Recensione – Tancredi

di Valeria Sforzini

Gioachino Rossini

Rappresentata per la prima volta il 6 febbraio 1813 a Venezia, Tancredi è considerata la prima opera drammatica importante di Gioachino Rossini e una delle sue creazioni meglio riuscite. L’opera è ambientata nel 1005 in una Siracusa sconvolta dalla guerra intestina tra le sue due famiglie più influenti, Orbazzani e Argiri, e dalla minaccia incombente dei musulmani guidati dal terribile saraceno Solamiro. Tornato dall’esilio, il giovane nobile Tancredi è deciso a palesare il proprio amore per Amenaide, figlia del potente Argirio, il quale aveva organizzato il fidanzamento della ragazza con il rivale Orbazzano tentando di porre fine alle lotte cittadine. La vicenda ruota attorno al rivenimento di una lettera indirizzata da Amenaide a Tancredi ma che, a causa di un  fraintendimento, lascia pensare che la giovane avesse intrattenuto rapporti amorosi con Solamiro tradendo così non solo il proprio amante, ma anche la propria famiglia. Tancredi sofferente, ma ancora innamorato di Amenaide, decide di affrontare a duello Orbazzano per riscattare la ragazza e per salvarla dalla condanna a morte e, dopo aver riportato una onorevole vittoria sul rivale, in un estremo gesto di rivalsa si scaglia contro l’esercito dei musulmani uccidendo anche il temuto Solamiro. Il finale vede Tancredi ferito gravemente nonostante la sconfita del saraceno, riconoscere l’onestà della donna amata e congiungersi a lei in matrimonio in punto di morte.

Le tematiche principali attorno a cui si sviluppa il Tancredi sono quelle tipiche dell’opera drammatica: l’amore è forte ma si basa su una sostanziale incomunicabilità, è conteso e genera frainendimenti, scontri e gelosie. L’eroismo del protagonista è sempre messo in primo piano, non attraverso lotte o battaglie, che non si svolgeranno mai sulla scena, ma tramite il suo altissimo senso dell’onore: il giovane nobile non rinuncia a difendere la donna amata nonostante creda di essere stato tradito, e allo stesso modo non si tira indietro dal salvare la propria patria dalla quale era stato cacciato e in cui ormai era considerato un criminale. L’opera costituisce una sorta di ponte tra Sette e Ottocento: la cornice neoclassica evidente nell’impossibilità di comunicare tra i personaggi viene scossa dal finale inaspettatamente tragico che catapulta l’osservatore nell’Ottocento e che lo spinge ad affacciarsi nell’emergente mondo del romanticismo italiano ferrarese.

Il Teatro Fraschini ha scelto di mettere in scena la seconda versione del finale rossiniano, il preferito dal compostiore: tragico (anche se non totalmente), decisamente più intrigante e moderno, ma che non lascia sullo sfondo la vicenda romantica. La scena è ambientata in una Sicilia anni ’40, borderline con la seconda guerra mondiale – senza però evocarla – nel corso di una festa di paese. La scenografia è ricca, gioiosa, conferisce allo spettacolo un sapore tipicamente mediterraneo attualizzando ma rispettando l’opera. Il risultato finale è molto piacevole, coinvolgente soprattutto grazie alla forte impronta teatrale e alle cadenze drammatiche che rendono giustizia alla tormentata e incompresa storia d’amore.
Nel cast i giovani e bravissimi vincitori del 64° Concorso As.Li.Co. Sofia Mchedlishvili (Amenaide), Teresa Iervolino (Tancredi) e Raffaella Lupinacci (Isaura).

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