Sallusti “finalmente” salvo – Napolitano conferma “grazia”

di Stefano Sfondrini

 

Ci siamo lasciati sulle pagine di questo blog con il presagio di un lieto fine per il “caso Sallusti” – e purtroppo ne riportiamo oggi la conferma. Giorgio Napolitano ha finalmente (in senso strettamente etimologico) salvato Sallusti, dove il Parlamento ha fallito in mesi di goffi tentativi. Va detto: in realtà non ha concesso la grazia ma ha commutato la pena in sanzione pecuniaria. Come riportato dal sito del Quirinale, l’art. 87 della Costituzione prevede, al comma undicesimo, che il Presidente della Repubblica possa con proprio decreto concedere grazia e commutare le pene; l’art. 681 del codice di procedura penale prevede inoltre che la grazia possa essere concessa di ufficio e cioè in assenza di domanda e proposta, ma sempre dopo che è stata compiuta l’istruttoria. Vero anche che in materia vige molta confusione, sui giornali ma anche – peggio – nel codice penale, come esposto chiaramente in questo  articolo.
Non più dunque 14 lunghi, durissimi mesi di reclusione nella propria abitazione ma un’ammenda di 15.326 €: così si chiude un “caso” durato tanto e del quale s’è parlato fin troppo – o fin troppo poco in modo informato e intelligente. Come già detto insomma un finale telefonato – anche se meglio non parlare, nello stesso discorso, di apparecchi di telecomunicazione e di Giorgio Napolitano.

Satira a parte, sono soprattutto le motivazioni del Capo dello Stato in merito alla sua scelta che fanno pensare. In una nota del Quirinale si legge infatti che «con il provvedimento di commutazione della pena detentiva» il Presidente della Repubblica «ha inteso ovviare a una situazione di evidente delicatezza» e «sollecitare» una «riflessione» per giungere a «norme più equilibrate» circa i reati di diffamazione a mezzo stampa. La nostra riflessione è che non si arriva a leggi più giuste e oneste se si “grazia” (nel senso comune del termine) chi non ha fatto il proprio dovere: sia chi ha commesso un reato, sia chi non ha saputo riformare la legge sui reati a mezzo stampa – non solo negli ultimi mesi, ma in sessantasei anni di vita politica repubblicana.
Ancora, la decisione «nel rispettare le pronunce dell’autorità giudiziaria in applicazione dell’attuale normativa, tiene conto dell’avviso favorevole formulato dal Ministro della Giustizia a conclusione dell’istruttoria compiuta con l’acquisizione delle osservazioni (contrarie) del Procuratore generale di Milano e del parere (favorevole) espresso dal magistrato di sorveglianza. Sono state anche considerate le dichiarazioni già rese pubbliche dalla vittima della diffamazione. Così come si è preso atto che il giornale sul quale era stato pubblicato l’articolo giudicato diffamatorio dopo la condanna del suo ex direttore ha riconosciuto la falsità della notizia formalizzando con la rettifica anche le scuse». Circa quest’ultima affermazione, precisiamo che la rettifica è arrivata cinque anni dopo la pubblicazione dell’articolo diffamatorio, ed esclusivamente per permettere la scarcerazione dell’ex direttore di Libero, senza ombra di pentimento per le falsità pubblicate in prima pagina.

 

Venendo al protagonista della vicenda, dopo la decisione del Quirinale Alessandro Sallusti ha ringraziato tramite un tweet Napolitano. Dunque ora non più così vecchio o così miope come il direttore de il Giornale scriveva sullo stesso social network qualche mese fa. Sempre su Twitter Sallusti ha parlato di «vittoria per far sì che il Paese si possa dotare di una legge più liberale. Mi auguro che ce la possa fare il prossimo Parlamento». Forse la ritrovata libertà incondizionata gli ha donato speranza per le sorti di questa misera Italia, quando ancora con un “cinguettio” paragonava i politici alla proverbiale brace, passando nelle loro mani da quelle dei giudici-padella nell’iter verso la salvezza. Proprio chi ironizzava complimentandosi con la Procura di Milano per la coerenza, pare in flagrante predicar bene e razzolare male.

 

Con la firma sulla commutazione della pena, Napolitano mette anche la parola “fine” a questo caso. In essa tuttavia sta inscritta anche la momentanea giustifica alla classe politica per passare oltre la questione legislativa, circa i reati a mezzo stampa, da che ci ha già pensato il Presidente della Repubblica. C’è da chiedersi se e quando un caso analogo popolerà giornali e tg in futuro, anche se cinicamente ci chiediamo se mai in questo Paese qualcosa sia destinato a cambiare in meglio, per mano della politica.
In questi mesi ci siamo premurati di informarvi sulle novità in merito a questa vicenda così importante per il giornalismo, cercando di esporre in modo chiaro e veritiero i fatti – e personalmente non conosciamo altro modo di svolgere in modo onesto e professionale il mestiere di cronista, per quanto ancora non sia per noi una professione. Speriamo di essere riusciti nel compito di informare, augurandoci soprattutto che quanti ci seguono abbiano compreso l’abisso che passa tra diffamazione a mezzo stampa e libertà d’espressione – fondamentale per noi in primis che vogliamo informare chi ci legge: fa la differenza tra un articolo penalmente perseguibile perché contiene falsità e un articolo semplicemente “fastidioso” perché parla di fatti e verità scomode.

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