Cultura

Perché Sanremo è Sanremo

di Sara Ferrari

Fino a qualche anno fa (facciamo un bel po’ di anni fa) quando ero una bambina, il Festival di Sanremo significava solo una cosa: piazzarmi davanti al televisore insieme  ai miei genitori, con il caminetto acceso e  una copia di “Tv sorrisi e canzoni” in mano. Sì perché, non so se ancora adesso è così, ma su quest’ultimo erano disponibili per tutta la settimana i testi delle canzoni in gara con tanto di informazioni sull’artista e possibilità di segnare a lato una personale valutazione. Ovviamente io mi sentivo la Mara Maionchi dei poveri e mi esaltavo moltissimo a stilare giudizi (severissimi) scommettendo con mia madre su quale sarebbe stato il possibile vincitore o su chi sicuramente sarebbe stato eliminato. Non sempre ci azzeccavamo ma sicuramente ci divertivamo moltissimo. Dato che Sanremo non dista poi così tanto da casa mia in Liguria, capitava che i miei mi ci portassero per assaporare l’atmosfera da Festival. Ovviamente sprizzavo gioia da tutti i pori. Tutti quei giornalisti, le televisioni, le radio, le telecamere davanti all’Ariston mi sembravano far parte di un mondo parallelo e irraggiungibile, speravo sempre di vedere qualche cantante o personaggio famoso e magari riuscire a strappargli qualche autografo. Lo stesso teatro Ariston mi sembrava un luogo magico, enorme. La realtà: in tanti anni di soste davanti all’Ariston sono riuscita a vedere solo Solange e Nino Frassica e l’Ariston è più contenuto nelle dimensioni di quanto si possa pensare. Sorvoliamo.
Parliamo di cose serie. Il 12 febbraio 2013 riparte il Festival della canzone italiana che giunge alla sua 63esima edizione e vede come presentatori una coppia d’eccezione: Fabio Fazio e Luciana Littizzetto. Da una parte la scelta di questi due conduttori totalmente nuovi è stata accolta con favore dal pubblico che l’ha interpretata come un’utilissima ventata di novità, dall’altra, i più conservatori, avrebbero preferito un ormai collaudatissimo Pippo Baudo o un amato Bonolis. E’ vero, la Lucianina nazionale non è il personaggio più “comodo” in assoluto della tv, e forse questo dà molto fastidio ai più, ma c’è anche da dire che siamo in periodo molto particolare, quello pre-elettorale, nel quale vige la famosissima e iper temuta parcondicio. Quindi a mio parere, per quanto Luciana possa essere irriverente e imprevedibile, rimane una donna che sa il fatto suo e saprà come stupirci con effetti speciali, senza incorrere in grandi gaffe.
Veniamo ora ai protagonisti di questo evento, gli artisti. I cantanti come sempre sono suddivisi in Giovani e Big (chiamati quest’anno “Campioni”), tutti sotto la Direzione Artistica del grande Mauro Pagani (per chi non lo sapesse, giudicato dalla rivista “Music Life” uno dei migliori musicisti al mondo, ha collaborato con dei giganti della musica come De Andrè e Vecchioni). Tra questi ultimi, che porteranno due brani a testa, a differenza dei colleghi più giovani, spiccano nomi ormai noti come Simone Cristicchi, Modà, Max Gazzè, Simona Molinari con Peter Cincotti, Malika Ayane, Elio e le Storie Tese, Daniele Silvestri, Almamegretta, Maria Nazionale, Marta sui tubi (conosciuti più nel filone indipendente ed alternativo), Raphael Gualazzi (che porta alta la bandiera del jazz italiano nel mondo), e ancora, le star dei talent show Marco Mengoni (che ha già partecipato alla precedente edizione), Annalisa Scarrone (Amici) e la new entry Chiara Gallazzo, promettente e talentuosa vincitrice di X Factor 2012. Mi preme soffermarmi in particolare su queste ultime due artiste. Sebbene molti storcano il naso, non sempre a torto, di fronte alla presenza a Sanremo di “prodotti” dei talent, vorrei spezzare una lancia proprio a loro favore. Entrambe mi sembrano due ragazze determinate, talentuose e modeste. La prima, Annalisa, è cresciuta con il mito di Mina ma non per questo la vuole scimmiottare. Da giovane esordiente tra il 2011 e il 2012 pubblica due apprezzatissimi album “Nali” e “Mentre tutto cambia”, vincendo numerosi premi e prendendo parte a grandi eventi musicali, inoltre ha cantato all’Arena di Verona dove ha duettato con Venditti. Il tutto con grande passione e serietà senza far parlare troppo di sé, né in bene né in male. Ah, è laureata in Fisica. Ho visto per la prima volta Chiara Gallazzo, classe 1986, ai provini di X Factor, anche lei è neolaureata, stagista a Milano, simpatica, spontanea e un po’ impacciata. Ha subito colto la mia attenzione e, a quanto pare, anche quella dei giudici. Anche perché quando ha preso il microfono in mano e ha cominciato a cantare non ce n’è stato più per nessuno. Presa. La sua carriera è iniziata da poco ma non manca già di grandi soddisfazioni. Grazie al suo stile e alla sua voce potente e raffinata si è guadagnata anche i complimenti di Mina. Non so se mi spiego. Insomma, Scarrone e Gallazzo sono due rosse tostissime che potrebbero dare del filo da torcere ai big storici.
Anche tra i cosiddetti “Giovani”, gli artisti emergenti di questo Festival, spiccano personalità interessanti. Ho avuto di modo di ascoltare le loro canzoni e molte di queste meritano e,chissà, potrebbero diventare dei futuri successi. Irene Ghiotto e Renzo Rubino, ad esempio, sono i vincitori del Premio Area Sanremo, scelti  fra altri 300 preparatissimi artisti. La prima con il pezzo “ Baciami?” si presenta con una voce delicata e particolare. Il ritmo della canzone è incalzante, la melodia nel complesso è tutt’altro che convenzionale. La canzone nel complesso affronta il tema amoroso in una chiave fresca e giovanile.
Se dovessi scegliere chi mi ha colpito di più per ora tra tutti i giovani sicuramente direi appunto Rubino. La sua è una voce calda ed avvolgente, accompagnata dal pianoforte. La sua “Il postino (amami uomo)” è un mix azzeccatissimo tra melodie moderne e anni’30. Le immagini che evoca sono enigmatiche. Una canzone molto originale, più facile da ascoltare che da spiegare.
Sono meritevoli di citazione, però, anche tutti gli altri cantanti emergenti, come la band rock dai toni underground Blastema (mi ricordano i Verdena), Antonio Maggio che non rinuncia all’amore in chiave ironica, Andrea Nardinocchi solista da scoprire, Ilenia Porceddu che potrebbe essere definita una Bjork di noi altri, dalla voce molto potente. Il testo del suo brano è molto profondo e presenta anche espressioni dialettali. Inoltre Paolo Simoni, un altro artista che ama il retrò. Infine Il Cile, che ha avuto modo di farsi conoscere già con “Cemento armato”, il tipico cantante personalissimo che si ama o si odia, senza vie di mezzo, è già tra i favoriti.

Insomma, per concludere possiamo dire che per quanto il Festival sia ipercriticato , giudicato ormai da qualche anno a questa parte “finito” ,“ trito e ritrito”, “ammuffito”, non può come sempre non riscuotere una grandissimo interesse mediatico. Alla fine, diciamocelo, l’italiano medio odia le novità, ed è per questo che Sanremo non è mai cambiato così tanto, ma questa edizione ha tutta l’aria di avere in serbo per tutti noi grandi sorprese e forse quel briciolo di freschezza di cui il festival ha tanto bisogno. Partendo dai presentatori fino ad arrivare ai cantanti, nomi quasi tutti nuovi, brani notevoli, suoni inediti. Sarà la volta buona?

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