Sport

Pavia 19 Maggio 2008: la mattinata di un “relatore occasionale”, desideroso di raccontare un’esperienza unica, vissuta in terra tedesca

di Simone Lo Giudice

 

Parlare di sport in Italia significa implicitamente chiamare in causa la parola Azzurro, un termine che deriva dal mondo persiano e che indica il colore nazionale della Repubblica Italiana, utilizzato in manifestazioni sportive parallelamente alla bandiera tricolore. Azzurro che richiama originariamente il blu Savoia (simbolo dell’Unità italiana), ma che esporta ovunque anche il colore del mare, elemento unificante del territorio italiano, almeno di tre “lati” su quattro. Italia: terra di mare, terra di Azzurro, terra di sport, ma soprattutto terra di calcio, terra di giocatori che diventano allenatori. Tuttavia si sa che le eccezioni sono dietro l’angolo: a volte può infatti capitare che gli allenatori diventino “relatori occasionali”.

E’ il 19 maggio 2008 e l’Università di Pavia ospita Marcello Lippi, nel progetto “Sport e comunicazione. Costruzione di una nazionale vincente”. Il dibattito è moderato da Carlo Genta (conduttore dei programmi sportivi di Radio 24) e partecipa anche Fabio Tavelli (inviato di Sky Sport). All’introduzione del rettore Angiolino Stella segue l’intervento di Marcello Lippi, il ct protagonista della vittoria italiana ai Mondiali di Germania 2006, “la più grande gioia sportiva vissuta dalla Nazione dopo quella di Spagna 1982”.

Il racconto di Marcello ascolta la voce del cuore: egli ripercorre passo per passo l’esperienza pre-mondiale, anche se quando ci sono di mezzo i sentimenti rispettare un rigido ordine cronologico significa spesso soffocare il resoconto spontaneo dell’esperienza stessa. “Vivere un Mondiale significa vivere un’esperienza diversa da quella che si respira prima di ogni Domenica”: Marcello ricorda i tanti successi ottenuti sulla panchina della Juventus, ma sostiene che ottenere un risultato con addosso la maglia della propria Nazione significa provare una gioia speciale.“Non sono un relatore, ma una persona che desidera raccontare le proprie esperienze”: Marcello oggi non è seduto a bordo campo, ma non per questo veste i panni del relatore; egli desidera raccontare un’esperienza esemplare, in un momento in cui in Italia esiste l’eccellenza, ma spesso manca il “gioco di squadra”. “Nell’estate del 2004 decisi di lasciare la Juventus perché sentivo di avere le pile scariche. Tuttavia dovetti accantonare l’idea di “andare per mare” in seguito alla chiamata della Federazione Italiana”.

Marcello trascorre l’estate 2004 lontano dal suo mare viareggino, ma felice per aver raggiunto il sogno di una vita: poter allenare la Nazionale italiana. Cercando di realizzare un mix tra fuoriclasse (“giocatori che risultano sempre determinanti per i successi della squadra”) e campioni (“giocatori dotati di grandi doti, ma meno abituati a reggere le pressioni in campo internazionale”), la Nazionale di Marcello prende forma, ma dovrà aspettare un po’ di tempo prima di trovare un leader/Cannavaro che “nasce nella quotidianità del rapporto”. Tuttavia, dopo aver ottenuto la qualificazione al Mondiale e dopo aver trionfato nelle amichevoli, il grande entusiasmo che abbraccia la Nazionale va incontro ad una brusca frenata con lo “scoppio” di Calciopoli. In ogni caso, Marcello sostiene che è stata la reazione allo Scandalo ad aver spinto la Nazionale verso il trionfo, anche se “la vittoria sarebbe stata ottenuta ugualmente, perché il nostro era un gruppo forte”. Dunque, “non esiste nessuna analogia con il 1982, in quanto l’Italia targata 2006 era una squadra partita tecnicamente organizzata. Semmai mi piacerebbe ringraziare il prof. Alberoni”. Già da dieci anni prima del Mondiale infatti, Francesco e Marcello s’incontravano spesso d’estate in riva al mare viareggino, e qui un giorno intavolarono un discorso sulla “psicologia di gruppo”, riflessione che sarà riproposta dallo stesso Lippi al collettivo/Nazionale prima della semifinale contro la Germania.

Una volta tornato a casa dopo il trionfo di Berlino, Marcello rincontra Francesco e lo ringrazia. A fare da sfondo al loro incontro è un “mare viareggino/ Azzurro più che mai” che, tra un’onda e l’altra, sospinge ed adagia sulla spiaggia l’idea di un libro: “La Squadra”. Francesco Alberoni e Rosa Alberini prenderanno per mano Marcello nell’intento di raccontare le strategie psicologiche adottate per costruire un gruppo fiero di indossare la maglia azzurra: una Squadra che è stata in grado di seguire il percorso perfetto, che le ha permesso di vivere/vincere un Sogno/Mondiale.

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