorie per l’assegnazione ai fiorai fuori dai cimiteri. La seconda, una lite avvenuta nel ‘94 con Gaetano Suraci, il quale pretendeva un posto nel mercato di cui Pietro era fiduciario. La lite avvenne perché un altro commerciante aveva più diritto al posto rispetto che a Suraci, per cui Pietro non glielo concesse.

Suraci, che nel 1977 era già stato condannato per un sequestro di persona, era notoriamente  legato alle famiglie a capo di Corsico sopracitate.

Il caso rimane archiviato, ma grazie all’opera del figlio Lorenzo, attuale presidente di Libera di Milano sud-ovest, la storia di Pietro sta venendo a galla.

Riusciamo ora meglio a comprendere il sentimento condiviso tra gli studenti che hanno assistito alla rassegna quella sera. Lo sgomento di chi si trova davanti l’ennesimo fallimento della giustizia. La disillusione di vedere un uomo onesto che ebbe il coraggio di dire pubblicamente ciò che pensava, di denunciare ciò che non funzionava, fatto tacere. E forse, almeno per qualcuno, una spinta irrefrenabile a non stare più in silenzio davanti alle ingiustizie quotidiane.

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