Spartito – La Traviata

di Federica Anna Amini

 

Cari lettori, questo mese Spartito si dedica ad un altro capolavoro di Giuseppe Verdi: la Traviata. Seppur giudico impossibile stabilire quale sia l’opera “più bella” del maestro di Busseto, questa mi è particolarmente  gradita (forse perché rispecchia molto bene l’immagine del romanticismo) e mi diverte sempre pensare a quale insuccesso è legato il suo esordio e quale secolare apprezzamento, tuttavia, l’attendeva!

Fu rappresentato per la prima volta al teatro La Fenice di Venezia, nel 1853, su libretto del celebre Francesco Maria Piave.

La vicenda si basa sul romanzo di Alexander Dumas figlio, la signora delle camelie e dal quale prese forma uno spettacolo teatrale a cui, il nostro Giuseppe Verdi, assisté e si ispirò.

 

La vicenda inizia in una notte d’agosto di metà Ottocento a Parigi.

Entriamo in una casa affollata di ospiti! la bella Violetta Valery sta ricevendo molti amici e volti nuovi, con grande affabilità e con quella gaiezza che ci si aspetterebbe da una donna di mondo. Tra loro c’è un ragazzo di buona famiglia, bello e… un  po’ ansioso! Si chiama Alfredo Germont e attende l’incontro con la giovane padrona di casa di cui è segretamente innamorato da un anno.

È qui che risiede il nodo della vicenda: Violetta sarebbe una donna deprecabile per il suo stile di vita e gli uomini la guardano e considerano solo per questo. Le altre donne, o la condannano, o sono condannabili come lei. La giovinezza e il fascino di cui è dotata sono stati malamente gettati in una condizione che non le porterà mai affetto e forse mai glielo farà provare. Ecco perché la visione di Alfredo ci colpisce. È diversa, pulita e sincera. Il suo amore nasce da un momento, da una visione, quando la incontrò per strada e da allora mai la scordò. Scopriremo persino con quanto fervore si era interessato della sua cagionevole salute, attraverso amici e conoscenti, nei mesi prima. In molti sapevano, ma lui era l’unico a capire.

Tutto il primo atto si svolge in un miscuglio di festa (celeberrima l’aria di “brindiam ne lieti calici”) e confessioni d’amore,  ponendo sempre di fronte Alfredo e Violetta (con la sua paura di “esser amata, amando”). Però un sentimento come l’amore, che dà la vita, non può che vincere alla fine. Così, a distanza di qualche mese, rincontreremo Violetta e Alfredo in una casa di campagna, dove conducono una vita appartata e felice.

Tuttavia la serenità è ancora distante per loro perché, per sostenere le spese della nuova casa,Violetta vende in gran segreto  le sue proprietà ma Alfredo venuto a conoscenza tramite Annina, l’affezionata cameriera, dei sacrifici affrontati, parte alla volta di Parigi per porre personalmente fine agli affanni. Anche in questo caso sentiamo fortissimo il sentimento e l’unione. Non sono propriamente menzogne o segreti, ma  turbamenti che vogliono rimanere intimi, per condividere con l’altro solo ciò ch’è più bello.

Poco dopo la sua partenza, come se anche il destino volesse minare il loro amore, giunge in casa Giorgio Germont, il padre di Alfredo. La relazione che suo figlio aveva stretto con quella donna stava macchiando la famiglia e il disonore poteva ben presto abbattersi sugli altri suoi figli, compromettendone il futuro.

Sono parole dure, scagliate contro una Violetta che è rimasta –simbolicamente- sola ad affrontare chi la vede solo per la sua vita passata.

Rabbia, incomprensione, disillusione e poi, gelida, arriva l’accettazione dei fatti. Violetta aveva peccato, si era pentita, aveva amato ma non si era ancora redenta. Era arrivato il momento di farlo. Decide di abbandonare Alfredo, a patto che lui non venga a sapere di tale colloquio, o la separazione sarebbe divenuta impossibile.

Alla fine, ad attendere il suo ritorno, ci sarà il soffocato addio di Violetta (Amami Alfredo).

 

Accettare l’immotivata separazione è impossibile per il giovane Alfredo, che nonostante il tentativo paterno di riportarlo alla calma, parte alla volta della città, sperando di riunirsi con lei. Giunge alla casa di Flora, un’altra (deprecabile) donna, dove si stava dando uno di quei famosi ricevimenti… come sperato, era presente anche Violetta, ma accanto a lei vi è l’antico protettore. Adirato e sprezzante, il ragazzo le tira contro un sacco pieno di denaro e chiama a duello il rivale. La vittoria di Alfredo sul campo, contrasta troppo con la bruciante sconfitta personale, così si allontana da Parigi e per molto tempo non vi farà ritorn.

 

Intanto la salute di Violetta precipita rapidamente e anche la tisi arriva abbattendosi inesorabile su di lei. Passano le settimane e chiusa in una buia stanzetta, abbandonata da tutti tratte Annina e il medico, Violetta si spegne lentamente.

Venutone a conoscenza, Giorgio Germont, se ne addolora e racconta al figlio il reale motivo della loro separazione.

Il giorno di carnevale Alfredo rientra nella casa di Violetta, ma quell’esile, pallida e irriconoscibile creatura non è più la Violetta che aveva amato… ridestatasi solo per pochi attimi, esprimerà tutta la purezza del suo amore prima di spirare tragicamente tra le sue braccia.

 

Quando l’opera fu rappresentata per la prima volta, fu un fiasco totale! Come lo definì il maestro. Il pubblico non apprezzò la novità musicale inoltre la prima donna in veste di Violetta, Fanny Salvini Donatelli, era muscolosa e florida, così il pubblico fece non poca fatica a trattenere una risata quando il dottore annunciò che rimanevano poche ore di vita a Violetta, consunta dalla tisi… Tuttavia, bisogna ricordarlo quando venne riproposta, un anno più tardi, la Traviata ebbe la sua trionfante rivincita.

Anche la Gazzetta ufficiale di Venezia le dedicò un articolo (intitolato una riparazione) in cui affermava che « le zucche restano zucche e il tempo, prima o dopo, rende giustizia ai grandi ingegni ».

Un pensiero riguardo “Spartito – La Traviata

  • Aprile 7, 2012 in 6:33 pm
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    Mi piace questa rubrica perchè amo la lirica.
    La Traviata è splendida mi ha procurato una grande emozione.
    E’ una delle opere più toccanti di Verdi. 🙂

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