Dove finisce l’autorità Il “Confine di Stato” secondo Simone Sarasso

Giaceva sulla scrivania della redazione da prima delle vacanze estive, intoccato e dimenticato dalla fretta, gli esami, le partenze e le assenze…Una dimenticanza che non si addiceva a questo libro, da non trascurare.

È il libro d’esordio di Simone Sarasso, giovane (classe 1978) autore di ‘Confine di Stato’, volume recentemente ripubblicato per i tipi della Marsilio.
Quattrocento e più pagine che potrebbero scoraggiare ma che, una volta sfogliate, non possono lasciare indifferenti.

Passandole in rassegna si nota subito una ricchezza diversa. I fumetti e i font ineguali ne mostrano solo una piccola parte. All’interno si mescolano gli stili: il narrare fitto fitto da thriller, i dispacci d’agenzia, le corrispondenze, gli articoli di cronaca, dialoghi hollywoodiani. In questo modo ‘Confine di Stato’ diventa un esempio di “register juxtapposition”, ovvero una sovrapposizione di stili, un mosaico.

E anche a livello narrativo è un mosaico o meglio un puzzle da comporre.

Si inizia con stralci di giornale e narrazioni in prima persona dei testimoni di un’autobomba a Milano, per poi spostarsi nello spazio e nel tempo a Roma, negli anni Cinquanta, per scoprire che l’Onorevole Mele non è nulla di nuovo nella storia dei democristiani italiani. Ci si immedesima prima in un commissario, subito dopo in un giornalista e poi un poliziotto speciale, i principali protagonisti in una vasta rete di comparse.
Procedendo con agilità nella lettura il puzzle si compone, qualcosa diventa più chiaro e (lo confesso) bisogna interrompersi ogni tanto per curiosare su Wikipedia o le puntate di “Blunotte” per vedere che molti fatti sono reali. Fortunatamente i dialoghi da film d’azione ci ricordano che tutto vero non è.

Alla fine delle pagine il libro non termina lì. Trionfo dell’intertestualità, si sente il bisogno di sfogliare qualche libro della storia segreta d’Italia e aspettare l’uscita del secondo, e poi il terzo, tomo dell’opera sarassiana.

Non sarà certo della letteratura alta (in fondo, il noir non lo nasce), ma la varietà dello stile e l’opera di riscrittura di Simone Sarasso vanno premiati per il lavoro e la passione, e dimostrano ancora una volta che il giallo in Italia ha un buon terreno di crescita.
Sarà anche un po’ colpa della storia nascosta del nostro paese?

(and.giamb.)

NB: il libro è nella cinquina dei contendenti del prestigioso Premio Scerbanenco.

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