Il punto letterario (8) – Nel mondo che non vorrei (part 1)

di Elena Di Meo

Alla luce del giorno lo spettacolo pirotecnico si fa più modesto, nulla a che vedere con il grande effetto prodotto durante la notte. Se dovessi mettere da parte l’orrore e la paura davanti a un siffatto avvenimento, se mi fossi messa al riparo sulla cima di una collina e mi capitasse di assistere a un incendio scoppiato laggiù, nella città-fantasma, proverei un’emozione più intensa nel veder le fiamme squarciare il velo notturno e illuminare l’oscurità. Se invece, provvista di una tuta impermeabile all’aria e ai gas nonché di una buona dose di stupidità, mi addentrassi all’interno del luogo rovente per verificare le cause dell’incendio, l’orrore e la paura tornerebbero a tormentarmi come conseguenza dell’incapacità di spiegarmi ciò che i sensi si rifiutano di comprendere: un odore insolito e sgradevole che brucia i polmoni –  l’odore inconfondibile del cherosene – accompagnato dal crepitio delle pagine che si accartocciano polverizzando la rilegatura dei libri, mentre il fumo annebbia la vista. Combustibile e carta, la seconda inzuppata del primo per merito di mani esperte, come solo chi sfoggia il numero 451 sull’ elmetto può fare.
Buffo è quel mondo in cui i vigili del fuoco, invece che provvedere alla salvaguardia delle opere dell’uomo (siano esse materiali o frutto del suo ingegno)  ne provoca la distruzione. Deve esserci un piacere perverso e invisibile agli occhi di molti nell’impugnare il tubo dal quale fuoriesce il liquido venefico in grado di cancellare con una sola fiammata anni di tradizione, esperienza e storia. D’altronde, in una realtà dove il governo ha assunto una posizione strategica in tema di gestione delle informazioni, canalizzando l’attenzione della massa sull’unico mezzo di comunicazione controllabile, la televisione, la formazione di un pensiero proprio e indipendente dagli stereotipi societari non può che essere considerata una minaccia. E coloro che si macchiano del reato di lettura o addirittura osano trascorrere una serata tranquilla chiacchierando, anziché imparare a memoria slogan pubblicitari da tramandare alle prossime generazioni, scompaiono in circostanze misteriose. Come dire, si rischia di essere travolti e uccisi nel bel mezzo di gare di rally organizzate su strade di città (attesta la versione ufficiale).
Di fronte al divertimento a base di cherosene quindi non ci viene lasciata altra possibilità che assumere l’espressione di indignazione e lasciare che lo sterminio delle idee faccia il suo corso. Sarebbe da veri rivoluzionari afferrare uno di quei pochi volumi risparmiati dalle fiamme (ancora per poco), infilarlo sotto la giacca e nasconderlo con un’abilità da prestigiatore dietro una grata. Ma da veri eroi sarebbe lasciarsi bruciare assieme a loro, a dimostrazione non tanto di un amore smisurato per la cultura, quanto di indipendenza intellettuale, di opposizione nei confronti di uno Stato che fa della censura, del consumismo e del materialismo la sua Trinità. Senza dimenticarci comunque che prevenire il futuro è meglio che prevederlo. Punto!

2 pensieri riguardo “Il punto letterario (8) – Nel mondo che non vorrei (part 1)

  • 19 Maggio, 2013 in 5:05 pm
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    quali mezzi dovrebbero essere totalmente liberi, la rete ??
    la rete non possiede però forse un lato oscuro ? un lato dove si può cospirare alle nostre spalle senza che nessuno se ne accorga ??
    un lato dove esistono immaginarie monete che riciclano soldi veri e che si usano per comprare addirittura armi o codici bancari?
    ogni mezzo possiede un lato oscuro
    un lato che gli stati non possono lasciare incontrastato e libero al 100%
    se si creasse un allarmismo economico sui media liberi, per una briociola verrebbe fuori ( o potrebbe crearsi) un panico dilagante …
    l equilibrio e la neutralità delle informazioni possono essere un rischio per tutti a volte

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  • 20 Maggio, 2013 in 7:36 pm
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    Chiaramente nessun mezzo di comunicazione può essere considerato totalmente libero. La tendenza dei piani alti a manipolare il pensiero della massa è uno degli aspetti più reali delle distopie, è storia. Ma bisognerebbe “farsi da sè”, cercare delle fonti di informazione alternative, vedere con i propri occhi, vivere le cose sulla propria pelle. E il prezzo da pagare sarebbe rinunciare all’ipocrisia e al conformismo della massa ed essere anche disprezzati se, come spesso accade, durante il percorso di vita intrapreso ci si convince che i dogmi che ci hanno inculcato sono in realtà dei diversivi.
    Senza contare che chi va alla ricerca della verità deve avere una buona dose di coraggio e delle belle spalle forti. Un pò come il Montag del libro, che alla fine è costretto a nascondersi come un criminale per via della sua scelta di vita anticonformista. Ma c’è di buono che è proprio nella sua ribellione che egli trova la salvezza che si merita 😉

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