Perché un uomo mediocre, in Italia, può diventare primo ministro

di Elsa Morante

Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto. Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.
Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuol rappresentare.

 

Non si gridi alla rottura del silenzio elettorale: siamo (come al solito) così arretrati, che l’attuale legge in merito è quella del 1956, e ovviamente non può contemplare il medium del world wide web. E nemmeno la par condicio è lesa: la mediocrità è cosa tanto connaturata nella mentalità del nostro Paese – nel quale il “sei meno” promuove – che il pensiero di 68 anni fa non solo è ancora attuale, ma abbraccia tutta una classe politica di gerontosauri, senza distinzioni. Le quali comunque ci sono, eccome. Tanto che ogni candidato non ha mancato di far notare quelle degli altri, riportando alla mente del cittadino pensante il proverbio della pagliuzza nell’occhio e della trave nondiciamodove.
Il voto è un diritto, e un dovere; ma è prima di tutto un diritto e un dovere informarsi il più possibile, e al meglio, al fine di arrivare alle urne con un’idea precisa per indicare chi riteniamo migliore per il prossimo governo. Così come è un diritto la decisione di non recarsi affatto al seggio, e soprattutto un dovere non votare se con cognizione ci rendiamo conto che nessuno, ma proprio nessuno (vuoi per i singoli partiti, vuoi per coalizioni più o meno strategiche e compromettenti) ci rappresenta.
La scelta sta a noi, anche quella di non scegliere.

Un pensiero riguardo “Perché un uomo mediocre, in Italia, può diventare primo ministro

  • Febbraio 24, 2013 in 10:11 pm
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    Io aggiungerei, fra le cause del problema sollevato dal titolo, le incertezze, i disaccordi e la fragilità degli avversari di quest’uomo mediocre, che hanno probabilmente scoraggiato molti elettori anche non entusiasti di lui… nelle scorse elezioni politiche.

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