The rise and fall of Manchester United

WELCOME TO OLD TRAFFORD.

Mario Rossi abita a Manchester da molti anni. Ha deciso di rinunciare al buon cibo italiano, ma non all’altra grande passione nazionale: il calcio. Sciarpa verde-gialla (già, perché molti indossano ancora i colori sociali “originali” della squadra, poi sostituiti dal rosso), voce schiarita (in Inghilterra canta tutto lo stadio, non solo la curva) e si va. Arrivato al teatro dei sogni, si appresta ad entrare. Scorge, tra la marea rossa dei supporters dei Red Devils, una statua. È quella di un allenatore scozzese che nel club ha trascorso ventisette anni della propria vita. Entra a Old Trafford e si siede in tribuna, quella intitolata a Sir Alex Ferguson. Lo spettacolo può cominciare.

L’OMBRA LUNGA DEL SIR.

Sir Alex ha preso in mano la squadra nel 1986 e l’ha traghettata fino al 2013. Il muro di Berlino è stato abbattuto, lui no. Resistente più di un Nokia 3310, è rimasto sempre di moda: Macarena, Spyes Girls e Pulcino Pio sparivano chiudendo l’ombrellone, mentre lui era sempre presente, come il cielo piovoso a Manchester. Tredici campionati, una ventina di coppe nazionali, due Champions e United sempre tra le prime tre nelle sue ultime 19 stagioni in Premier League (e solo perché il campionato inglese così conosciuto esisteva da 19 anni).

THE CLASS OF ’92.

United all around the world: ha proprietari americani, è sponsorizzata, tra gli altri, da una linea aerea turca, una birra thailandese e una produzione vinicola cilena; ha tifosi in tutto il mondo, dalla penisola che ha dato i natali a Shakespeare fino all’Oriente, dove i monaci buddisti del lago Inle, nel centro della Birmania, armati di piroga, si trasferiscono dal monastero alla città, solo per vedere la partita del club per cui fanno il tifo (true story). Se i Red Devils, stando alla rivista Forbes, sono la squadra più ricca del mondo un motivo c’e. La chiave del successo è una: il vivaio. “The class of ’92”: David Beckham, i fratelli Gary e Phil Neville, Paul Scholes, Nicky Butt e Ryan Giggs. Sono stati loro a guidare i Red Devils al tremble (il triplete) della stagione 1998-1999.

Home made champs. Le galline dalle uova d’oro non vanno prese a colpi di pezzi verdi, ma allevate in casa, in modo tale che una volta in prima squadra, non si parli di “più galli nello stesso pollaio”, ma di ragazzi che dai pulcini sono arrivati, insieme, a coronare il sogno che avevano fin da bambini. La squadra del Sir non era vincente solo perché formata da giocatori forti, ma perché persone che si conoscevano da anni, che avevano condiviso tutto su un campo e fuori, erano pronti al sacrificio e ad aiutare non il compagno, ma l’amico in difficoltà. Ci sono cose che non si possono compare.

THE CHOOSEN ONE IS WRONG.Manchester United vs Juventus - Gary Neville's Testimonial Match

L’Impero Romano. Le campagne Napoleoniche. I Bulls di Michael Jordan. Il Manchester di Ferguson. Diceva bene Vico, semplificando, che la storia è fatta a cicli; così lo sport. Nel 2013 il Manchester United è chiamato a entrare in campo senza il suo direttore d’orchestra, il condottiero che tante campagne (molte delle quali vincenti) aveva condotto. A occupare la panchina il prescelto, the choosen one, anch’egli scozzese, David Moyes, storico allenatore dell’Everton, che sempre bene ha fatto. Aveva fatto. La prima tornata d. F. (dopo Ferguson) si conclude con 48 punti in 29 giornate, 46 gol fatti e 34 subiti: specchio (i dati sono identici, identici) dell’annata precedente del manager in quel di Liverpool, Goodison Road. Ma ora David William è a Manchester: non basta fare bene. I tifosi sono in rivolta, addirittura alcuni fanno colletta e affittano un aereo: sorvoleranno Old Trafford, la scritta “Wrong one: Moyes out” sferzerà il cielo durante un qualsiasi match contro l’Aston Villa. Nulla sarà più come prima, perché nulla è come prima. Moyes verrà cacciato prima della fine del suo primo anno (nonostante il suo contratto recitasse 6, in lettere: “sei” anni) e il triunvirato Butt-Scholes-Giggs (quest’ultimo allenatore-giocatore) traghetterà la squadra.

GOD (OR MONEY) SAVE THE DEVILS. NO?Soccer - Barclays Premier League - Manchester United v Manchester City - Old Trafford

Rooney: fascia di capitano, futuro ambasciatore del club e rinnovo da 15,6 milioni di sterline, 300k a settimana fino al 2019; 18 milioni di euro, 60 centesimi al secondo. Van Gaal nuovo tecnico. Il navigatore olandese, chiamato a raddrizzare una nave in tempesta, chiede, e ottiene: Di Maria, Falcao, Herrera, Shaw, Blind e Rojo. Totale, circa 250 milioni. Eppure qualcosa non va, la nave imbarca acqua e la difesa gol. Lo United non vince, arranca, fatica. Per l’ennesima stagione. E nessuno sa cosa succederà.

A LEGACY IS FOREVER.

Mario Rossi abita a Manchester da molti anni. È un supporter dello United, nonostante in città siano recentemente arrivati gli sceicchi a far concorrenza. Oggi è allo stadio, il derby contro il City. Si guarda in torno e vede che alcuni ragazzini sorreggono un cartello che recita: “money vs history”. Sorride e distoglie lo sguardo. Forse ricorda l’incidente di Monaco, dove l’aereo della squadra prese fuoco, portando in anticipo alcuni Red Devils in paradiso. Forse gli torna in mente la Coppa Campioni vinta al 91’ in rimonta contro il Bayern: una girata di Solskjaer, la prima coppa con le orecchie del Sir scozzese. Magari il suo pensiero va a Giggs, 960 partite e più con una sola maglia: quel ragazzino con quarantuno primavere sulle spalle è ancora lì, seduto in panchina, alla destra di Van Gaal. Oppure pensa al fatto che il grande ex, CR7, potrebbe tornare. Poi volta le spalle, guarda in alto: tribuna Sir Alex Ferguson. Sorride, ancora: che bel posto in cui cantare. “Glory glory Man United, glory glory Man United…”

 

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