“Almeno mi fa curriculum” e altre avventure: consigli per affrontare al meglio uno stage


Curriculari o extra-curriculari, pagati o non pagati, in Italia o all’estero: gli stage fanno e faranno parte dell’onorata esperienza di ogni universitario. Di solito al terzo anno, o al quinto, o comunque in prossimità della laurea.
Alcuni chiamano gli stagisti “gli schiavi del 2000” – e in molti casi questa definizione non si allontana molto dalla realtà. Ma in altrettanti casi gli stage possono essere esperienze assai utili dal punto di vista accademico e professionale e meravigliose dal punto di vista umano.
Tutto, come al solito, dipende dal modo in cui li si affronta. E da come ci si prepara.
Si tratta, ricordiamolo sempre, di un’esperienza lavorativa non retribuita, o piuttosto poco retribuita. Quindi, in assenza del lato economico della faccenda, conviene spremere ogni possibile beneficio ricavabile da un periodo di stage: in termini di capacità acquisite, conoscenze, e perché no, divertimento.
Prima di iniziare

  • La scelta dell’azienda è il passaggio preliminare e fondamentale. Assicuratevi di fare domanda in associazioni o compagnie serie, esistenti e con coordinate legali chiare. Leggete molto bene l’annuncio di stage: meglio se lo trovate sul sito dell’Università o del centro orientamento. In quel caso potete chiedere agli uffici un feedback di studenti che hanno fatto la stessa esperienza prima di voi, ed evitare fregature. Nell’annuncio troverete una sezione in cui saranno a grandi linee spiegate le mansioni dello stagista: di solito non si tratta di descrizioni troppo dettagliate.Tuttavia, annotatevi i punti su cui desiderate dei chiarimenti e in sede di candidatura o – meglio ancora – di colloquio, cercate di fare più domande possibile su quello che vi aspetterà, ovviamente senza risultare pedanti o pretenziosi. Infine assicuratevi di seguire tutte le procedure burocratiche perché lo stage vi venga in qualche modo riconosciuto sul curriculum accademico (su questo argomento si potrebbe scrivere una rivista a parte).

  • Presentare la candidatura. Probabilmente la fase più delicata. Nel curriculum, e specialmente nella lettera di presentazione o motivazione, dovete dare l’impressione di essere persone interessanti e attirare l’attenzione del datore di lavoro o del responsabile risorse umane. Evitate però le sparate, come scrivere “Curriculum Mortis” nell’oggetto della mail. Fidatevi, non è questo il concetto che la maggior parte delle aziende ha di “candidato brillante”.

Acquisite più informazioni possibile sull’azienda per cui volete lavorare. Scrivete una lettera di motivazione breve e chiara, non la vostra biografia: inserite le informazioni che sono rilevanti al fine di quello che andrete a fare. Se ad esempio dovete proporvi per una posizione di stagista nell’area marketing, evidenziate le esperienze e gli studi relativi a questo campo. “Io da piccola facevo danza classica ed ero bravissima” non interesserà a chi dovrà valutarvi.
Nella lettera scrivete due o tre motivi importanti per cui desiderate candidarvi PROPRIO per quella posizione. Di solito è difficile, perché non c’è mai un’unica posizione per cui ci si candida, e moltissimi CV li si invia “a muzzo”, come si dice in gergo tecnico. Ma se un lavoro veramente vi interessa, trasparirà dalla vostra presentazione.
Nel corpo della mail non inserite troppe informazioni. Scrivete solo chi siete, cosa studiate o fate nella vita, e il titolo dello stage per cui state facendo domanda. Poi allegate CV e lettera, e preparatevi a una lunga e stressante attesa.

  • Il colloquio. Sono mille e una le dritte che si possono dare per un colloquio di lavoro, e non mi reputo assolutamente la persona più adatta a farlo. Un paio di consigli: mostratevi interessati alle mansioni, chiedete molte informazioni su cosa vi aspetterà, anche dettagli sull’organizzazione interna della compagnia. Ah, e ovviamente niente panico, risolini isterici, pianti o vomito.

Durante

  • Siate umili, ma propositivi. Evviva, vi hanno selezionato e state per iniziare lo stage! Come comportarvi? Ricordate che siete l’ultima ruota del carro là dentro, oltre che gli ultimi arrivati. Nessuno vi conosce, nessuno sa quali siano le vostre capacità. Iniziate con lo svolgere al meglio i compiti che vi vengono assegnati e a prendere le misure di quello che vi sta intorno: chi sono i colleghi, qual è il loro modo di lavorare, quali ruoli occupa chi (il famoso who’s who). Dopo un po’ di tempo, quando sarete a vostro agio, iniziate ad essere propositivi e a dare suggerimenti per migliorare il lavoro. Sempre senza scivolare nella spacconeria.
  • Non fatevi sfruttare. Lo stagista non è manodopera gratis. Lo stagista non è manodopera gratis! LO STAGISTA NON È MANODOPERA GRATIS. Tatuatevi questa frase in fronte, sugli addominali, o dove preferite. Ma tenetela sempre bene a mente. Non siete lì per pulire in terra, fare le fotocopie, o preparare la colazione al capo. Le attività che svolgete non saranno certo al livello manageriale, ma vi servono in ogni caso per imparare qualcosa, anche per conoscere meglio il posto dove state lavorando. Alcuni datori di lavoro prendono molto a cuore il training – sfortunatamente è una buona abitudine diffusa molto più all’estero che in Italia – trascorrendo parecchio tempo a spiegare procedure e a monitorare il vostro lavoro. Altri, semplicemente, vi abbandonano a voi stessi – con il leitmotiv “fai questo, fai quello, perché non hai fatto questo, perché non hai fatto quello” – senza darvi feedback né indicazioni. Questi ultimi non cambieranno, purtroppo, pur con tutta l’insistenza del mondo. Tentate di farvi dare qualche spiegazione quando non capite qualcosa, pretendete un minimo di supervisione e fate tante domande. Fate buon viso a cattivo gioco, e sperate che per lo meno sia un’azienda con un nome famoso che faccia bella figura sui curriculum che invierete in futuro.

Infine, ricordate sempre che state lavorando gratis per imparare: lo stage non è un impiego vero, ma un’esperienza formativa. Vivetela come tale, rilassandovi e divertendovi. Buona fortuna.

P.S.: Non preoccupatevi se non capite le procedure di accreditamento con l’Università e i suoi duecentoventicinque moduli differenti. È normale. È un po’ come il rito di iniziazione dei Sioux. Loro dovevano lottare contro i bufali, voi contro la burocrazia pubblica italiana.

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