Pavia-Avellino. Ennesima sconfitta ed ennesimo cambio di allenatore: si dimette Pergolizzi.

di Fabio Muzzio

Sul finire della gara avevo di fronte il sole che stava tramontando dietro la tribuna centrale, mentre i riflettori venivano accesi per illuminare l’ultimo scorcio di gara.

Il buon cronista sarebbe partito dalle dimissioni irrevocabili di Rosario Pergolizzi, il tifoso romantico inizia dal paesaggio. Il “problema” del tifoso romantico è che vede il segnale della natura.

È “saltato” il secondo allenatore della panchina azzurra: lo voleva due settimane fa, ci è riuscito domenica sera. In attesa della scelta interna o della ricerca esterna, si mastica amaro e si guarda una classifica che più triste non si può. Cinque sconfitte consecutive in casa, un punto nelle ultime otto gare: ma vi sembra possibile?

Non troviamo più nemmeno le parole per descrivere un disastro che ogni settimana segna un altro passo verso i certi play out e il timore di una retrocessione anche diretta.  A meno che le pensate geniali delle Società di serie A, in accordo con il Presidente di Lega Pro Mario Macalli, non regalino la riforma e la possibilità al Pavia di continuare a disputare un campionato con la presenza dei club B delle squadre cosiddette maggiori e dei soli sodalizi virtuosi. Soluzione, quella delle squadre B, che troviamo francamente irritante.

Anche i lupi irpini hanno sbancato uno tra i campi più traforati della C (noi continuiamo a chiamarla così) e intascano tre punti con quattro tiri in porta: tre gol e un miracolo di Facchin. Ci rimane da sottolineare, e ci costa farlo, che la difesa pavese era da palloncino per i gol subiti. E non ci va nemmeno di raccontare azioni che o c’eri a vederle o se le racconti ti dicono che sono frutto della fantasia. Il tabellino segnala le reti al 14′ di Zigoni e al 55′ di Lasagna per gli ospiti, al 61′ di Fasano, al 72′ autorete di Fissore e al 91′ il gol di Rodriguez. Qui ci fermiamo, meglio così.

Sconfitta di misura e non così netta, ma alla fine sempre sconfitta è. E non abbiamo mai visto una squadra debole che non sia, talvolta, anche sfortunata. Vale, ovviamente, il contrario.

Giunti a questo punto il compito per Alessandro Zanchi e Aldo Preite è quello di trovare il terzo allenatore di una stagione dall’inerzia sempre più preoccupante e dalla delusione cocente, oltre a dover  verificare tutte le opportunità offerte dal mercato. Senza indugiare troppo, in particolare sul secondo fronte.

Mancano due gare al termine del girone di andata e, quindi, diciannove partite alla conclusione del campionato regolare. Più si aspetta e maggiori, se non impossibili, diverranno le azioni per riportare la direzione verso un obiettivo che ci sentiamo, al momento, molto lontano, sportivamente disperato.

I pochi tifosi rimasti a sedersi sulle gradinate del Fortunati e quelli ancor più eroici che vanno pure in trasferta non meritano una stagione così.

Domenica si torna a Monza, campo sempre ostico, per affrontare questa volta la Tritium che, seppur reduce dallo stop di Sorrento, vanta ben ventidue punti in classifica: niente male per la neo promossa di Trezzo d’Adda che continuiamo a pensare non abbiano un budget così superiore a quello messo in gioco in via Alzaia.

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