Metodi di massimizzazione delle prospettive occupazionali

di Matteo Bertani

Per garantirsi un’occupazione soddisfacente al termine del proprio percorso di studi non esiste una formula magica, l’ingrediente segreto per la ricetta meglio riuscita. Esiste invece l’altruistica ed umile volontà di rendere comune la propria esperienza, al fine di individuare tutt’altro che oggettivi suggerimenti, si spera almeno comunemente utili. Questo il motore ultimo del seguente articolo.
Lo studiare ciò che più ci aggrada, ed eventualmente quello per cui più siamo portati, è sicuramente punto fondamentale di un approccio ragionato, in grado di far partire con il giusto piede, e proseguire spediti un passo dietro l’altro. In fondo l’Università è luogo di cultura, non andrebbe mai dimenticato: quindi si scelga liberamente senza troppo preoccuparsi se il tal corso di laurea è “sovra-frequentato”, si dice non offra grandi “sbocchi lavorativi”, si racconta sia “troppo facile” o altrettanto “difficile”. Starà poi al singolo essere in grado di diversificarsi, questo l’importante, rispetto a quanti lo circondano, potendo dimostrare di avere, in parte, acquisito competenze caratterizzanti, ma soprattutto di avere maturato esperienze diverse e diversificate. Sì: esperienze, più che competenze specifiche.
Dal punto di vista pratico questo significa, ad esempio, accorgersi di come il mondo circostante pulluli di possibilità interessantissime e quasi mai sfruttate dallo studente medio: summer school, workshop, seminari, scuole internazionali, eventi tra i più disparati. Spesso correlati da borse di studio. Non di rado collegati a qualche piccolo premio di ricerca accessibile anche a studenti. Sempre e comunque caratterizzate da ambienti internazionali molto stimolanti.

Anche nell’affrontare una scelta di tesi potrà essere utile e funzionale non accontentarsi di quanto il buon e ben fornito ateneo pavese è in grado di offrire: in altri dipartimenti, altre università, altri stati, si troveranno spesso e volentieri persone competenti e disponibilissime, che ci forniranno tutto quanto necessario per intraprendere un’attività utile, formativa e, ancora una volta, in grado di caratterizzarci positivamente.
Banale, ma da considerare seriamente con un po’ di tempo in anticipo, la conoscenza delle lingue. Ci si augura almeno quella italiana, molto meglio saperne più di due.
In sostanza il proprio percorso di studi dovrà essere visto da qualunque datore di lavoro, per qualsiasi mansione che dir si voglia, in un’ottica più generale: non semplicemente e solo un percorso di apprendimento finalizzato direttamente e in maniera indissolubile ad una professione, ma uno strumento per raggiungere una “forma mentis”, ovviamente influenzata dagli e correlata agli argomenti di studio, ma allo stesso tempo in grado di adattarsi e rivalutarsi in attività anche parecchio distanti.
Nel moderno mondo del lavoro assolutamente dinamico, mutevole ed internazionale verrà apprezzata la capacità di relazionarsi in contesti diversi, anche al di fuori delle linee comunemente tracciate, dimostrando di essere stati in grado di sfruttare al meglio le occasioni che ci sono state poste d’innanzi, come di essersi protratti attivamente a ricercarne e valorizzane altre meno accessibili e comuni, al di fuori da ogni confine accademico, territoriale, linguistico e, perché no, disciplinare.
In poche parole avremo successo se dimostreremo di non esserci limitati al minimo indispensabile richiesto per il conseguimento di un pezzo di carta comunemente detto laurea.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *