Donne e mondiali: un calcio ai pregiudizi

Affrontiamo subito il classico, quanto poco divertente, stereotipo sul rapporto donna/fuorigioco e non parliamone più. Il problema non sta nel capire dove deve essere la palla rispetto al difensore, l’allineamento dei pianeti o l’influenza di alta e bassa marea sulla traiettoria della palla. Facciamo che siamo donne e questo ci esonera dal dover necessariamente entrare in confidenza con cavilli calcistici di cui ci interessa poco o niente. E comunque lo abbiamo capito quando è fuorigioco. Almeno fino alla prossima partita. È raro incontrare donne di razza talmente avanti, che conoscono allo stesso tempo la differenza tra mascara e ombretto e tra calcio di punizione e di rigore. Loro sì che possono essere un valido avversario: per questo le sguinzagliamo ogni volta che ne abbiamo una sottomano. Per contratto – quello con l’Onnipotente per intenderci – dobbiamo essere sempre all’altezza e sapete meglio di noi che con una donna calciodipendente non avreste speranze di uscirne vivi. Qualche margine di vittoria è prevedibile con quelle di noi che, una volta individuato il colore giusto di maglia di cui seguire le prodezze sportive e di conseguenza la porta in cui fare goal, sono felici come un diabetico a cui regalano una cheescake per uno strappo alla regola. Ci basta poco –  almeno quando si parla di calcio – per sentirci a nostro agio e seguire la partita senza troppe domande.  Non abbiamo pretese, non vogliamo avere ragione. Impariamo quella rosa di nomi (solitamente cinque calciatori più belli che bravi), li esortiamo a segnare ogni volta che toccano palla (o no) e siamo contente. Quindi godetevela, perché saranno gli unici 90 minuti in nostra compagnia in cui sarete inevitabilmente padroni della conversazione.

Teniamo solitamente per la “squadra di famiglia”, del fidanzato, marito – o per quella dove c’è il numero più alto di “belle presenze” – e la difendiamo a spada tratta, senza mai uscire però dalla nostra personalissima e ristretta sfera di competenza. Niente paragoni tra difensori, attaccanti e allenatori: non sappiamo distinguere i ruoli, né tantomeno il giusto schema di gioco o chi lasciare o meno in panchina , ma ci va bene così. Se siete fortunati conosciamo l’inno e lo cantiamo a squarcia gola quando giochiamo in casa, o ci limitiamo ad aspettarlo ingenuamente anche quando non è previsto.

AAAH ER GOL DE TURONE

Seguiamo il calcio in rarissime occasioni, vedi derby e  mondiali. Tutto il resto è noia. Vi riconosciamo costanza e incredibile memoria (a quanto pare solo per quello) nel seguire costantemente non solo la vostra squadra, ma tutte quelle del campionato (e non solo italiano) ricordando risultati, azioni, arbitri, guardalinee e di conseguenza ingiustizie subìte durante le partite trasmesse negli ultimi 10 anni – roba da Rain man, ma siamo fiere di voi.

 

L’azzurro ci dona e se si tratta di concentrarsi per soli 90 minuti su qualcosa di nuovo, la viviamo come una sfida personale, ci mettiamo alla prova e lo facciamo quasi con piacere. La fortuna dell’ultimo mondiale è stato il basso livello di attenzione richiesta e tempo da dedicare a questo enigmatico sport: tre partite, due delle quali decisamente poco entusiasmanti, se non per momenti di “gente che moccica la gente”. Al contrario di quanto immaginate possiamo essere non solo ottime amanti ma anche piacevolissime compagne di merende: quindi piantiamola con questi luoghi comuni, prendete una birra anche a noi, lasciateci un posticino sul divano e dateci l’occasione di dimostrare che lo sport nazionale può essere anche il nostro –  almeno una volta ogni quattro anni. Nei giorni restanti niente scuse: ascoltateci quando parliamo, abbassate la tavoletta, non guardate le altre donne, non raccontate bugie (che tanto lo veniamo a sapere) e ricordatevi l’anniversario del primo bacio. Perché mentre voi siete stati “buttati fuori dai Mondiali”, ma continuate a seguire il resto delle partite per motivi a non ancora chiari, a noi quel terzo fischio ci ha svegliate da settimane di ipnosi, “deliri al Maracanà” , schiuma da barba sul campo da gioco e scarpini di colori diversi. Possiamo tornare a pensare finalmente a cose davvero importanti, per esempio: come mai la Seredova, nonostante le corna, è volata fino in Brasile?

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