Sardegna: “Tottus in pari!”

55 centesimi al litro: ecco il prezzo della discordia. Per questo i pastori sardi svuotano da giorni i serbatoi pieni di latte nelle strade, un gesto estremo e sofferente. La richiesta dei pastori è quasi il doppio: 1 euro a litro. Non accettano compromessi, e hanno chiamanto in causa direttamente la politica minacciando un blocco del voto alle elezioni regionali di domenica 24 febbraio. Le votazioni alla fine si sono svolte regolarmente, anche alcuni pastori si sono recati ai seggi.

“Crediamo nel voto e che la politica possa migliorare la nostra condizione”. Il neo presidente della regione Christian Solinas si è schierato nettamente a fianco dei pastori affermando: “I pastori sono una risorsa fondamentale della nostra economia e delle nostre tradizoni. I pastori sono un pezzo della nostra storia, il pastoralismo è sato riconosciuto anche dall’Unesco. Fino ad ora è mancata la programmazione e l’idea di Sardegna, restituiremo anche a loro l’orgoglio e la dignità di vivere in Sardegna. Non solo prezzo del latte ma una politica per aree rurali organica, infrastrutturazione: grande piano per la viabilità rurale e elettrificazione rurale. Sarà mia cura convovare tutte le parti per affrontare la questione latte con un dialogo di sistema con tutte le parti.” Ma non a tutti piace l’alleanza del Partito Sardo d’Azione con la Lega (avvenuta l’anno scorso nel 2018), puzza di compromesso e di convenienza. Speriamo che il nuovo presidente non abbia aperto bocca solo per dargli fiato, ma che le sue parole si tramutino in un’azione concreta. È necessario agire immediatamente e aprire un tavolo negoziale per risolvere il problema.
In totale sono 12.000 gli allevamenti nell’isola che ospita circa il 40% di tutte le pecore presenti in Italia, producendo 3 milioni di litri di latte (il 66% del latte ovino nazionale) che viene utilizzato principalmente per la realizzazione delle tre DOP: pecorino Romano, pecorino Sardo e Fiore sardo. Il problema secondo Coldiretti Sardegna è che 33 caseifici su 35 non avrebbero rispettato le loro quote, producendo più pecorino del dovuto e provocando così un calo del prezzo. Gli industriali quindi per rifarsi della diminuzione del prezzo hanno pagato meno il latte agli allevatori.
Esistono strumenti normativi per evitare situazioni simili: si possono aumentare le sanzioni, oggi pari ad appena 16 centesimi al chilo per gli industriali del pecorino che producono in eccesso. Si può applicare l’articolo 62 della legge del 2012, che vieta qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, ivi compresi, prezzi particolarmente iniqui o palesemente al di sotto dei costi di produzione. Si possono prevedere aiuti pubblici compensativi quando il prezzo di mercato scende eccessivamente.

Per quanto necessarie e importanti, si tratta di soluzioni tampone: oggi la filiera alimentare sconta la sproporzione di forze tra le insegne della Gdo (grande distribuzione organizzata) e un mondo della produzione spesso poco organizzato, incapace di avere un reale peso contrattuale di fronte ai giganti del commercio. Diverse insegne, tra cui Coop, Conad, gruppo Végé, gruppo Crai hanno dichiarato la propria solidarietà alla lotta dei pastori. Coop ha annunciato che, attraverso i trasformatori, comprerà il latte a un euro. E sarà venduto a un prezzo più alto perché dietro ci sono dei produttori che faticano e il cui lavoro deve essere adeguatamente remunerato. Il cittadino consumatore, se informato, non baderà solo al prezzo di un prodotto, ma al suo valore d’insieme, perché prima di arrivare in tavola, ogni cibo passa attraverso diverse fasi: ci sono i produttori di materia prima (nella fattispecie i pastori), i trasformatori industriali (che fanno i formaggi) e i punti vendita, oggi dominati dalla Gdo. (fonte:https://www.internazionale.it/opinione/stefano-liberti/2019/02/15/pastori-sardi-supermercati) I punti deboli sono da ricercarsi anche all’interno dei Consorzi di Tutela delle tre DOP il cui fine consiste nel tutelare e vigilare sulla produzione e commercializzazione dei tre pecorini, investigare sul miglioramento qualitativo del prodotto e tutelare la denominazione in Italia e all’estero. Di fatto però le informazioni rinvenibili dalle operazioni di vigilanza del prodotto sono poco trasparenti, soprattutto in termini di quantità di latte che viene trasformato e di prodotto finito che viene introdotto sul mercato, indicazioni di fondamentale importanza nel guidar le scelte future e nel fare programmazione. In Sardegna il probema è legato fondamentalmente all’assenza di regole di commercializzazione e alla mancata cooperazione fra le parti. Sarà quindi necessario riformare completamente il settore attraverso l’unione in cooperative di vendita e trasormazione che dovranno: cooperare al fine di essere più competitive nei confronti delle industrie casearie, dalla cooperazione dovranno nascere prodotti ben identificati riportanti un’unica etichetta, introdurre nel sistema personale qualificato in grado di riformare l’intera filiera, gestire le aziende di trasformazione e i consorzi di tutela e difendere meglio i produttori primari. (fonte: “La goccia di latte che ha fatto traboccare il vaso”, Mondina Lunesu e Antonello Ledda, Dipartimento di Agraria, Università degli studi di Sassari). A fianco dei pastori certo, ma con uno sguardo d’insieme che consenta di contestualizzare il fenomeno ed evidenziarne i chiaro-scuri.

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