USA: morto l’ex Generale Norman Schwarzkopf

di Stefano Sette

 

È morto a Tampa (Florida) l’ex Generale statunitense Herbert Norman Schwarzkopf Jr. all’età di 78 anni, a seguito di una polmonite. Figlio del militare Herbert Norman Schwarzkopf Sr., nacque nel 1934 a Trenton (New Jersey), si iscrisse all’Accademia militare di Valley Forge, in Pennsylvania, e si laureò in ingegneria meccanica nel 1956 a West Point. Come militare ha combattuto la Guerra in Vietnam (era addestratore nel 1965 e diventò colonnello tre anni dopo) e durante gli anni’70 fu comandante delle forze NATO a Magonza, diventando capo del servizio di sicurezza durante una visita di Giovanni Paolo II. Nell’ottobre 1983, in seguito al colpo di Stato di Hudson Austin a Grenada, che portò alla deposizione del governo di Maurice Bishop, Schwarzkopf guidò insieme al connazionale Joseph Metcalf una coalizione militare composta, oltre agli USA, dalla Forza di Pace Caraibica (FPC) che comprendeva Antigua e Barbuda, Barbados, Dominica, Giamaica, Saint Vincent e Grenadine, e Santa Lucia, schierata contro Grenada e Cuba, che portò alla vittoria statunitense il 15 dicembre dello stesso anno. Il nome di Norman Schwarzkopf, tuttavia, è ricordato per aver guidato la coalizione ONU nell’operazione Desert Storm durante la Guerra del Golfo del 1991, legittimata dal voto delle Nazioni unite in seguito all’invasione del Kuwait, avvenuta 5 mesi prima da parte dell’Iraq; l’operazione comportò sei settimane di bombardamenti aerei, prima che il 23 febbraio scattasse l’operazione terrestre che in 100 ore piegò l’esercito avversario. In seguito alla vittoria della coalizione e alla liberazione del Kuwait,  Schwarzkopf divenne un eroe americano col nome di “Stormin Norman” (Tempesta Norman), lasciando l’esercito l’8 agosto 1991 dopo aver ricevuto nel corso della carriera la Medaglia presidenziale della libertà (Presidential Medal of Freedom), il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Legion d’Onore e la nomina di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Bagno. Operato per un cancro alla prostata nel 1993, diventò testimonial di una campagna per la diagnosi precoce di questa malattia e non si occupò mai di politica, con l’eccezione delle elezioni presidenziali del 2000 in cui appoggiò la candiatura di George W. Bush, sostenendo nel 2003 l’intervento militare in Iraq, anche se col passare del tempo cambiò idea diventando sempre più critico. Nel 1993 uscì la sua autobiografia, intitolata “Non ci vuole un eroe”, in cui affermò: «Non ci vuole un eroe per ordinare agli uomini di andare in battaglia; ci vuole un eroe per essere tra coloro che ci vanno».

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