Recensione – La Talpa

di Erica Gazzoldi

Non c’è nulla di autentico. Questo è il messaggio subliminale di una pellicola che avverte lo spettatore a partire dal titolo: La Talpa. Tomas Alfredson, già regista dell’intimo e sconvolgente Lasciami entrare, accantona i vampiri per addentrarsi in un altro labirinto: i servizi di intelligence, apparato circolatorio della politica internazionale negli anni ’70. Il soggetto è tratto dall’omonimo romanzo di John Le Carré, primo volume della “Trilogia di Karla”. Il film è stato presentato in concorso al Festival di Venezia (2011) ed ha fruttato il British Independent Film Award per il Miglior Contributo Tecnico alla scenografa Maria Djurkovic. Si tratta altresì della prima collaborazione di Alfredson con un attore del calibro di Gary Oldman: prova –si può dire- brillantemente superata. Il 12 gennaio 2012 è stato proiettato al Politeama di Pavia, in anteprima nazionale, con un’introduzione del critico Roberto Figazzolo.
La telecamera guida gli spettatori all’interno di stanze, uffici, palazzi, in quelle che assomigliano sempre più a spire. L’anno è il 1973 e la Guerra Fredda non è ancora un ricordo. Il Secret Intelligence Service (SIS) britannico collabora –apparentemente- con gli Stati Uniti, i quali lo trattano alla stregua di una nave che affonda. L’asfissia striscia, ognuno lotta per rimanere a galla, nel “Circus”, nome in codice del SIS. I volti induriti, grotteschi, infidi sono accentuati dalla ridotta profondità di campo. A regolare intermittenza, compare il dettaglio di un incartamento trasportato in ascensore: le carte sono la colonna vertebrale di questo corpo gigantesco.
Il film inizia con uno spiraglio: una porta semiaperta, occhi guardinghi. “Controllo” (John Hurt), capo del “Circus”, ha convocato a casa propria Jim Prideaux (Mark Strong). Il suo compito è quello di incontrare un generale ungherese e farsi dare un’informazione preziosa: il nome della “Talpa” infiltratasi nel SIS, secondo la teoria di “Controllo”. Da qui, va delineandosi una vera e propria scacchiera, in cui avversari invisibili cercano di prevedere le mosse di tutti contro tutti. L’idea si concretizza nei pezzi degli scacchi che “Controllo” identifica con le possibili “Talpe”. Non a caso, il titolo originale del film è Tinker, Tailor, Soldier, Spy : “Calderaio, Sarto, Soldato, Spia”. Nomi in codice che fanno dei sospettati i personaggi di una tragica commedia: umbrae mosse da una mano, private di carne e sangue nel geometrico intrigo del gioco. Saranno altri ad avvertire il prezzo in dolore umano: la giovane madre rimasta uccisa nell’attentato a Prideaux, o Irina (Svetlana Khodchenkova), “la donna che sapeva troppo”. Anche George Smiley (Gary Oldman) lotterà contro i propri drammi per indagare sulla fantomatica “Talpa”. Un incarico che lo richiama in servizio dalla pensione. Pensione quantomeno sospetta, che ha il sapore di un allontanamento. Così pensa Connie Sachs (Kathy Burke), una sua collega bruscamente congedata, dopo che aveva manifestato i propri sospetti sul delegato culturale russo Polyakov (Konstantin Khabenskiy). Sulla scacchiera, aleggia l’ombra di Karla, fantomatico capo dei servizi segreti russi: un fanatico venato di tormento e carisma.  Tra lucidità ed accecamento, calcolo e sofferenza, Smiley condurrà un’indagine su ignoti che si trasformerà in indagine su se stesso. O su tutti, ognuno –a suo modo- “Talpa”, in un universo in cui (ancora una volta) non c’è nulla di autentico.

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