FOMO: la paura di essere tagliati fuori

 La malattia del nostro secolo ha un acronimo ben preciso: Fomo (Fear of missing out), in italiano “paura di essere tagliati fuori” ed è l’ennesima deriva preoccupante dell’utilizzo smodato dei social network, ancora una volta al centro del dibattito. Se è noto che hanno cambiato profondamente il modo in cui viviamo la nostra quotidianità, altrettanto verificata è l’ansia sociale che caratterizza il rapporto di dipendenza dai social.

Seconda la definizione di Treccani: si riferisce alla sensazione d’ansia provata da chi teme di essere privato di qualcosa di importante se non manifesta assiduamente la sua presenza tramite i mezzi di comunicazione e di partecipazione sociale elettronici interattivi“.

Per essere più specifici, questo disturbo si verifica quando si ha paura di perdere qualche evento o esperienza importante, ma viene anche alimentato dall’invidia che si prova quando si visualizzano i contenuti dei propri contatti, sui social, dove stanno vivendo delle belle esperienze. Senza di noi. Le persone che ne vengono più colpite rientrano nella fascia detà di adolescenti e giovani, perciò i Millenial e la Generazione Z.

È curioso sapere, inoltre, che la FOMO rappresenta unopportunità di guadagno che viene sapientemente usata dal marketing digitale. Basti pensare alle offerte a tempo limitato e ai timer per il conto alla rovescia, così come alla scarsità del prodotto (quando in realtà, spesso, ne rimangono molte scorte). Queste tecniche creano un senso di urgenza  nel consumatore, che sarà spinto ad affrettarsi per comprare il prodotto.

Crediti immagine: Altervista

Cause ed effetti della FOMO

La costante interazione e attività sui social media può aumentare le probabilità di provare questo disturbo. Più tempo passiamo su queste piattaforme e più abbiamo la possibilità di vedere ciò che i nostri contatti mostrano: foto, video e status sulle loro vite. Di conseguenza, il rischio di fare paragoni e di non sentirsi alla loro altezza aumenta. Anche la poca capacità di autoregolamentazione, ovvero lo scarso autocontrollo del proprio comportamento e dei propri pensieri può aumentare il rischio di sviluppare questo malessere.

Sebbene sia normale provare dei lievi disagi causati dalla pervasività dei nuovi mezzi di comunicazione, la situazione diventa più problematica quando alla vista dellattività dei nostri contatti si presentano sintomi come nervosismo, manie di autocontrollo e ansia. Le ripercussioni fisiche e psicologiche sono dietro l’angolo, o meglio dietro lo scroll.

Lo studio di Kelly Moore e Georgiana Craciun

Un interessante studio del 2020 condotto da Kelly e Georgiana Craciun dimostra che le caratteristiche della personalità influenzano il modo in cui le persone fanno uso dei social media. Per arrivare a questa conclusione, lo studio ha preso in esame degli studenti universitari che sono stati seguiti da un ricercatore nelle loro attività su Instagram per 18 giorni.

Considerata la fascia detà tra 18 e 24 anni, il 64% degli studenti ha dichiarato di trascorrere più di 30  minuti al giorno su Instagram, mentre il 20% più di 90.

Per quanto riguarda le differenze tra i diversi tipi di personalità, emerge che le persone estroverse sono molto attive sui social media ma trascorrono più tempo su Facebook rispetto ad Instagram, inoltre possiedono più post e più Mi piaceai post su Instagram rispetto agli introversi. Le persone maggiormente tendenti al nervosismo, ansiose ed emotivamente instabili sono più propense a vedere di buon occhio Instagram rispetto alle altre personalità, anche se ciò non corrisponde ad una maggiore attività sociale. Infine, le personalità più diligenti e responsabili, hanno affermato di trascorrere meno tempo sui social, ma allo stesso hanno dimostrato una grande attività sulle stesse piattaforme.

In conclusione, la ricerca dimostra che un livello lieve di FOMO non influisce sul numero di contenuti pubblicati sul proprio profilo, mentre le personalità che hanno un elevato livello di FOMO hanno una tendenza alla maggiore attività su Instagram, a trascorrerci maggiore tempo e a seguire più persone.

In un mondo così interconnesso riconoscere che si sta vivendo questo tipo di ansia potrebbe essere il primo passo per poterla sconfiggere. Facciamo rete, proteggiamoci dalla rete.

(Illustrazione di copertina di Edwina White)

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