Lectio magistralis di Susanna Camusso: una voce (di donna) fuori dal coro

di Federica Mordini

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Era già noto da tempo e oggi, finalmente, l’Università di Pavia ha avuto l’onore di ospitare una Lectio Magistralis “Rosa”, se così può essere definita. Susanna Camusso, Segretario generale della CGIL, ha tenuto una lezione sul tema “Con voce di donna: leadership e rappresentanza” alle ore 17.00 nell’Aula Magna. L’incontro è stato organizzato dal Dipartimento di Studi Politici e Sociali e dal Centro “Studi di genere” dell’Università di Pavia, in occasione del 650° anniversario della fondazione dello Studium generale della città.

Il rettore Angiolino Stella ha introdotto la lezione con aneddoti e numeri sulla presenza femminile nell’ateneo, a partire da 650 anni fa per giungere ai giorni nostri. A proposito del tema dell’incontro non poteva non ricordare la  figura emblematica di Maria Pellegrina Amoretti , che nel 1777 acquisiva la sua tortuosa e sudata laurea in Giurisprudenza, conquistando nel contempo un altro primato: quello di essere l’unica donna laureata presso l’Università di Pavia a quei tempi. Un fatto che allora diventò un evento mediatico per la sua rarità, attirando migliaia di persone accorse per curiosare alla cerimonia.
Per fortuna oggi una donna laureata non è più una bestia rara. Al contrario, come fa notare il Rettore, le universitarie superano i colleghi maschi, raggiungendo il 55% degli iscritti. Altrettanto alte risultano le percentuali della presenza femminile nei vari organi universitari: il 23,3% della categoria dei Professori ordinari, il 39,1% del personale docente e il 41,4% dei Professori associati è costituito da donne.

Insomma le figure femminili non sono massive nell’ambito universitario, ma come mette in risalto il Rettore, le donne possono vantare una buona rappresentanza  nonostante la loro più recente partecipazione. Inoltre la qualità e la forza dei ruoli da loro ricoperti sono elevate e tangibili, fattori, questi, che compensano la minoranza delle loro quote. La storia e i dati statistici ci dicono che le donne non sono state le protagoniste dei primi 650 anni dell’Università, ma lo saranno sicuramente anche prima del prossimo “compleanno”. Almeno così si spera.

Anna Rita Calabrò, Direttrice del Centro Interdipartimentale “Studi di genere”, ha proseguito l’introduzione illustrando la necessità di interpellare un ospite come Susanna Camusso  ed evidenziando le importanti ragioni dell’incontro.  Molti sono ancora gli ostacoli che il genere femminile deve affrontare ogni giorno, soprattutto sul lavoro. Nel 2011 il tasso di segregazione del lavoro per genere è ancora elevato, al punto che l’Italia si trova al 72° posto (dopo paesi sottosviluppati) nella classifica che monitora il livello della parità dei generi in ben 175 paesi. La discriminazione è ancora piuttosto diffusa nei paesi dell’Ue. Le donne continuano a percepire salari ridotti rispetto a quelli riservati agli uomini e faticano ad occupare posizioni dirigenziali di rilievo. L’ostacolo maggiore, come apostrofa la Pro.ssa Calabrò, è di origine culturale e oltre all’ancestrale motivo di discriminazione, quello della difficoltosa sincronia lavoro-famiglia, sono stati individuati ben 23 altri ostacoli che minano l’evoluzione “rosa”. Pregiudizi sessisti, comportamenti segreganti, esclusione dalle dinamiche del potere e scarso riconoscimento delle cariche rivestite sono solo alcuni di questi ostacoli.

Preso atto delle premesse,  Susanna Camusso, con la sua inconfondibile voce roca e un aplomb invidiabile, mostra subito la sua umanità, la sua modestia. Chi lo avrebbe mai detto che parole risonanti come “Lectio magistralis” scatenassero un leggero timore anche in persone come lei, una donna forte, decisa e ruggente durante le manifestazioni sindacali. Eppure “e’ difficile scindere il pensiero dalla propria condizione e persona quando si parla di donne” afferma.

I temi della lectio sono complicati, soprattutto quando concernono l’essere donna e la rappresentanza nel mondo del lavoro, notoriamente molto strutturato e in continuo mutamento. Sono tante le storie e molte le esperienze nel movimento delle donne. Quest’ultimo definito “carsico” perché, a differenza di altri movimenti, sopravvive anche quando non gioca un ruolo di primo piano nell’agenda sociale ma tende a ricomparire in momenti importanti per il sentire comune.

Il seme della discordia ma anche la fortuna e gli “agi” moderni della condizione femminile risiedono nella storia. Ed è proprio al passato che guarda la Camusso: ai tempi in cui le donne lottavano per acciuffare le 8 ore lavorative, alle rivendicazioni femminili durante gli scioperi partigiani e quando nel ’46 il dirigente del sindacato aveva dichiarato “Una donna in esecutivo basta e avanza”. Le donne venivano considerate uguali agli uomini, non come portatrici di altri punti di vista derivanti da una forma mentale opposta a quella maschile. “ Siamo in una società in cui un dirigente donna non è più considerato un punto di vista diverso, ma una rappresentanza parziale” continua il Segretario generale.
Dalla storia si passa al presente con la promozione e la partecipazione all’iniziativa “Se non ora quando”. La cifra principale dell’evento, che ha scatenato un dibattito mediatico senza precedenti, è stata la difesa della dignità, sentimento che ha coinvolto anche donne importanti rappresentanti schieramenti opposti a quello dell’ospite. Perché? Molte donne hanno constatato che non c’è più un riconoscimento delle proprie competenze e qualità. Queste donne si sono ribellate perché hanno percepito una vicinanza scomoda con altre donne che facevano politica per altre ragioni…personali.

Durante la discussione sulla Leadership non poteva mancare il paragone con la leadership del governo attuale. La Camusso ha definito “potere puro” un uomo solo al comando che si trincera volutamente nella sua solitudine fino a raggiungere un punto apicale. Questo punto sfocia in un leaderismo e ad un’esposizione mediatica che lo difende. Come continua a far notare, una leadership di questo tipo può difficilmente acquisire un’impronta femminile. Qual è il problema? Ancora una volta è l’idea che viene proiettata sulla donna a produrre effetti reali devastanti. L’immaginario collettivo (maschile) vede la donna come una figura concreta, che tende a chiudere i conflitti. Ma qual è la soluzione secondo Susanna Camusso? Innanzitutto è necessario abbassare il tasso di leaderismo e cioè fuggire la convinzione che chi detiene il potere debba mostrarsi autoritario e rinchiudersi in una solitudine governativa. In secondo luogo bisogna sforzarsi di ricordare di essere la rappresentanza di qualcuno, non un dio.

Dopo aver affrontato il tema dei giovani schiacciati da una classe dirigente vecchiarda e gelosa del suo potere e le problematiche che ne derivano, l’ospite ha affrontato le domande di alcuni studenti appartenenti alle facoltà di Scienze politiche,al Collegio Nuovo e al Centro “studi di genere”.
Un applauso ha concluso l’incontro nella fastosa Aula Magna presso la sede centrale dell’Università mentre i più volenterosi hanno partecipato a un brindisi, tenutosi presso il Rettorato, per ringraziare il Segretario generale della CGIL.

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