Un pensiero felice

Quando la mattina del 12 agosto mi sono svegliata, non immaginavo che mi sarei trovata a scrivere un articolo sulla morte di Robin Williams.
ROBIN WILLIAMS.
Mi sono messa a leggere decine e decine di articoli, saltando da un sito all’altro come una gazzella impazzita, sperando disperatamente che da qualche parte spuntasse la confortante scritta “fake” o “bufala”.
Niente. Robin Williams è morto davvero.

Ora, potrei stare qui a riproporre ciò che sicuramente avrete già letto altrove: «soffriva di depressione», «abusava di alcool e droghe», «pare sia morto per asfissia», «si tratta quasi certamente di suicidio», eccetera. Ma non voglio farlo. Non voglio che questo diventi un freddo articolo informativo. Non voglio star qui a raccontare quante volte era entrato e uscito da cliniche per disintossicarsi e non voglio perdere tempo a spiegare le varie teorie secondo cui potrebbe essersi impiccato o meno. Robin Williams è morto, e questo è già abbastanza straziante senza volere a tutti i costi ricostruire le sue ultime ore di vita.
Non sono quelle ore che voglio ricordare. E non prendete, vi prego, questa mia scelta come una mancanza di riguardo nei confronti di quanto è accaduto. Prendetela piuttosto come un atto di rispetto per un’intera vita di devozione, coraggio, amore e passione quale è stata quella di un simile incontrastato maestro di emozioni.

Quello che voglio ricordare oggi è la costanza con cui Robin Williams è stato presente nelle nostre vite. Quanti di noi sono cresciuti con lui? Personalmente posso dire che la mia vita sia stata letteralmente scandita dai “suoi” film. Da L’attimo fuggente a La leggenda del re pescatore, da Hook a Mrs. Doubtfire, da Jumanji a Jack e poi ancora Will Hunting, Al di là dei sogni, Patch Adams, L’uomo bicentenario… Robin Williams è stato lì in ogni momento della nostra vita. Il cinema negli anni è passato attraverso i suoi occhi e il suo sorriso, e se è riuscito ad arrivare dritto nei nostri cuori è stato anche grazie a lui.
Williams è stato in grado di farci divertire quando ne avevamo bisogno, di farci riflettere quando mancavamo di farlo e di consigliarci quando eravamo in dubbio. Attraverso la sua straordinaria personalità sono passate le più svariate storie di vita, con lui abbiamo vissuto le situazioni più diverse, da quelle più assurde a quelle più concrete nelle quali ognuno di noi poteva rispecchiarsi. È stato per noi un amico di giochi e d’avventura, è stato l’insegnante (soprattutto di vita) che tutti avremmo voluto, è stato il medico dal quale tutti avremmo voluto farci curare e lo psicologo che spesso ci sarebbe servito. È un pezzo di vita, anche nostra, che se ne va.

E mentre sono qui che scrivo, non posso fare a meno di pensare, di ricordare uno di quei monologhi che sono passati alla storia, che hanno reso celebre Williams e che hanno fatto crescere me, come quello con cui si rivolge a Dio in Patch Adams:

Tu crei l’uomo…
L’uomo sopporta dolori e enormi sofferenze…
L’uomo alla fine muore.
Avresti anche potuto lavorarci sopra un po’ di più prima di passare direttamente alla Creazione.
Hai riposato il settimo giorno. Potevi dedicare quel settimo giorno alla compassione.

Ripensare a queste parole oggi mi mette i brividi.

Ma poi lo stesso Patch evolve e coglie una prospettiva diversa della vita e della morte. Sì, una prospettiva diversa, quasi avesse fatto due parole, magari in piedi su una cattedra, con il professore dell’Attimo fuggente John Keating:

Cos’ha la morte che non va? Di cosa abbiamo così mortalmente paura? Perché non trattare la morte con un po’ di umanità e dignità e decenza e, Dio non voglia, perfino di umorismo? Signori, il vero nemico non è la morte. Vogliamo combattere le malattie? Combattiamo la più terribile di tutte: l’indifferenza.

Attraverso Robin Williams il cinema ci ha regalato preziose lezioni di vita. Abbiamo imparato quanto sia importante saper “cogliere l’attimo”, quanto sia difficile combattere per i propri sogni, quanto sia dura andare avanti quando la vita ci rema contro in ogni modo ma abbiamo anche imparato quanto sia importante riuscire a rialzarsi. E Williams, forse, dopo essersi rialzato centinaia di volte si è sentito troppo stanco per farlo ancora una volta. Ma ogni volta che penserò a lui non voglio pensare a un uomo oppresso dalla vita. Ogni volta che penserò a lui continuerò a provare gratitudine.

Grazie per essere stato il mio pensiero felice.

Vi prego, non preoccupatevi tanto, perché a nessuno di noi è dato soggiornare a lungo su questa terra. La vita fugge via, e se per caso sarete depressi alzate lo sguardo al cielo d’estate, con le stelle sparpagliate nella notte vellutata. E quando una stella cadente sfreccerà nell’oscurità, rischiarando la notte col suo bagliore, esprimete un desiderio e pensate a me.
Fate che la vostra vita sia spettacolare. Io ci sono riuscito.

Jack Charles Powell/Robin Williams dal film Jack di F.F. Coppola, 1996

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