SuperMario Draghi: profilo, eredità, prospettive

«Tutti i grandi cambiamenti sono semplici» scriveva il poeta Ezra Pound, “semplici” come il nome di Draghi: Mario; affidabile, concreto, familiare. Si conclude qui il mandato da presidente della Banca Centrale Europea, dopo 8 anni chiusi iconicamente nella formula whatever it takes’ pronunciata in un’uscita pubblica nel Luglio del 2012, Mario Draghi lascia il posto a Christine Lagarde, politica e avvocato francese, ormai ex presidente del Fondo Monetario Internazionale, e prima donna ad accedere a questa carica. Partendo da quella celebre frase si possono evidenziare le fasi della politica monetaria condotta in questi anni dal banchiere romano classe ‘47. «Qualsiasi cosa necessaria» dice Draghi, «a salvare l’euro», conclude subito dopo; il presidente ci tiene a ribadire la posizione rassicurante della banca centrale che in quei mesi vive l’onda d’urto della grande crisi del 2008 con incertezza ed instabilità economica. Ogni mossa intrapresa dal 2011 è volta ad attutire il contraccolpo del fallimento della banca statunitense Leham Brothers. Il rischio che deriva infatti è altissimo, recessione, deflazione, e crisi fiscali di Italia, Grecia, Spagna e Irlanda che mettono in dubbio la stessa resistenza ed esistenza della moneta unica.

Cosa annunciava prendendo pubblicamente quell’impegno? Innanzitutto la promessa di acquistare un ammontare potenzialmente illimitato di titoli governativi, la riduzione dei tassi, e una politica monetaria non convenzionale di quantitative easing. L’istituto di Francoforte riduce allo 0% l’interesse base, penalizzando dello 0,4% le riserve liquide delle istituzioni finanziarie; questa operazione è volta ad incentivare le banche a muovere la liquidità consentendo uno smobilizzo monetario. L’acquisto di titoli governativi è uno strumento convenzionale che fa parte delle operazioni di mercato aperto, la Banca Centrale aumenta la moneta presente nel mercato, mentre il quantitative easing, cioè l’Alleggerimento Quantitativo, non fa parte delle operazioni correnti della politica monetaria espansiva e comporta l’emissione di nuova moneta, a differenza dell’acquisto di titoli. Queste manovre finanziarie hanno rischi non indifferenti e possono portare ad effetti negativi. Infatti, la Bce stampando moneta per le banche e gli Stati più indebitati ha cercato di compensare la politica di austerità portata avanti dall’Unione Europea e da Berlino, ma stampare moneta e aumentare la liquidità non comporta aumentare il credito all’economia. Infatti in nessun caso la quantità di riserve liquide condiziona la capacità delle banche commerciali di prestare denaro all’economia reale. Le riserve liquide bancarie sono solo un primo step per concedere prestiti ma, se le famiglie e gli imprenditori non ritengono di indebitarsi con le banche o se queste ultime per mancanza di affidabilità non rilasciano prestiti, l’economia non riparte, l’inflazione nemmeno.

Da Statuto la Bce non può aiutare direttamente gli Stati indebitati stampando moneta per monetizzare il loro debito pubblico, l’obiettivo principale è quello di combattere l’inflazione, cioè quell’aumento prolungato dei prezzi di beni e servizi che genera una diminuzione del potere d’acquisto della moneta ma la situazione che si è presentata in questi anni è stata ben diversa, a tratti opposta. Infatti il sistema economico ha vissuto una fase di forte deflazione per questo la Bce è stata costretta ad intraprendere una politica di tipo espansivo, combattendola e fissando l’obiettivo di riportare l’inflazione stabilmente sui due punti percentuali.

(http://temi.repubblica.it/micromega-online/quantitative-easing-un-bilancio-fallimentare/ )

Il ministro delle Finanze tedesco Schaeuble e il primo ministro Angela Merkel hanno appoggiato, assieme a Hollande, le decisioni di Draghi, su espressa richiesta di fiducia per contrastare la Bundesbank, contraria al quantitative easing.

Nonostante molti lo abbiano osannato come ‘il salvatore dell’euro’, per i pericoli corsi e quelli ancora attuali che attanagliano il prossimo mandato della Lagarde, al presidente è stato affibbiato, per la mancata capacità comunicativa e il profilo severo e autoritario, anche l’appellativo di ‘conte Draghila’ da la Bild, il più grande quotidiano tedesco.

L’ultimo bilancio riporta un rallentamento con la crescita del PIL reale dell’area euro di 1,1% nel 2019, e del 1,2% nel 2020 in calo di 0,5 punti rispetto alle proiezioni di dicembre.

Da novembre quindi parte un piano che ricomprenderà acquisti di titoli e tagli di interessi dallo 0,40% allo 0,50%, il programma durerà finché necessario quindi senza limiti di tempo. Christine Lagarde apre il suo mandato sulla stessa linea di Draghi ma intraprendendo una strategia improntata alla cucitura politica degli strappi causati dalle manovre del predecessore. Non resta che augurare buon lavoro e stare a vedere quest’opera di sartoria della già soprannominata Chanel della finanza.

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