Trenord: istruzioni per l’uso

Per chi ancora non conoscesse questa rubrica online (e sono certa che sarete in molti) la presento: si tratta di uno spazio che «Inchiostro» ha concesso alla comunità dei pendolari e alle loro innumerevoli e mirabolanti avventure, le quali, immancabilmente, hanno a che fare con quella che ormai il popolo dei treni può considerare come una compagna di vita: Trenord. Consigli pratici, fatti realmente accaduti, discorsi di tanto in tanto seri e deliri di una pendolare… ecco ciò che troverete all’interno di questo “diario di bordo’’ che oggi vi propone un libretto d’uso utile per sopravvivere al machiavellico meccanismo di Trenord.

Uno dei tanti problemi da affrontare è sempre quello del biglietto: che decidiate di acquistarne uno singolo, di optare per un abbonamento o per la comoda tessera “Io Viaggio’’ (viaggiate ovunque nella regione al modico prezzo fisso di 107€), spenderete comunque un patrimonio. Il consiglio pratico per chi per studio o lavoro percorre spesso lunghe tratte è di prendere in considerazione proprio quest’ultima opzione: occhio al risparmio! Evitate invece di non fare il biglietto o scatenerete l’ira del controllore che, soprattutto se particolarmente ‘’ortodosso’’, non ci penserà due volte a scaraventarvi giù dal convoglio (e per fare questo dovrà fermare il treno, provocando così un’insurrezione dei pendolari in stile moti del ’48: il vostro linciaggio è assicurato).

Nella remota possibilità in cui siate riusciti a scampare alla furia omicida dei pendolari, (o perché memori dei vecchi Test di Cooper alle superiori e quindi particolarmente allenati o perché avete trovato il biglietto che avevate comprato ma di cui non ricordavate l’esistenza, salvandovi così in corner) vi troverete nella tipica situazione in cui la frase “finire dalla padella alla brace” non vi sarà mai sembrata così azzeccata: la scatoletta di sardine. Voci di binario narrano infatti una leggenda secondo la quale, di tanto in tanto, vagoni dei treni (soprattutto i mitici regionali) scomparirebbero misteriosamente. Che Trenord abbia deciso di mettere in atto una speciale Legge marziale con tanto di decimazione dei vagoni? Fatto sta che ormai gli orari di punta non esistono più e in qualsiasi momento della giornata rischierete di trovarvi a “tu per tu” con l’ascella puzzolente di un muratore di ritorno dal lavoro o con lo sguardo inquisitorio di una vecchietta centenaria che “per quale ragione deve prendere il treno alle sei di sera?”. Per non parlare del rischio di fare Domino quando il macchinista frena di colpo o di essere sparati sulla porta quando il controllore, imperterrito, cerca di farsi strada nella folla lasciandosi dietro una scia di cadaveri. In questo caso evitate innanzitutto di volervi sedere a tutti i costi: prendetela con filosofia, questa volta vi è andata male. Non ingombrate ulteriormente il passaggio tenendo in spalla il vostro enorme zaino e tirando borsate gratuite a “destra e a manca” (ricordate che c’è sempre un pendolare più stressato e nerboruto di voi). Quando inizierete a boccheggiare come pesci arenati, per mantenervi in vita, cercate di respirare con la testa rivolta verso l’alto, come se foste nel parterre di un concerto metal. Il viaggio non durerà all’infinito.

Ultimo punto, ma non certo per importanza, di questa “guida rapida” è quello riguardante i ritardi e gli scioperi. Mettetelo in conto fin da subito perché, qualsiasi tratta vi tocchi percorrere, prima o poi vi ritroverete a vagare come anime del Purgatorio per le stazioni più impensabili in contemplazione del pannello degli orari, che vi sembrerà più che altro il tabellone delle estrazioni del Lotto: Milano 15, Pavia 25, Ancona 85, Genova non pervenuto… Peccato che i numeri non vi permetteranno di vincere un bel nulla se non una serata di attese estenuanti per i ritardi. Per chi è appassionato di equivalenze, i ritardi in molti casi poi sono direttamente convertibili in soppressioni quando superano una certa quantità di tempo (è capitato che ci fossero treni in ritardo di cinquecento minuti… facile trarre le conclusioni). Se però, né i ritardi né le soppressioni sono prevedibili, lo sono gli scioperi. Almeno una volta al mese vi capiterà di scoprire che la compagnia ferroviaria ha deciso di aderire ad un maxi sciopero (a volte solo del venerdì, altre volte un’intensa “due giorni” che inizia la sera del giovedì). Non preoccupatevi di come, ma in qualche modo ne verrete a conoscenza: un vostro amico/compagno di corso/compagno di viaggio, uno sconosciuto chiacchierone, un clochard ubriaco fuori dalla stazione, una soffiata da qualche infiltrato nel sistema…non sarete voi a trovare informazioni sullo sciopero, ma saranno loro a trovare voi. Comprensibilmente all’inizio verrete assaliti dal panico e, nella maggior parte dei casi, deciderete di gettare la spugna rimanendovene a casa, ma non tutto è perduto: le fasce “protette” sono garantite! Dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 20 potrete comodamente prendere i vostri treni! Alla fine getterete la spugna comunque. Se proprio non potete permettervi di saltare la lezione di quel prof che non conosce misericordia (pure lui pendolare ma che, non si sa come, riesce comunque a venire a lezione) o la giornata di lavoro…allora armatevi di santa pazienza e di un kit di sopravvivenza con cibo, vestiti, materassino gonfiabile per rendere confortevole l’attesa, una buona dose di Valium, computer e password wifi della stazione per connettervi a Internet (così potrete finalmente guardare le dieci stagioni di quella serie tv che non avevate proprio il tempo di finire). Una curiosità per i nuovi adepti: gli articoli di questa rubrica escono proprio di venerdì e non è un caso.

Come avrete capito, sia che siate già “abitanti dei treni” o ambiate a diventarlo, essere pendolare è uno stile di vita, è una scelta, un voto, a volte un sacrificio e di sicuro pochi semplici consigli come questi (in futuro magari pubblicherò un sequel di questo libretto di istruzioni) non vi renderanno indistruttibili né immuni alle “sfighe” che di tanto in tanto vi “investiranno”. Però ricordatevi che non siete soli, noi pendolari siamo molti, un popolo vero. E si sa che l’unione fa la forza! Anche sui treni.

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