Ricorrenza del Giorno del Ricordo a Pavia

di Stefano Sette

Si è svolto ieri pomeriggio, presso Santa Maria Gualtieri, l’evento organizzato dalla biblioteca civica “Carlo Bonetta” per ricordare le vittime dei massacri delle foibe nel Giorno del Ricordo, in collaborazione con l’Assessorato alle biblioteche civiche. L’incontro si è aperto con un discorso introduttivo dell’Assessore comunale alle biblioteche Marco Galandra, che ha diviso in due fasi temporali il dramma del confine orientale: la prima, nel biennio 1943-45, con l’occupazione dell’Istria da parte dei titini e le prime vittime, e quella successiva, alla fine della Seconda guerra mondiale, con la ritirata dell’esercito tedesco e l’occupazione jugoslava della Dalmazia e di Trieste che causò il massimo dell’infoibamento (ancora oggi il numero dei morti è impreciso). Morirono tra le 5000 e le 10/15000 persone per la maggiorparte italiane (ci furono anche minoranze croate e tedesche) e ci fu l’emarginazione dei profughi istriani poiché accostati al fascismo e, di conseguenza, compromessi con l’occupazione italiana avvenuta prima della guerra che colpì in maniera dura le popolazioni slave, con l’obiettivo di sostituire le loro tradizioni con quelle italiane (ad esempio con l’italianizzazione dei nomi e il divieto dell’insegnamento della loro lingua).

Al termine dell’intervento sono stati mostrati due filmati: L’altra storia, diretto da Aldo Rapè e Nicola Vero, e Ritorno a casa diretto da Simone Damiani, entrambi a cura dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Il primo cortometraggio racconta la vicenda di Giuseppe, un bambino che chiede agli abitanti del suo paese (prima al suo maestro di scuola, poi al fruttivendolo e infine a suo padre) cosa siano le foibe, senza ottenere risposta. Sarà suo nonno, esule, a raccontargli la vicenda, confidandogli di essere rimasto nascosto dietro a un muro mentre una sua amica, Norma, veniva catturata viva dagli jugoslavi e portata verso una fossa carsica. Ritorno a casa è invece una docu-fiction che racconta l’italianizzazione delle terre istriane dall’epoca romana fino alla Seconda guerra mondiale, utilizzando documenti e immagini durtante il viaggio di due ragazzi (Sandro e Laura), nipoti di esuli, che erano alla ricerca delle origini delle proprie famiglie. Il viaggio dei due giovani parte da due località diverse – lui arriva in pullman da Trieste, lei in traghetto partendo da Ancona – e si conclude nell’Arena di Pola; lì vicino Sandro e Laura depositano alcune pietre, che sono pezzi dell’arena portati via dai loro nonni nel 1947, poco prima di lasciare le loro terre natali, e mentre tornano a casa iniziano ad essere consapevoli di sentirsi parte di quelle terre.

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