Verum Ipsum Factum: la vita di Shin

di Simone Marchesi

In questo nuovo appuntamento di Inchiostro parleremo di attualità, politica e cultura. Tratteremo i fatti con corrispondenza tra il vero e ciò che viene concretamente compiuto, seguendo l’idea del filosofo napoletano Giambattista Vico sintetizzata con l’espressione Verum ipsum factum, che sarà inoltre il titolo della rubrica.

Shin Dong Hyuk è un ragazzo di trent’anni, vive a Seul, Corea del Sud, ha le braccia deformate per le torture subite nei campi di concentramento nord coreani.  Shin è l’unica persona che sia riuscita a scappare e, la sua testimonianza, al centro del documentario Camp 14: Total control zone, è stata premiata con la vittoria al Festival du film et forum International sur le droits humains di Ginevra, in concomitanza con l’annuale Consiglio per i diritti umani dell’Onu, che stanno avviando un’inchiesta sui crimini commessi dal regime di Pyongyang. La storia di Shin è singolare, nasce all’interno del campo di concentramento, concepito da un rapporto tra una donna data “in premio” a un uomo e a soli quattordici anni vede fucilare suo fratello che ha tentato di fuggire dal campo e,  impiccare la madre che ha provato a proteggerlo. Accorgendosi che il fratello usciva prima dalla fabbrica del campo, comportamento punibile con la morte, e la madre gli donava qualche chicco in più di riso, per fame e per vendetta di una tale attenzione verso il fratello più grande, Shin li ha denunciati alle autorità. Non si può giudicare il comportamento di un bambino, nato in quelle condizioni, che ha denunciato la fuga del fratello per fame e che ha visto massacrare una sua compagna di classe per quattro chicchi di riso che aveva in tasca.  Dopo la denuncia Shin è comunque torturato, e chiuso in una cella, dove un vecchio carcerato cura le sue ferite, aiutandolo a non morire e grazie alle attenzioni del vecchio scopre  un sentimento nuovo, mai conosciuto, quello dell’aiutare il prossimo in difficoltà. L’uomo può aiutare un altro essere umano. Prima di questo momento, Shin non prova nessun sentimento verso il prossimo, non piange neanche quando assiste alle condanne di sua madre e fratello, il concetto di famiglia per lui è sconosciuto, è stato concepito da un rapporto tra una donna data “in premio” a un uomo dalle guardie, non è dunque il frutto di un gesto d’amore, ma di due automi che hanno solo obbedito a degli ordini. Ristabilitosi, Shin torna a lavorare e nelle interminabili giornate al campo arriva un nuovo “detenuto” e questo li racconta che fuori dal recinto della prigionia esiste un altro mondo,nuovo e da scoprire, dove uno può mangiare cibo a sazietà, e non bisogna sfamarsi con le ossa dei topi.  Insieme decidono la fuga. Il nuovo prigioniero rimane vittima della recinzione elettrificata, aprendo un varco e permettendo a Shin di sfuggire. E’, per lui, l’inizio di una nuova vita.
Nel documentario appaiono anche le testimonianze di due ex guardie del campo di prigionia, che affermano di aver stuprato,  di aver ucciso per “il bene della nazione”, e se si fossero annoiati, avrebbero dovuto e potuto sparare ai prigionieri. I loro racconti fanno conoscere al mondo l’esistenza dei campi di concentramento coreani. I detenuti  vi sono privati di ogni diritto collegato alla natura umana, trattati come animali, obbligati a obbedire  a ogni arbitrio delle autorità. Diventare detenuto è semplice, se così possiamo dire, basta non anteporre la parola compagno al nome di Kim Jong-un, comandante militare supremo, o ad esempio come nel caso di Shin aver avuto dei disertori come parenti.  Avendo tali “requisiti” diventare detenuto nei campi è automatico. Shin ora vive a Seul, dove li pare strano che la gente si preoccupi per  i soldi, per dei beni materiali, quando esiste ancora nel XXI secolo realtà come quella dei campi dove lui è cresciuto. Ora lavora nel campo dei diritti umani e ha trovato conforto nel cristianesimo, ma la sua mente è ancora nel Campo quattordici.
Finita la Seconda Guerra Mondiale, si credeva che mai più sarebbero risorti regimi che alienassero la natura umana.  Ci siamo sbagliati. Il campo 14, le guerre civili nel Corno d’Africa sono lì a dimostralo.  Intanto la Corea del Nord minaccia l’uso di missili contro le basi USA  in Giappone e contro la Corea del Sud. Queste minacce sono prese da alcuni sul serio, altri la considera invece la solita propaganda di regime, intanto, però all’interno di quei gulag sono internate più di 200mila persone sulla soglia della morte per fame e sfinimento.

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