L’ordine dei giornalisti non ci libererà dal male, amen

Prologo

Da almeno 15 mesi l’Ordine dei Giornalisti (che da adesso chiameremo per comodità OdG) è oggetto di scherno da parte del sottoscritto per motivi che andrò a spiegarvi nel corso di questo post.
In questi giorni tale ordine è balzato agli onori della cronaca per mano del proprio vate Enzo Iacopino, colpevole del reato di lesa maestà: il presidente ha infatti presentato un esposto contro Nostra Signora di Cologno  Barbara D’Urso.
Visto che l’avvenente, quanto ormai in età, presentatrice napoletana non necessita di presentazioni, diamo una rapida occhiata ai fatti.

Iacopino contesta alla regina dei salotti un uso improprio della libertà derivante dalla propria professione di presentatrice, utilizzandola come mezzo per intervistare (un’attività a stretto appannaggio dei giornalisti, sapevatelo) i parenti e gli intimi di madama Elena Ceste, rovistando nella sua vita privata come farebbe un senzatetto nei cestini del rudo.

Fin qui tutto bene, fin qui il Signor Iacopino è l’aitante omaccione in calzamaglia e mantello che viene in soccorso della schiavitù eterea a cui ci costringe quotidianamente la Barbarona nazionale.
Peccato che arrivi in ritardo di svariati anni.
Facciamo qualche passo indietro.

 

Nascita e fenomenologia della TV dell’orrore for dummies: da Buona Domenica a Domenica Live e soci.

Fatto: la TV dell’orrore ha iniziato a diventare ciò che tutti a malincuore conosciamo grazie all’azione congiunta delle famiglie Misseri/Scazzi, pur avendo manifestato dei prodromi nelle figure di Annamaria Franzoni, Erika e Omar, Rosa e Olindo, eccetera.

Vicende scorbutiche e difficili da trattare che relegavano la cronaca nera a fenomeno da prima pagina a  breve termine, lasciando poi lo spettatore/lettore/ascoltatore medio libero di assimilare le basilari nozioni su ciò che stava accadendo in Italia e nel mondo.

Barbara D’Urso ha avuto tuttavia la più grossa delle intuizioni. Anzi (mi correggo in corsa in quanto scrivo seguendo lo stream of consciousness), l’ha fatta più bastarda ancora: si è appropriata di un’intuizione altrui facendola sua, diventandone depositaria dei diritti ed assurgendo a guida spirituale di ogni massaia over 65.
Barbara D’Urso ha fatto sua la tv dell’orrore.

Esaurita ormai l’onda del contenitorone domenicale condotto da Claudio Lippi e Paola Perego, in cui Sara Varone e Elisabetta Gregoraci facevano bagnare i maschietti italiani col porno softcore proposto sotto le sembianze di forme maggiorate in tavola da surf, il delitto di Avetrana è arrivato come una provvidenza dopo un anno di libertà dall’incatenamento televisivo domenicale, in cui l’unico pubblico soddisfatto era quello dei calciofili.
La morte in diretta su Rai Tre aveva pesantemente scosso l’Italia e le coscienze timorate di Dio del pubblico, il cui cordone ombelicale non si è mai realmente staccato dal grembo di “Mamma Rai”. Barbara ne è rimasta folgorata. Non poteva non approfittarne. Bisognava capire come.

 

Barbara all’attacco!

Nel florilegio di processi dei lunedì mediatici a tema horror (vedansi Quarto Grado et similia), Barbara ha inglobato il best of del becerismo cronachistico di Salvo Sottile, Di Più TV e testate nate al solo scopo di lucrare su tragedie di questo genere, delle quali non farò i nomi perché non meritano ulteriore pubblicità.

Ed eccoci alle calende di novembre 2012: l’accoppiata di presentatori del revisionato contenitorone domenicale sta affondando il programma, proponendolo come controparte televisiva del Titanic (perché, andiamo, è impossibile far andare male un contenitore domenicale).
Barbara ha la presenza scenica giusta: finta empatia, sorriso “Mentadent”, belle tette e chiacchiera fluida; il ritratto ideale per un certo tipo di trasmissione.

Parte così l’invasione non solo nelle case, ma anche nella privacy degli italiani.

Approfittando degli irrisolti casi di Yara, Melania e compagnia cantante, che dovrebbe essere a stretto appannaggio degli inquirenti, Barbara porta la morte nelle domeniche degli italiani non-calciofili (a mio parere splendida e riuscitissima allegoria di ciò che rappresenta la domenica per chi non segue gli sport).

Barbara va a rompere i coglioni a casa di chiunque abbia anche solo incrociato in autobus queste persone, e Iacopino non si fa sentire. L’italia manco lo conosce, ‘sto Iacopino.
La sciura Rosetta, residente in via Gandolfi numero 4, dirà di lui, mentre alle 10 del mattino spegne la nona MS della giornata: «Talà è maladducatu ma iè ancora picciliddu, però avi a mettiri giudizziu cu so nanna ca la fa ‘nfuddiri sempri».

 

Enzo Iacopino, la sua proprietà di linguaggio e la mia travagliata pubertà

La prima manifestazione di Iacopino si ha nel 2013, precisamente ad agosto, e qui ritorniamo all’inizio di questo post.
Una notizia inonda il mio cuore di speranza: l’OdG presenta un esposto contro la Rai, contestando alla TV di Stato il fatto che le selezioni siano aperte soltanto a chi ha frequentato con successo la scuola di giornalismo di Perugia.
Minchia, mi dico, ci siamo! Qualcosa inizia a muoversi. Se quella è la TV di Stato, ogni iscritto all’albo dei giornalisti deve poter aspirare ad una scrivania ottenuta per meritocrazia!

Peccato che la mia sortita nella “Valle Incantata” duri all’incirca 18 minuti: indagando scopro che nell’esposto si contesta a Mamma Rai il fatto di non prendere in considerazione anche i diplomati alla scuola di Milano.
MA ALMENO AVESSERO DETTO TUTTE LE SCUOLE D’ITALIA, ALMENO QUELLO.
E invece no, secondo il nostro prode Iacopino, Rai dovrebbe selezionare da Perugia e Milano, e affanculo tutti quegli stronzi che non si sono potuti permettere un budget a cinque cifre per studiare in queste (prestigiose eh, nessuno lo mette in discussione) scuole.

Da lì in avanti ho sempre diffidato dell’OdG.

Nell’esposto Enzo Iacopino definisce Barbara D’Urso una soubrette: termine oltremodo sessista e iniquo che designa una donna che balla in abiti discinti e che, solitamente, fa da spalla ad un conduttore (rigorosamente uomo, nell’italietta che ha bisogno delle quote rosa per ribadire una parità dei sessi che non sarà mai compiuta fino a che le stesse non cesseranno d’esistere, ma mi ci dilungherò in altre sedi).

La soubrette, dunque, credo di andare sul sicuro dicendo che ha il ruolo di far decollare l’audience e gli apparati genitali maschili dell’Italia che non conosce internet e Youjizz (da sempre meglio del più noto Youporn).
E credo di andare altrettanto sul sicuro dicendo che, pur senza negarne l’ascendente carnale, la cara Barbara non me lo fa alzare dai tempi della pubertà. Ammesso e non concesso che me lo abbia mai fatto alzare, a quell’età chi sta a contare le volte.

Tornando a noi, Iacopino dovrebbe farsi un giro all’Accademia della Crusca, perché da un giornalista, più che da altri onesti lavoratori, ci si aspetta una proprietà di linguaggio che culmini in un utilizzo sempre adeguato e pertinente della terminologia in questione.
Enzo, vengo in tuo soccorso: BARBARA D’URSO È UNA PRESENTATRICE.
Le soubrette sono (o erano) Aida Yespica, Belen Rodriguez (che mi sta sui coglioni e ha fatto la digievoluzione a presentatricemon), la stessa Gregoraci, eccetera eccetera. Perdona il leggero divario di sex appeal tra la tua proposta e le mie.

 

Concludendo (con Iacopino)

A questo punto la domanda mi sorge spontanea: a cosa dobbiamo questo esposto dell’OdG a danno di Barbara D’Urso?
È  forse un escamotage realizzato nell’ambito di una operazione simpatia per far conoscere l’OdG nel mondo? Perché, parliamoci chiaro, per l’Italia dal quoziente intellettivo superiore a quello di Piccolo Lucio, Barbara è la metastasi della televisione italiana e come tale deve essere eradicata.

 

La morte come motore del ricambio generazionale italiano

Ma per chi conosce l’OdG e la sua inutilità (nessuno si è ancora soffermato a chiedersi il senso dell’esistenza dell’ordine?), questa storia puzza come il pesce e gli ospiti che albergano nello stesso posto troppo a lungo.
Secondo il mio personalissimo (e velatamente arrogante) punto di vista, in questa fiaba non esistono buoni e cattivi, ma cattivi e ancora più cattivi: un House of Cards tutto all’italiana, in cui qualcuno ci farà la figura del grandioso a torto, almeno per quelli che come me confidano che muoiano tutti e si possano finalmente rifondare due aspetti importanti della vita di un Paese, quali televisione e giornalismo.
Perché, e questo credo di non essere solo io a pensarlo, il motore del rinnovamento, in Italia, è la morte. Non l’anzianità o le competenze, ma la morte.

E allora abbandoniamo la democristianità tipica dell’Italia secondo cui non si deve augurare la morte a nessuno. Auguriamoci che qualche ottuagenario si tolga dai coglioni cosicché le nostre competenze possano essere valorizzate (OK, il momento PepeKrilo è concluso).

A parte Barbara D’Urso. Lei la voglio viva. Ma non perché le sia particolarmente legato, quanto perché sarei proprio curioso di assistere ad un eventuale decesso di una persona a lei particolarmente vicina: sarebbe interessante vedere se passerebbe la giornata a parlare con se stessa davanti allo specchio o chiederebbe al mondo il rispetto e la decenza di non romperle i coglioni in un momento tanto delicato.

Dante e il suo contrappasso mi hanno fatto credere in un’irrealizzabile utopia.
Ora me ne torno sulla terra e vado a giocare al Football Manager, così vi lascio ai vostri fatti.

[su_box title=”Errata corrige”][in data 5/12/2014]: come da Linea Editoriale, l’autore dell’articolo Giuseppe Enrico Battaglia si assume le responsabilità per quanto riportato nel suo pezzo.

Quanto detto “La prima manifestazione di Iacopino si ha nel 2013, precisamente ad agosto, e qui ritorniamo all’inizio di questo post. Una notizia inonda il mio cuore di speranza: l’OdG presenta un esposto contro la Rai, contestando alla TV di Stato il fatto che le selezioni siano aperte soltanto a chi ha frequentato con successo la scuola di giornalismo di Perugia. Minchia, mi dico, ci siamo! Qualcosa inizia a muoversi. Se quella è la TV di Stato, ogni iscritto all’albo dei giornalisti deve poter aspirare ad una scrivania ottenuta per meritocrazia! Peccato che la mia sortita nella “Valle Incantata” duri all’incirca 18 minuti: indagando scopro che nell’esposto si contesta a Mamma Rai il fatto di non prendere in considerazione anche i diplomati alla scuola di Milano. MA ALMENO AVESSERO DETTO TUTTE LE SCUOLE D’ITALIA, ALMENO QUELLO. E invece no, secondo il nostro prode Iacopino, Rai dovrebbe selezionare da Perugia e Milano, e affanculo tutti quegli stronzi che non si sono potuti permettere un budget a cinque cifre per studiare in queste (prestigiose eh, nessuno lo mette in discussione) scuole.

Da lì in avanti ho sempre diffidato dell’OdG.” risulta non riscontrato in fonti giornalisticamente attendibili.[/su_box]

2 pensieri riguardo “L’ordine dei giornalisti non ci libererà dal male, amen

  • Dicembre 2, 2014 in 7:48 am
    Permalink

    Egregio signore non so dove lei abbia letto che volevo la Rai allargasse alla sola scuola di Milano la selezione dei neo assunti. Le hanno rifilato una “patacca” come si dice a Roma (l’Accademia della Crusca mi perdonerà) perché si tratta di notizia assolutamente falsa. Buona giornata.

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  • Dicembre 3, 2014 in 12:18 pm
    Permalink

    Stimato Iacopino, debbo umilmente fare ammenda. A seguito del Suo commento sono infatti andato a verificare le notizie che ho riportato e, con mio rammarico, la mia memoria mi ha ingannato.
    Detto questo, il Suo commento non risulta convincente per almeno due motivi.
    Il primo è che non era l’esposto dell’anno scorso l’argomento su cui faceva perno il mio post, dunque trovo quantomeno curiosa la Sua scelta di attaccarsi proprio su quel punto invece che su altri di rilievo ben maggiore.
    La seconda cosa su cui mi permetto di farLe le pulci è la seguente: è vero che non ha mai espresso la volontà di far allargare il concorso alle sole scuole di Milano (in questo la memoria mi ha ingannato), ma ho trovato riscontri nell’internet circa alcune sue dichiarazioni che La volevano intenzionata a estendere il concorso a tutte le scuole patrocinate dall’Ordine.
    Visto che, in Italia, ci sono centinaia se non migliaia di pulciosi pubblicisti che versano nelle casse del Suo ordine la cifra nemmeno troppo irrisoria di 90€ annui, mi piacerebbe sapere in quale modo questo versamento possa garantire loro dei vantaggi.
    I 90 euro sono solo un espediente per il possesso di un costoso e inutile fregio da apporre al proprio curriculum, o ci sono dei vantaggi?
    I 90€ annui che TUTTI gli iscritti versano sono utilizzati per tutelare soltanto i professionisti, o anche i pubblicisti?
    E, per spostare l’attenzione su un altro argomento marginale ma che accende il mio interesse: qual è l’utilità dell’Ordine?
    Nella speranza che possa illuminarci su tali quesiti, dettati da curiosità, mi creda, più che da rabbia o foga, Le ricordo un’altra volta che il tema su cui faceva perno il post era un altro e, dunque, sarebbe piacevole e stimolante continuare questo dibattito in sedi più pertinenti. Magari attraverso un’intervista (se non è abuso della professione) o un contributo scritto di Suo pugno che chiarisca i punti meno chiari del mio post. Buona giornata a Lei.

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