Non solo ai fuori corso, le tasse universitarie potranno essere aumentate a tutti.

di Francesco Iacona

Lo scorso 15 luglio avevamo pubblicato un articolo riguardante il possibile aumento delle tasse universitarie per gli studenti fuori corso, ritenuti «un problema culturale e un costo sociale» dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Francesco Profumo. Questo possibile incremento – oltre che le opinabili parole del Ministro – appariva come il solito accanimento contro parte degli studenti universitari (quelli in ritardo con gli studi, appunto), che poteva benissimo sommarsi al pensiero del Viceministro al Lavoro e alle Politiche sociali Michel Martone, che definiva «sfigato» chi si laurea dopo i 28 anni.

 

Dopo poche settimane il quadro è cambiato. In peggio.

Con il decreto sulla revisione della spesa pubblica (la cosiddetta spending review) –  diventato legge dopo essere stato approvato il 7 luglio alla Camera (al Senato era passato la settimana scorsa) – gli atenei pubblici italiani potranno aumentare le tasse a tutti gli studenti e non solo ai fuori corso.

Il maggiore accanimento resta comunque nei confronti di chi non è in regola con gli esami. Inoltre, gli aumenti comminati a questa categoria di studenti non rientrano nel tetto stabilito dall’articolo 5 del Decreto del Presidente della Repubblica no 306 del 25 luglio 1997, il quale stabilisce che ciascun ateneo non può ricavare dalle tasse universitarie più del 20% di quanto riceve dai finanziamenti statali.

Ogni aumento è sancito in base all’Isee dichiarato da ogni studente, di cu vengono individuate tre fasce. Ovvero: gli studenti con un Isee fino a 90.000 € possono avere un rincaro al massimo del 25%, quelli con un Isee fino a 150.000 € al massimo del 50% e quelli con Isee superiore a 150.000 € addirittura fino al 100%.

Da questi rincari, quantomeno, sono esclusi gli studenti lavoratori (che ovviamente devono essere in regola col contratto di lavoro e quindi in grado di dimostrare la loro occupazione). Ma a molti ragazzi spesso capita di trovare lavori occasionali o di breve durata; l’esenzione dall’aumento varrà anche in questo caso? Forse sarebbe il caso che si definisse meglio il concetto di “studente lavoratore”, così da definire il tipo di contratto e di durata del proprio lavoro per poter essere esclusi dal pagamento eccessivo.

In secondo luogo, arrivano gli aumenti per gli studenti in regola con gli esami (e quindi non fuori corso). In questo caso i rincari potranno avvenire soltanto nell’anno accademico 2012-2013 (quello che sta per iniziare) e saranno bloccati nel triennio successivo (dal 2013-2014 al 2015-2016), a meno che non rientrino nel tetto del 20% sopra citato; dal 2016 si vedrà che fare.

Ovviamente, l’aumento delle tasse universitarie (sia per gli studenti in corso che per quelli fuori corso) non è obbligatorio, ma verrà deciso da ogni singolo ateneo.

 

Le prime dichiarazioni in merito all’argomento sono arrivate la settimana scorsa da Enrico Decleva [nella foto a fianco], rettore uscente dell’Università degli Studi di Milano, che esclude un aumento delle tasse universitarie almeno per il prossimo anno accademico: «Noi non abbiamo intenzione di chiedere di più alle famiglie, soprattutto in questo momento. […] Dobbiamo guardare il nostro bilancio e capire quali potrebbero essere gli effetti di questo intervento. Certo è che nessuno di noi, penso anche a Bicocca e Politecnico, prenderà in considerazione aumenti a cuor leggero».

Inoltre, Decleva solleva anche un problema interessante: «E se i fuoricorso davanti a un aumento importante decidessero di abbandonare? Sono mediamente più del 30% degli iscritti, in alcuni atenei anche di più. Sarà meglio fare bene i conti». Sagge parole. Quella di aumentare le tesse, infatti, potrebbe essere una mossa penalizzante per le università; se, come ipotizza il rettore dell’UniMi, i fuori corso si ritirassero, a ciascun ateneo verrebbe a mancare un elevato quantitativo economico che fino a prima era garantito.

Se il rettore della Statale di Milano si è prontamente fatto sentire, adesso resta da capire come intenderà muoversi la nostra università, cioè se effettuerà o meno gli aumenti ora consentiti. Vedremo.

 

La revisione della spesa pubblica varata in Parlamento prevede anche due novità economiche positive in tema di università. Infatti, da una parte verranno stanziati 90 milioni di euro per le borse di studio e dall’altra c’è stata la rinuncia ad effettuare l’ennesimo taglio economico (di 200 milioni sul fondo ordinario).

Un pensiero riguardo “Non solo ai fuori corso, le tasse universitarie potranno essere aumentate a tutti.

  • Settembre 1, 2012 in 10:13 am
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    Decleva? Ma Decleva non fa parte della CRUI? E la CRUI non ha chiesto da mesi di togliere il tetto del 20% per le tasse?

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