ViveOggi: 30 Aprile, Rosario Di Salvo

Oggi ricordiamo qualcuno alla sinistra di. Le mani sul volante di una Fiat 132, direzione sede del Partito Comunista, siamo a Palermo, sono le 9:20 di un 30 aprile 1982 che malauguratamente diverrà una data storica. In macchina Pio La Torre e, alla sua sinistra, Rosario di Salvo, autista e scorta fidata del politico che più a lungo e più duramente ha combattuto la mafia fino a firmare, accanto a Rognoni, una legge che ha rivoluzionato e prima ancora riconosciuto e condannato i reati mafiosi e non solo. Siamo in Via Turba quando due moto si affiancano alla Fiat bloccandola e costringendola a fermarsi, uomini armati a colpi di pistole e mitragliette sparano e uccidono, Rosario e Pio non arriveranno mai a destinazione.

Rosario riesce a reagire all’attacco estraendo la pistola e sparando, in vano. Dalle rivelazioni di Salvatore Cucuzza, diventato collaborato re di giustizia, è stato ricostruito il quadro dei mandanti, identificati nei boss Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Antonino Geraci, detto Nenè e i nomi degli esecutori Giuseppe Lucchese, Nino Madonna, Salvatore Cucuzza, e Pino Greco.

Al fianco di Pio, Rosario era già da un po’ di tempo, esattamente da quando aveva deciso insieme alla moglie di tornare in Sicilia, dopo uno sfortunato soggiorno in Germania. Di origini baresi, classe 1946, si era trasferito in Sicilia nel ’70, alternandosi tra la passione partitica e l’occupazione da contabile in una cooperativa di agrumi. Dopo poco però decide di dedicarsi totalmente al partito nel Comitato regionale.

Parlare della morte di Rosario è parlare in qualche modo di tutte quelle vittime che anche nella morte hanno fatto molto poco rumore, quegli stessi uomini che in vita hanno spalleggiato altri, che offrendo il loro servizio guardavano le spalle ad ideali più grandi di loro, ad idee ancora incompiute di giustizie perfette. Parlare di Rosario come scorta o autista sembra riduttivo per il ruolo attivo in politica che egli stesso ha ricoperto, ma non mi sembra di scarso valore invece dare spazio ai nomi della scorta morti nelle stragi D’Amelio e in quella di Capaci, ferite che si chiamano rispettivamente Agostino Catalano, Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e anche prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina e Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Avranno altri giorni e altri tempi ma mentre diamo uno spazio di memoria e un respiro di presente a Rosario, teniamo presente tutti quelli che in queste rubriche non nominiamo e che vivono attraverso questo spazio. Oggi, e non solo.

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