La moda sta vivendo il suo Annus Horribilis?

 “1992 is not a year on which I shall look back with undiluted pleasure. In the words of one of my more sympathetic correspondents, it has turned out to be an ‘Annus Horribilis’”

Se il 1992 fu l’ Annus Horribilis” per la Famiglia Reale Britannica (secondo le stesse parole pronunciate dalla Regina Elisabetta II nel discorso a Guidhall del 24 novembre), non si può certo dire che, in fatto di moda, questo 2022, a trent’anni esatti da quel discorso, sia stato, tragicamente, meno negativo. Tanti sono, infatti, i cambiamenti, inaspettati (e quasi mai in positivo), che stanno vedendo protagonisti i più importanti brand: attesa e sorpresa sono due sentimenti che gli appassionati del fashion system provano per il futuro. Ma andiamo per ordine. 

Virgil Abloh

Il 28 novembre 2021 moriva, a soli 41 anni, Virgil Abloh, Direttore artistico di Louis Vuitton dal 2018 e fondatore e Amministratore Delegato di Off-White. Di mente brillante, lo stilista statunitense ha ristrutturato la moda dello streetwear : creando capi che riflettono in modo onesto e genuino le più profonde tendenze della street, egli è stato in grado di coniugare questo stile con il mondo del luxury in modo talmente vincente da esser stato consacrato, durante la sua carriera, come il designer più talentuoso dal pubblico dei millennial.

Virgil Abloh (Profimedia)
Virgil Abloh (Foto di John Shearer)
Nuove direzioni creative

Esattamente un anno fa, a novembre 2021, Bottega Veneta annunciava, a sorpresa, la rottura con Dion Lee, suo Direttore Creativo dal 1 luglio 2018: un legame durato tre anni, che, associando la lavorazione della pelle a un gusto tutto dinamico e più attuale, ha dato alla luce capi dallo stile estremamente minimale e pulito, permettendo al brand di raggiungere ampio successo a livello mondiale (è lui il creatore della Pouch clutch, divenuta la borsa più venduta nella storia del marchio). Quello di Dion Lee è stato il primo inatteso rinnovamento della direzione creativa di una Maison. Quest’anno ben tre marchi italiani hanno visto esser sostituiti i loro fashion designer: il giovanissimo britannico Maximilian Davis (di appena anni 27) è succeduto a Paul Andrew alla guida di Salvatore Ferragamo (che, giusto quest’anno, ha modificato il proprio logo, sostituendo alla firma dell’omonimo fondatore un essenziale “FERRAGAMO” in maiuscole), il marchigiano Filippo Grazioli, con già alle spalle importantissime direzioni (era stato, infatti, Senior Women’s Designer presso Hermès e direttore delle collezioni di Givenchy) è divenuto nuovo DC di Missoni, mentre Etro ha dato il benvenuto a Marco De Vincenzo, la cui prima collezione è andata in scena la scorsa Milano Fashion Week. Una ventata di aria fresca si è avuta in queste storiche case di moda, ma è presto per gridare al miracolo.

Riccardo Tisci e Burberry

A questo punto, però, la trama si infittisce. Se pensavamo che fossero ormai passati gli anni di Dion Lee, ex Bottega Veneta (e non solo: era stato direttore del design prêt-à-porter di Celine e aveva lavorato per Balenciaga e Maison Margiela), beh, ci sbagliavamo. Infatti, a settembre 2022 Burberry comunicava a gran voce la sua nuova collaborazione con lo stilista australiano, sostituto del grande Riccardo Tisci, di cui, già da tempo, si vociferava un possibile addio. Varie sono state le innovazioni apportate da Tisci (che adesso si prepara all’apertura di un suo proprio brand) allo stile classico del marchio di lusso britannico, avvicinandolo ad un pubblico più giovanile e meno elitario: interessanti collaborazioni, tra le quali spicca quella uscita a marzo di quest’anno con Supreme, strategie di comunicazioni più immediate, interessanti variazioni (delle quali ultima, ma non meno importante, l’introduzione del nuovo monogram, con le lettere di Thomas Burberry incrociate), hanno portato ad ampliare il suo pubblico di ricezione e di acquisto. Tra consensi e critiche, abbiamo assistito ad un vero e proprio processo di svecchiamento, simile forse a quello subìto da Gucci con Alessandro Michele. Ma di questo parleremo dopo.

Tom Ford vende il suo brand

Il 15 novembre Tom Ford vende il suo omonimo marchio a Estée Lauder, una delle più gradi aziende nel mercato dei cosmetici, per 2,8 miliardi di dollari. Lo stilista texano manterrà la direzione creativa fino alla fine del 2023. Mentre a Estée Lauder verrà affidata la divisione cosmetici, il Gruppo Zegna si occuperà della sezione moda e Marcolin avrà in gestione l’eyewear. L’accordo finale ha finalmente posto fine alle dicerie su una possibile acquisizione del brand da parte del Gruppo Kering, di cui faceva parte lo stesso Tom Ford, in quanto Direttore Creativo di Gucci dal 1990 al 2004. Diverse voci sostengono che l’intenzione da parte di Tom, dopo ben diciassette anni alla guida della sua Maison, sia quella di abbandonare le passerelle per proiettarsi su nuovi orizzonti, tra cui quello cinematografico: in effetti, in passato, si era già dedicato a lungometraggi, “A Single Man” e “Animali notturni”, molto apprezzati dalla critica. Che riuscirà a conquistare anche il mondo del cinema? Se dimostrerà lo stesso talento profuso nel settore della fashion, saranno solo successi e la moda dovrà farsene una ragione.

Lo scandalo Balenciaga

Tra il 16 e il 21 novembre Balenciaga pubblica sul suo sito, a scopo pubblicitario, foto di bambini che reggono in mano orsacchiotti imbragati con bretelle da giochi sadomaso per adulti. Inoltre, nelle immagini compariva anche una copia stampata di una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti sulle leggi sulla pornografia infantile. Subito parte lo scandalo. Mentre da alcuni viene visto come l’ulteriore sfacciata provocazione del Direttore Creativo Demna Gvasalia, che già aveva stupito per le Crocs con tacco divenute ricercatissime sul mercato, per le buste della spesa divenute costose borse in pelle, per l’ultima sfilata andata in scena in una enorme voragine di fango maleodorante, da altri, invece, è interpretato come una volgare e insensata strategia di vendita. Contaminare l’innocenza infantile con accessori in stile BDSM (Bondage e Disciplina, Dominazione e Sottomissione, Sadismo e Masochismo) ha portato la storica casa di moda parigina a essere “vittima” di innumerevoli critiche, delle quali ultime quelle di Kim Kardashian: l’imprenditrice statunitense, grande ambassador di Balenciaga negli ultimi anni, si è dichiarata sul suo profilo Twitter “disgustata e indignata” proprio per questi ultimi, scioccanti, post (subito ritirati), per i quali, comunque, la Maison si è pubblicamente scusata.

Raf Simons

Il giorno successivo allo scandalo di Balenciaga, il 22 novembre, Raf Simons annunciava la definitiva chiusura del suo omonimo marchio. E tutto questo con un banalissimo e sobrissimo post su Instagram. Nonostante continui a essere Direttivo Creativo di Prada insieme a Miuccia (di cui vi sono notizie non confermate su un suo probabile abbandono), lo stilista belga lascia un enorme vuoto nel mondo della moda: dopo ben ventisette anni di rivoluzioni nel settore dello stile maschile, caratterizzate da un innovativo matching tra sartorialità del passato e tessuti e volumi dello streetwear moderno, l’addio di Simons segna una grave perdita nel settore del menswear.

Alessandro Michele e Gucci

Come se non bastasse, a un giorno esatto dall’annuncio di Raf Simons, il 23 novembre, Gucci dichiara la rottura dei legami con Alessandro Michele, suo Direttore creativo dal 2015. Una catastrofe si è abbattuta nel mondo della moda. Forse mai, nella storia del prêt-à-porter, si sono avuti così tanti eventi eclatanti come in questi giorni: un avvicendarsi continuo di notizie – bomba, che ha lasciato grande sgomento e senso di disorientamento. E, bisogna ammetterlo: la fine di Alessandro Michele ci ha proprio fatto crollare.

Appena un anno fa, il Vogue Business Index indicava Gucci come il marchio più riconoscibile e riconosciuto dai consumatori della Generazione Z. Questo importante premio coronava la sfavillante attività di Michele alla guida creativa della Maison fiorentina: sono stati sette anni di grandiosi successi, di riuscite collaborazioni e di indimenticabili fashion show, che hanno permesso al brand di accrescere enormemente il suo fatturato (si parla di un aumento pari al 35% ogni anno, fino a fissare nel 2018 la cifra di 10 miliardi di fatturato). Alessandro Michele è un artista nel vero senso della parola: sempre stupefacente, egli incarna l’essenza più pura e autentica della magia e della sorpresa artistica, valorizzando, con estro e ardore impareggiabili, tematiche di importante rilevanza sociale: la libertà di genere, il concetto del genderless, il rifiuto di canoni di bellezza prestabiliti, la meraviglia della diversità, in tutte le sue declinazioni. Con afflato poetico, tutte le sue creazioni hanno gridato la volontà di cambiare l’immagine ormai antiquata di Gucci e, dopo sette anni, con uno stile che oscillava sempre tra dolcezza e intemperanza, tra sentimentalismo e leziosità, bisogna dire che ci è riuscito. L’unica cosa che speriamo è rivedere presto Alessandro Michele alla guida di una nuova Casa di moda (magari una sua personale), di assistere a tutte le sue future creazioni e di gridare, ancora una volta, alla meraviglia.

Questo anno ha visto straordinari (e non sempre l’aggettivo indica qualcosa di positivo) eventi nel mondo della moda. In questi mesi si sono susseguiti, uno dopo l’altro, fatti di grande impatto, che sicuramente avranno importanti conseguenze, soprattutto per quanto concerne il successo e fatturato dei vari brand. Certo, il termine “moda” include necessariamente il concetto di cambiamento e di evoluzione, ma, per quanto si è visto, non sempre si sfocia in risultati positivi. E, dopo mesi e mesi di scandali, si può effettivamente affermare che il 2022 sarà per la fashion history il suo “Annus Horribilis”.

Lorenzo Latella

Pugliese di origine, sono studente di Lettere classiche presso l'Università degli Studi di Pavia e alumnus del Collegio Ghislieri. Nutro una grande passione per il mondo del fashion and luxury style, che cerco di coltivare come redattore di Inchiostro, in cui mi occupo della sezione-moda.

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