Goliardia, questa sconosciuta – Seconda parte

 

di Erica Gazzoldi

 

La goliardia cameratesca va in scena -curioso a dirsi- in istituzioni dal profilo nient’affatto ridanciano: i collegi universitari pavesi. Il Ghislieri e il Borromeo, in questo senso, sono avvantaggiati da quasi mezzo millennio di tradizioni. Ma ciò non intimidisce i collegi mantenuti dall’Ente per il Diritto allo Studio Universitario: Cairoli, Fraccaro, Del Maino, Valla, Volta, Cardano, Spallanzani, Residenza Golgi, Griziotti, Castiglioni. Tutti maschili o misti, tranne l’ultimo. Collegi e sezioni femminili sono relativamente recenti, soprattutto il Collegio Nuovo. Più “navigato” è il S. Caterina da Siena. Accanto ai sunnominati, si estende una galassia di strutture private, come il Marianum, il Don Bosco, il S. Agostino, il Maria Ausiliatrice, il Senatore.
La convivenza, il divario d’età fra compagni, il fissarsi di consuetudini sono l’humus ideale per il gioco delle parti.
In Victor Hugo, i parigini festanti eleggono il “papa dei folli”. Così pure, i collegiali hanno il/la proprio/a “decano/a”, fregiato/a di titoli più o meno iperbolici: “Divina”, “Gran Bastone” (allusione al suo scettro)… Il resto della società si articola in gradi più o meno minuziosi. Lo schema-base è questo: “matricole”; “fagioli/e” (2° anno); “colonne” (3° anno); “anziani/e” (dal 4° anno in su). Molti collegi adottano il sistema dei bolli (“punteggio d’autorità”), mutuato dai goliardi pavesi dell’Ordo Clavis Universalis. Alcuni, come il Cairoli, mantengono anche l’usanza d’indossare la feluca e di questuare per le vie. La questua cairolina, appunto, è occasione per i “fraccarotti” di “uccellare” i berretti goliardici dei rivali.
L’acclimatamento dei nuovi arrivati è un nodo delicato. Rischia di disorientarli quel “gioco delle parti”, che fa il verso alla società d’Antico Regime. Quasi tutte le matricole, in ogni caso, diventano buoni goliardi, al termine di un periodo d’allenamento: la matricolatio o –meno diplomaticamente- “fare il Kulo”. I maschi si misurano in prove di prestanza fisica o in colossali bevute. Le ragazze preferiscono balletti e scenette. Ovviamente, nomi, numeri di stanza, decaloghi maccheronici vanno saputi a menadito. Il percorso termina con la “festa delle matricole”.
La matricolatio non viene portata a termine da tutti. C’è chi sceglie d’interromperla: il/la “missionario/a”, o “matricola a vita”. Figura che non si riconosce nel motto “Bacco, tabacco e Venere”, sta stretta nel “gioco delle parti” o desidera semplicemente una vita più tranquilla.
Le tradizioni goliardiche fungono da collante di queste circoscritte, ma dispersive società. Esse comprendono anche un certo “campanilismo organizzato”. Ogni collegio ha il proprio “rivale del cuore”, contro cui tifare nei tornei sportivi o al quale dedicare canzoncine piccanti. La “coppia di ferro”, però, è Ghislieri – Borromeo: ogni anno, nella Borromatio – Ghislieriatio, rinfocolano la passione a colpi di gavettoni.
La metafora amorosa si fa realtà, quando si parla non di campanilismo, ma di gemellaggi. I collegi unisex cercano così compagnia per i propri cuori solitari.
Solo un gioco? Può darsi. Ma esso riflette il gioco che conduciamo inconsciamente, la commedia umana che delinea i ruoli in famiglia, a scuola, sul lavoro. I goliardi, in questo periodo di margine, prendono maggior coscienza di quelle norme che parodiano. Allo stesso tempo, sono capaci di una coesione –una collegialità, appunto- incomprensibile all’individualismo odierno. Per questo, sono legati al proprio peculiare stile di vita. Vi trovano il gusto delle prove superate insieme, la consapevolezza di regole e ruoli che appartengono a loro soltanto. “Quattro bambini che giocano […] possono essere così abili nel gioco del mondo da spazzar via il vostro mondo.” (C. S. Lewis).

2 pensieri riguardo “Goliardia, questa sconosciuta – Seconda parte

  • Aprile 20, 2012 in 3:22 pm
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    che belli questi articoli…fanno rivivere i bei tempi dell’Università….stay foolish…

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