(S)vantaggi dei pavesi che studiano a Pavia

I problemi non li hanno solo “quelli che vengono da fuori”

L’Università di Pavia, si sa, attira moltissimi studenti da tutte le parti d’Italia.

Sulle condizioni che devono affrontare i cosiddetti “fuori sede” sono già stati scritti fiumi di parole, perciò non mi dilungherò circa questo argomento.
Ma dei poveri studenti “in sede”, chi parla?
Sarà che, con la moltitudine di iscritti all’Ateneo, la probabilità di conoscere un rappresentante della “gioventù pavese” è molto bassa; sarà che molti fuggono dalla cittadina provinciale per affacciarsi su realtà più metropolitane come la vicina Milano o Torino: in ogni caso, questa categoria esiste e merita attenzione, soprattutto perché i problemi che deve affrontare ogni giorno sono tutt’altro che sottovalutabili.

COINQUILINI NON SCELTI:
Se il “fuori sede”, in molti casi, ha la possibilità di conoscere le persone con cui condividerà l’abitazione o addirittura la stanza, chi vive a Pavia da quando è nato deve accontentarsi dei “coinquilini naturali”. E dunque continuare a sopportare i litigi con i fratelli/le sorelle e le sgridate dei genitori perché i vestiti sono sulla sedia (quale luogo più consono?) e non nell’armadio e, in generale, la stanza sembra lo scenario della Rivoluzione Francese.

LIBERTÁ VIGILATA:
Il “fuori sede”, lontano dai genitori, si scatena godendosi appieno la pura libertà (anche se nel rispetto dei coinquilini): mangia quando vuole, gestisce il tempo secondo le proprie priorità e soprattutto esce se e quando gli gira.
Non si può dire lo stesso dello studente “in sede”: anche se il figlio ha ormai più di vent’anni, niente impedirà a una madre apprensiva di stare sveglia fino al rientro del pargolo in tarda notte dopo una serata di bagordi, o anche solo di mandare messaggini minatori stile: «Dove sei? Torna a casa. Ora.»

DOPPIA VITA:
«Che fai stasera? Vieni a berti una birra con me e gli altri?»
La maggior parte dei ragazzi risponderà quasi certamente: «Certo, volentieri!» , poiché, a meno che non abbia da studiare per un imminente esame, si trova a disposizione svariate sere scevre da ogni impegno che non sia uscire a sbronzarsi con i compagni di corso.
Ma per lo studente pavese la situazione non è così semplice: gli impegni di sempre (palestra, musica, amici, fidanzato/a) sono lì ogni giorno a reclamare il loro spazio all’interno delle 24 ore e giostrarsi all’interno di questa “doppia vita” (da universitario, ma prima ancora da pavese) è degno della più brillante interpretazione di Miley Cyrus ai tempi di Hannah Montana. In particolare, è il Mercoledì Universitario a mettere in crisi e a spingere il pavese a domandare a Babbo Natale il dono dell’ubiquità in modo da poter presenziare sia con “gli amici di sempre” sia con “i compagni di corso”, entrambi pronti ad offendersi nel caso li si “pacchi” per frequentare l’altro gruppo.

RITORNO ALL’OVILE:
Si sa, una volta scoperta l’inesistenza di Babbo Natale, le feste invernali non hanno più il sapore di una volta. Ma per gli studenti che passano un intero semestre lontano dal “paese natale”, il ritorno in famiglia è quello che ci vuole per ravvivare lo spirito d’amore e di festeggiamento. Per quelli che abitano a qualche ora di treno, invece, basta anche solo il week end per ritrovare parenti e amici di sempre o, in ogni caso, per staccare dalla routine quotidiana dell’Università.
Il Pavese, no: è costretto a vedere le stesse facce anche nel fine settimana. E sorbirsi la nebbia domenicale, da sempre uno dei più validi motivi che spingono al suicidio.

Non siete convinti? Forse ritenete che le schifezze cucinate alla bell’e meglio da un “cuoco-per-necessità” non possano competere con i sani manicaretti di mammà? Forse pensate che farsi un viaggio di 4 ore andata e ritorno ogni fine settimana non sia esattamente la cosa più piacevole del mondo? Forse credete che sopportare quei matti dei vostri coinquilini sia peggio che dover affrontare ogni giorno le menate dei vostri genitori?
Forse avete ragione. Ma non odiateci, di grane ne abbiamo anche noi. La prima è esser nati a Pavia.

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