Quell’odioso fiocco giallo

Oggi è la Giornata Mondiale per la libertà di stampa. Non si celebra nulla, semmai si ricorda la presenza di tanti uomini e donne che lavorano per la verità. È un giorno dedicato a chi non si arrende alla censura, all’informazione corrotta, agli interessi miliardari degli stolti che governano dall’alto. Io ho la fortuna di vivere una  vita priva di preoccupazioni. Ma voglio conoscere, e comprendere.

 

Leggo notizie che sanno scuotere le coscienze, alle quali non si può opporre resistenza; notizie vibranti della paura di chi le ha scritte, e insieme della passione e la fede in un obiettivo spesso più grande delle forze umane. Al Festival Internazionale del Giornalismo a Perugia ho incontrato ragazzi giovanissimi occupati in progetti che nessuno vuole pubblicamente appoggiare – legati all’informazione pulita, allo smascheramento di politici e personaggi corrotti in varie aree del mondo – e ho intravisto una ragione di fondo: la soddisfazione di aiutare, la fame di giustizia, che fa andare avanti anche con mezzi scarsi. Perché è giusto farlo.
Questa giornata è diversa, mi sento in attesa. Domenico Quirico, grande reporter della Stampa, è scomparso in Siria da settimane. Sono preoccupata per un grande giornalista e anche per l’uomo di 70 kg sperso chissà dove, per tutti coloro che lavorano nonostante la censura, per i fotografi e i reporter, per un popolo che subisce una guerra che gli è piovuta addosso.
Mi sento circondata dall’impassibilità della gente, come se i giornalisti fossero martiri che trovano la sorte che meritano. Sono inquieta, perché sembrano preoccupazioni solo mie, come se tutti gli altri avessero un alibi per non curarsene troppo. In giorni come questi penso che la mia sia davvero l’età della paura, di un timore latente per lo scorrere del tempo e delle cose, una colpa che si addossa alla giovinezza ma una colpa alla quale non voglio abituarmi, per non ritrovarmi fuori dalla realtà viva del mondo. Questo mondo che tantissimi vogliono raccontare, che pochi guardano davvero, anche dove è più buio e sporco. La notizia che disturba è la sola notizia. Fare il reporter è «calarsi nel mistero del male», ha detto Quirico.

Esprimersi è un diritto, ma poter raccontare sembra essere a pagamento. Magari un conto che non devi saldare subito, ma che viene a prenderti e in un momento è tutto andato, dissolto. Una vita è risucchiata in un buco nero che non parla. Questo buco nero, di schifo, di dolore, è la Siria, come è il Mali, come sono le piccole tragedie quotidiane di chi si sente inascoltato.
Spero che tutti abbiano voglia di affrontare le brutture che ci circondano, leggendole, perché dietro ad esse si possono trovare le più inspiegabili bellezze.

“Bisogna essere all’interno del fatto, rischiando, senza avere un modo per scampare a ciò che accade” [D. Q.]

Un pensiero riguardo “Quell’odioso fiocco giallo

  • Maggio 6, 2013 in 10:05 am
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    Questo articolo è un inno alla libertà e alla giustizia! Come può non piacermi?!? Irene, ho apprezzato il passaggio, che potrebbe sembrare solo un inciso, ma probabilmente è il nocciolo della questione:”ma voglio conoscere, e comprendere”… leggo queste parole e ho una voglia matta di ottenere un futuro migliore!
    Non ridere, non piangere, ma COMPRENDI!
    😉

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