We want the press free!

Nella ventunesima giornata mondiale dedicata alla Libertà di Stampa.

di Irene Brusa

L’UNESCO nel 1991 dedicò uno spazio per mostrare al mondo i progressi e le limitazioni della stampa mondiale. Nello specifico, la giornata ha lo scopo di diffondere i principi fondamentali della libertà di stampa, difendere l’indipendenza dei media e rendere omaggio ai giornalisti che sono morti nell’esercizio della loro professione.
Ventuno anni dopo, l’”International Press Institute” di Vienna comunica che solo in questi cinque mesi del 2012 i giornalisti uccisi nel mondo sono 43. Eliminati per la loro voce troppo forte, torturati per ottenere nient’altro che le password di Twitter e Facebook. La sfida alla censura via internet è una guerra quotidiana, contro il proprio Paese che invece di tutelare un diritto fondamentale del cittadino lo affonda.
Penso alla cubana Yoani Sanchez, (http://www.desdecuba.com/generaciony/) , alle informazioni che i suoi concittadini ignorano senza sapere di esserne privati. In troppi paesi il diritto di informarsi è cancellato. È così in Somalia, in Etiopia, in Messico; i 513 utenti di Internet in Cina che possono accedere al web, possono fruirne in maniera limitata. In Europa i casi di censura non si contano. E nel nostro caso, anche: (http://www.freedomhouse.org/country/italy)
Articolo 21, comma 1, Costituzione Italiana: “Tutti hanno diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”
Il valore di questo articolo non è perduto, e nonostante questo non ci sono parole più violate. Questa giornata non deve essere solo un Memory Day: non si riesce a parlare di “morte onorevole” per chi fa il proprio mestiere.
Di giornate dedicate a ingiustizie, disagi, carestie, ce n’è troppe. Bisognerebbe partire da questo.

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