Recensione – “Difendere la Terra di Mezzo”

di Erica Gazzoldi

«I miti mi piacevano. Non erano storie da adulti e non erano storie per bambini. Erano molto meglio. Erano, e basta». (Neil Gaiman, L’oceano in fondo al sentiero, 2013).

Anche l’immaginario di J. R. R. Tolkien “è, e basta”. Non bisogna però dimenticare che, per quanto il mito sia permanente e sappia parlare a ogni epoca, esso si sviluppa nel divenire della storia umana. Questo è uno dei moniti di Wu Ming 4 (pseudonimo di Federico Guglielmi) nel suo saggio Difendere la Terra di Mezzo (Odoya, 2013). Il titolo è ispirato a Defending Middle-Earth, saggio pubblicato negli anni Novanta da Patrick Curry. L’opera è lo sbocco dell’attività sul blog Giap, gestito dal collettivo di narratori Wu Ming. Tolkien compare anche tra i protagonisti del romanzo “solista” Stella del Mattino (Einaudi, 2008). Wu Ming 4 ha poi curato la riedizione critica di Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm (Bompiani, 2010).

Come anticipato, l’autore pone grande attenzione al contesto storico in cui l’immaginario di Tolkien si è sviluppato. Tra la pubblicazione del primo romanzo (Lo Hobbit) e quella del celeberrimo Signore degli Anelli intercorse la Seconda Guerra Mondiale. Nella Prima aveva combattuto lo stesso Tolkien, che cominciò a scrivere durante la convalescenza dalla “febbre da trincea”. Le tensioni “storiche” che scoppiano nei suoi romanzi – come sottolinea il saggista – devono molto all’esperienza diretta. Allo stesso tempo Wu Ming 4 esplicita il legame tra la produzione di Tolkien e la sua formazione di anglista e filologo germanico. Dal connubio tra istruzione accademica e creatività nacque la sua peculiare capacità di inventare idiomi fittizi. Come disse lo stesso Tolkien, Il Signore degli Anelli è «soprattutto un saggio sull’estetica linguistica» (cit. a p. 99).

John Ronald Reuel Tolkien

Wu Ming 4 ricostruisce la personalità dell’autore e il suo lavoro citando fittamente dal suo epistolario, oltre che dalla saggistica precedente. Espone una carrellata di epigoni di Tolkien e dei fenomeni di costume legati alla ricezione della sua opera (fan fiction, giochi di ruolo, cinematografia). Wu Ming 4, in un capitolo apposito, contesta poi le letture rigidamente allegoriche e confessionaliste a cui la produzione tolkieniana è notoriamente andata incontro. Respinge anche la visione di coloro che vollero cogliere in essa una «Tradizione» astorica, una «radice primigenia della realtà raccolta nel simbolo» (p. 105) e inesprimibile per mezzo di parole.

Wu Ming 4 ricollega piuttosto l’immaginario di Tolkien non solo alla sua formazione letteraria (come già abbiamo detto), ma anche alla realtà concreta da lui vissuta. In particolar modo gli Hobbit costituirebbero «una rappresentazione fantastica degli inglesi moderni» (p. 138), ovvero «una società rurale che ricorda l’Inghilterra dell’infanzia di Tolkien» (ibid.). La «visione dal basso» data dalla scelta degli Hobbit come protagonisti non cancella però la forte tensione etica e intellettuale che caratterizza l’opera tolkieniana. Wu Ming 4 tratta ancheb dei grandi temi presenti nella narrativa di Tolkien: il rapporto fra mito e storia, il riconoscimento del bene, la morte, le scelte di vita.

Difendere la Terra di Mezzo comprende anche il saggio Noblesse oblige. Immagini di classe in Tolkien di Thomas Alan Shippey (1943), allievo di Tolkien e professore di Letteratura medievale e anglosassone. Il tutto punta a sfatare il mito della produzione tolkieniana come “inattuale” o “d’evasione”, mostrando che il fantasy altro non è se non un linguaggio trans-temporale per studiare a fondo l’essere umano.

@EricaGazzoldi

2 pensieri riguardo “Recensione – “Difendere la Terra di Mezzo”

  • Maggio 19, 2014 in 7:26 am
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    Questo testo di WM4 è probabilmente il suo migliore pronunciamento su Tolkien. Io personalmente lo reputo un ottimo testo per un lettore italiano che volesse cominciare a capire come si è orientata la critica di Tolkien nei decenni fino a risultati abbastanza recenti. Per stessa ammissione dell’autore, il testo è più un’estensione di studi selezionati e raccolti, che una fatica propria. Forse proprio per questa sana divulgazione, è tanto buono.

    Fatto salvo dunque il valore del testo, ve ne sarebbe da dire sui punti che ha deciso di evidenziare Erica, che sono punti critici del libro stesso, a mio avviso e che lei ha riportato. Anzitutto, no, la narrativa di Tolkien non “è, e basta”: vi è una fretta spropositata sempre nel dire che, non essendoci “allegoria”, allora non esiste piano simbolico. Ma in realtà “è, e basta” mal si concilia proprio come descrizione del mito stesso di Tolkien, del suo mito storico nella sua evoluzione, come studio filologico.

    E’ invece tutto suo il termine “confessionalista” per etichettare importanti studi come quelli Caldecott, Pearce, Birzer, Agøy, Duriez (per non parlare di Kilby) che nessuno studioso mai, fuori dai nostri confini, si sognerebbe di liquidare su due piedi. Confessionalismo è troppo comodo, come non valesse nemmeno la pena di considerare un’ipotesi interpretativa che trae la sua chiave nell’esperienza cristiana di Tolkien. Per qualche strano motivo, per Wu Ming 4 sembra che tutto ciò che sia “cristiano” o è moderatamente “etico” oppure è radicalmente “dottrinale”. E’ una divisione miope, che Tolkien non avrebbe mai lontanamente ammesso non solo su sé stesso, ma nemmeno su qualsiasi esperienza cristiana generica: anzi, la avversava. Ed avendo egli affermato che l’opera è cristiana, la spiegazione di cosa significhi “cristiano” nel merito, va cercata altrove dalla mera etica.

    Quindi, una volta letto “Difendere la Terra-di-Mezzo”, si possono prendere in mano anche testi più specifici e ampi, anche in Italiano, anche meno liquidatori come il magnifico “La Falce Spezzata”.
    http://www.mariettieditore.it/it-it/catalogo/9788821185779-la-falce-spezzata.aspx?idC=61680&idO=25212&LN=it-IT

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  • Maggio 19, 2014 in 11:43 am
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    Per me è un eccellente libro introduttivo alla critica letteraria su Tolkien, spiegata in maniera chiara e precisa.

    Consigliatissimo a chi voglia accostarsi a questo tema (magari senza iniziare subito con l’eccellente “La via per la Terra di Mezzo” di Shippey) sia a chi voglia avere una panoramica per decidere “e ora cosa leggo, su Tolkien”

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