La torcia olimpica a Hiroshima: cosa c’è dietro al simbolo

Mancano ancora più di due mesi all’inizio delle Olimpiadi di Tokyo, eppure un elemento essenziale della rassegna è già in viaggio nel Sol Levante da tempo. Si tratta della torcia olimpica, partita il 25 marzo da Fukushima, dove dieci anni fa si verificò il terribile marremoto-terremoto. Terminerà il suo percorso allo stadio di Tokyo il 23 luglio, giorno della cerimonia d’apertura.

Proprio oggi, 17 maggio, la torcia affronterà una tappa particolarmente significativa. Attraverserà infatti la città di Hiroshima, luogo denso di valore simbolico per tutto il Giappone. Per ricordare il dramma del 6 agosto 1945 il passaggio della torcia non avverrà in maniera convenzionale. La tedofora infatti nuoterà nel fiume che scorre davanti al Memoriale della Pace, costituito dai resti della cupola di un edificio parzialmente rimasto in piedi dopo lo scoppio della bomba nucleare.

Dopo la pandemia

Quest’anno, inoltre, il senso del percorso della torcia è ancora più ampio, intimamente connesso all’esperienza della pandemia e al conseguente desiderio di rinascita; alla partenza del primo tedoforo il presidente del CIO, Thomas Bach, ha infatti dichiarato: <<La staffetta della torcia olimpica porterà il messaggio di Tokyo 2020, ‘la speranza illumina la nostra strada’, in tutto il Giappone e nel mondo. Riconoscerà anche le sfide affrontate dalla società dallo scorso anno, sottolineando l’importanza dell’unità e della solidarietà all’interno dell’umanità, dimostrando che possiamo solo diventare più forti insieme>>.

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Thomas Bach
Crediti: AFP

Tra antico e moderno

In generale la torcia è innanzitutto l’elemento di raccordo fra le Olimpiadi antiche e quelle Moderne. In antichità il fuoco sacro di Olimpia rappresentava razionalità e inventiva, in rapporto anche a colui che aveva donato il fuoco all’umanità, cioè il titano Prometeo. Nei Giochi dell’Antica Grecia la fiamma doveva bruciare per l’intera durata delle gare nel tempio del Prytaneion a Olimpia. Oggi invece il rito di accensione della fiamma ha luogo presso l’Heraion, il tempio della dea Era, proprio di fronte a quello di Zeus. Alcune “sacerdotesse”, vestite con abiti d’epoca, circondano l’altare e invocano Apollo, in quanto dio del Sole, affinché faciliti l’accensione della fiamma. Tutta la procedura è controllata dalla “Sacerdotessa suprema”, il cui compito è avvicinare la torcia al fuoco e trasportarla allo Stadio Panathinaiko. In seguito la affiderà al primo corridore.

Secondo la tradizione la Sacerdotessa suprema deve essere di nazionalità greca. Per l’edizione di Tokyo ha ricevuto l’incarico Anna Korakaki, campionessa olimpica di tiro a segno. La cerimonia di accensione della fiamma è avvenuta, in realtà, nel marzo dell’anno scorso, ma poi il suo percorso ha subito un’interruzione a causa del Covid.

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Anna Korakaki
Crediti: Getty Images

Il design di Tokyo 2020

Il messaggio trasmesso dalla torcia di Tokyo è caratterizzato anche da un forte rispetto dell’ambiente. Il designer Tokujin Yoshioka – conosciuto pure come “poeta dei materiali” – si è infatti ispirato di nuovo al disastro del terremoto del 2011, sfruttando per il 30% nella costruzione della torcia l’alluminio riciclato proprio dagli alloggi temporanei allestiti in seguito alla tragedia. Inoltre anche la forma ricorda il Sakura, ovvero il fiore di ciliegio tipico della regione di Fukushima e di tutto il Paese. Oltre a essere elegante è piuttosto semplice da utilizzare: il peso e la forma mirano ad aiutare anche i tedofori non vedenti, attraverso un segno che identifica la parte anteriore della torcia.

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La torcia olimpica di Tokyo 2020
Crediti: Tokujin Yoshioka / Pinterest

Un salto indietro

L’intera staffetta di tedofori ha un impatto mediatico di ampia portata e nel corso del tempo si sono susseguite diverse strategie per stupire il pubblico. Questo effetto si ottenne in modo eclatante alle Olimpiadi Invernali di Sochi 2014, dove la torcia venne addirittura trasportata alla Stazione Spaziale Internazionale e poi da lì nello spazio per quattro giorni. Il team era formato da tre astronauti: il russo Mikhail Tyurin, l’americano Rick Mastracchio e il giapponese Koichi Wataka.

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Koichi Wataka, Rick Mastracchio e Mikhail Tyurin
Crediti: Kirill Kudryavtsev / AFP

Il culmine della staffetta è senza dubbio la Cerimonia d’Apertura dei Giochi, in cui la torcia viene utilizzata per accendere il braciere. Lo stesso braciere non dovrà mai spegnersi durante l’intera manifestazione. Tra le accensioni più spettacolari non si può non citare quella delle Olimpiadi di Barcellona 1992, di cui fu protagonista Antonio Rebollo. Atleta paralimpico vincitore di tre medaglie nel tiro con l’arco, scoccò una freccia infuocata con le fiamme della torcia, facendola arrivare dritta al braciere.

Il motivo per cui si pone così grande cura nella realizzazione della torcia e del suo tragitto è che essa non è un semplice simbolo. Il fatto che possa attraversare nazioni così distanti, passando di mano in mano, implica infatti che tali popoli siano in pace l’uno con l’altro. Finché la torcia potrà correre attraverso il mondo, l’umanità potrà correre con lei, secondo una solidarietà reciproca e una comunanza di obiettivi. Se invece la torcia si ferma significa che gli uomini non sono più in armonia. Questo è ciò che è successo nelle edizioni del 1916, 1940 e 1944, mai disputate perché bloccate dal vortice della guerra.

Tutto questo è reso ancora più chiaro dalla voce del fondatore stesso delle Olimpiadi, il barone Pierre de Coubertin: “Possano la gioia e i buoni intenti amichevoli regnare, così che la Torcia Olimpica possa perseguire la sua via attraverso le ere, aumentando le comprensioni amichevoli tra le nazioni, per il bene di un’ umanità sempre più entusiasta, più coraggiosa e più pura.”

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