La realtà?

di Eugenia Consoli

Ci siamo mai chiesti se ciò che stiamo vivendo sia autentico? Quello che vediamo, mangiamo, tocchiamo e percepiamo è reale? Abbiamo mai fatto un sogno tanto realistico da sembrare vero?

Potrei continuare con queste domande e riempirvi la testa di incertezze, ma Alex Proyas, Larry e Andy Wachowski e Josef Rusnak ci hanno già pensato al posto mio con i loro film, rispettivamente: Dark city (1998), Matrix (1999) e Il tredicesimo piano (1999).

Questi registi devono essersi fatti esattamente le nostre stesse domande, e non trovando risposte soddisfacenti hanno deciso di perpetuare i loro, e i nostri, primordiali dubbi, rendendoli arte d’intrattenimento.

Tutti e tre i protagonisti, all’inizio dei film, si risvegliano, in modi e luoghi diversi, e nessuno di loro è certo di ciò che li circonda, come quando apriamo gli occhi dopo una “scuffia” degna di nota: tutto è sbiadito, non abbiamo idea di che giorno o di che ora siano, addirittura il luogo è un punto interrogativo, praticamente la confusione generale pervade il nostro essere; ed il loro e nostro unico pensiero è capire come sia successo.

Da qui parte la disperata ricerca della verità, che altro non è se non il poter rispondere alle famose domande e rammentare gli eventi della vita; i personaggi vivono di ricordi ed esperienze pregresse, e mai hanno avuto dubbi a riguardo; del resto l’hanno sperimentato sulla loro pelle: deve per forza essere vero. D’altro canto, però, gli indizi che ritrovano al loro risveglio non sono poi così chiari: Neo (Matrix) è sicuro di essere stato arrestato, eppure è nel suo letto a casa; John (Dark city) si ritrova in una vasca da bagno, nella stanza vicina c’è il cadavere di una prostituta, ma lui non è un assassino; Douglas (Il tredicesimo piano) trova strani messaggi in segreteria telefonica, una camicia sporca di sangue e altri indizi che lo incastrano nell’omicidio del suo capo, tanto da convincersi di essere il colpevole.

Ora, chiunque al posto loro sarebbe terrorizzato perché, oltre a ritrovarsi in una situazione ingestibile, viene messo in dubbio uno dei pilastri dell’esistenza umana: la memoria. Nonostante questo sia un concetto astratto, cioè immagazzinare immagini, esperienze ed emozioni per poi richiamarle a noi in modo del tutto mentale, noi lo facciamo passare come se fosse un dato di fatto, che per la maggior parte dei casi è vero, ma per altri non lo è: a volte memoria e sogno, o immaginazione, si mescolano e la mente non è in grado di scindere le cose, perché effettivamente la rappresentazione mentale avviene nello stesso modo. Ovviamente vale anche il concetto opposto: essere sicuro di non aver compiuto un’azione, seppur il risultato è riscontrabile nella realtà. Della serie, se non lo ricordo, non è successo, proprio come il giorno dopo una sbronza.

All’interno delle tre diverse storie, i protagonisti vengono aiutati nella loro ricerca e nei confronti degli aiutanti provano sentimenti contrastanti: vogliono sapere da loro la verità, in un misto tra curiosità e titubanza; vogliono essere aiutati, ma vorrebbero anche farcela da soli; in sostanza sono lì tra l’odio e la venerazione. In effetti vi fidereste mai di uno che vi offre due pastiglie colorate, di uno scienziato pazzo o di una dolce signorina con gli occhi da cerbiatta? Riusciamo a stento a credere alla nostra mente, figuriamoci a qualche sconosciuto.

Le trame, poi, risucchiano Neo, John, Douglas e noi, attoniti sulla nostra poltrona, che d’un tratto inizia a diventare scomoda e la stanza a diventare stretta; uniamo i puntini e il quadro è sconvolgente, non tanto perché ci immedesimiamo nel personaggio, ma perché ci chiediamo: “Se fosse davvero così?”. La tanto agognata verità ci si ritorce contro, sferrando il colpo letale alla nostra ingenua ragione, e ora? Adesso le domande si sprecano, manco fossimo dei bambini nella fase dei “perché”, e la nostra memoria non sembra poi così importante, in quanto crolla il pilastro dell’esistenza, e cioè la coscienza dell’esistenza stessa: se è vero che noi siamo la somma del nostro vissuto, quindi se fino ad ora non l’abbiamo fatto, chi siamo? Da dove veniamo? Abbiamo vissuto davvero? Esistiamo?

I film danno una loro risposta, per ovvi motivi cinematografici ed economici, tuttavia noi restiamo con l’amaro in bocca: ci aspettiamo una sorta di soluzione applicabile anche al nostro mondo, soluzione che non arriverà mai; continuiamo le nostre vite, giorno per giorno, dimenticandoci di queste domande senza risposte, lasciandole in un piccolo cassetto della nostra memoria, finché non diventano un sogno dal quale ci svegliamo di colpo.

Ci siamo mai chiesti se ciò che stiamo vivendo sia autentico? Quello che vediamo, mangiamo, tocchiamo e percepiamo è reale? Abbiamo mai fatto un sogno tanto realistico da sembrare vero?

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