No ticket, no party

Qualche mattino fa ho assistito all’ammutinamento generale del vagone di un regionale per Milano. I pendolari, furiosi, minacciavano di insorgere contro il mondo (capotreno, controllori, macchinista, Trenord, Trump ecc.) per il ritardo di suddetto treno. Notate bene, però, non un ritardo qualunque causato da problematiche tecnico-meccaniche o di traffico ferroviario. No. Il ritardo di una quindicina di minuti era dovuto al fatto che un gruppo di una decina di persone era salito senza biglietto ed essendosi queste rifiutate di pagare, il controllore si è visto obbligato a fermare il convoglio per farle scendere.

 

Il gesto del dipendente, dettato da ragioni più che valide e, anzi, in linea con una regola impartita dalla compagnia stessa (vedi l’articolo Intervista speciale al macchinista http://inchiostro.unipv.it/2016/01/13/intervista-speciale-vita-da-macchinista/), ha scatenato l’ira dei pendolari che rischiavano, per il ritardo, di perdere le coincidenze con gli altri treni.

 

Ora, qui si delineano molteplici punti di vista. Da un lato, ad esempio, quello del povero capotreno che ha solo eseguito un ordine, rispondendo per di più ad una questione di tipo morale oltre che economica e/o logistica: permettere a chi non paga il biglietto di circolare liberamente sui treni impunito non sarebbe corretto nei confronti degli onesti contribuenti, i quali potrebbero tranquillamente protestare; sarebbe un loro diritto. Dall’altro lato ci sono per l’appunto i pendolari più mansueti e ragionevoli, quelli che comprendono e tacitamente, senza lamentarsi, appoggiano il comportamento del capotreno e si mettono l’animo in pace per il ritardo. Infine spuntano i pendolari giacobini che, invece, mossi da sentimenti rivoluzionari, senza pietà, minacciano il famoso “tagliatele la testa!” (a Trenord).

 

Peccato che la compagnia non possa fare poi molto se non autorizzare i propri dipendenti a cacciare chi non paga e tutelare in qualche modo, forse scomodo, chi invece spende fior fior di quattrini in biglietti e abbonamenti. Tanto più che non è affatto facile, per il povero malcapitato di turno in quel momento, rincorrere per le carrozze su e giù dalle scale i furbi che scappano a gambe levate. È mattina anche per lui!

 

Piuttosto, come ho visto fare in qualche caso, pendolari, dategli una mano! Quando vedete il “ricercato” correre nei corridoi, invece di spostarvi per lasciarlo passare magari, unendovi e nei limiti del possibile (so che a volte la situazione può apparire rischiosa), bloccatelo o, almeno, segnalate al controllore dove è andato. Davvero, potrebbe essere di grande aiuto! Qualche volta vittima e carnefice devono pur collaborare no?!

 

E se un giorno dovesse venirvi la malsana idea di non acquistare il biglietto, ora sapete a cosa andate incontro. Decidete se volete tornare a casa illesi o strisciando sul fondoschiena… Il pendolare non perdona facilmente! Ricordate: no ticket, no party!

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