LA CRONACA. Le strategie di salvezza di Berlusconi: “resta” in campo

di Francesco Iacona

Era scomparso dalla scena mediatica e politica da mesi, eccetto qualche sporadica apparizione con annesse dichiarazioni (talvolta discordanti tra loro): «Faremo le primarie. Forse mi ricandido. Anzi, forse no. Farò sapere». E a dire il vero, a parte queste rare apparizioni, Silvio Berlusconi aveva abbandonato la scena quando nel novembre 2011 si dimise da Capo del Governo per consegnare il potere amministrativo del Paese a Mario Monti.

A farne le veci in questo periodo è stato il “delfino” Angelino Alfano, che per un anno si è sobbarcato le responsabilità di dichiarazioni politiche, di mantenere unito un partito in dirittura di frammentazione e di confermare volta dopo volta – e bisogna capire quanto volentieri – la fiducia al governo dei tecnici. In questo frangente, inoltre, forse sulla scia di altre correnti riformatrici della politica (vedi Matteo Renzi nel Pd ma anche i giovani del Movimento 5 Stelle), all’interno del Pdl è nato il movimento di cosiddetti “formattatori” – capeggiato dal sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo – con l’intento di chiedere maggiore spazio per i giovani militanti e che i candidati pidiellini vengano scelti tramite le primarie.

Bene. Dopo un anno di silenzio, interrotto solo da fugaci apparizioni, Silvio Berlusconi ha deciso di tornare. E col botto, anche.

Mercoledì 24 ottobre fa notizia l’annuncio del suo ritiro dalla politica, dando il via libera alle primarie di partito; dando così l’idea di aver dato ascolto alla parte “formattatrice” del partito. Ma solo due giorni dopo arriva la sentenza di primo grado di uno dei processi di cui Berlusconi è imputato: condanna a 4 anni di carcere per frode fiscale, più 5 di interdizione dai pubblici uffici e 3 dalla gestione dalle imprese, oltre a 10 milioni di euro da restituire all’erario.

L’ex premier non deve certo averla presa bene e la sua reazione è stata celere più che mai. Solo ventiquattro ore dopo eccolo in conferenza stampa con al fianco il suo fido avvocato Niccolò Ghedini. Conferenza stampa nella quale ha rinnovato il suo vittimismo nei confronti della magistratura, tanto da sostenere (tirando in causa come esempi anche il caso Sallusti e la condanna dei sismologi dell’Aquila) che «ormai l’Italia non è più una democrazia, ma una dittatura della magistratura: una magistratocrazia». Convinto di essere vittima di una «persecuzione giudiziaria senza precedenti», Berlusconi ha dichiarato di voler tornare in campo – o ancora meglio di  «sentirsi costretto» a restare in campo – per contribuire a riformare e migliorare la giustizia italiana. Ma nonostante ciò, pare, le primarie di partito restano confermate e lui non si ricandiderà a premier.

Inoltre, una stoccata anche al Governo Monti, cui valuterà se staccare la spina o meno, avendolo accusato di avere «introdotto misure che portano l’economia in una spirale recessiva» e di essersi fatto imporre l’agenda dalla cancelliera tedesca Angela Merkel.

 

 

Segue il commento a: http://inchiostro.unipv.it/?p=8542  

L’articolo sulla condanna di Berlusconi: http://inchiostro.unipv.it/?p=8517

 

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