Instagram Face: controllare una bellezza irreale

Negli ultimi cinque anni, Instagram ha contribuito alla diffusione di un canone estetico femminile tanto preciso quanto biologicamente irreale: zigomi alti, occhi allungati, labbra carnose, naso alla francese, pelle chiara ma abbronzata, capelli lisci. Quasi tutte queste caratteristiche sono tipiche di etnie diverse, ed è quindi pressoché impossibile nascere con la cosiddetta Instagram Face.
Se si utilizzano le opzioni di modifica automatica di FaceTune o AirBrush, le più popolari app di fotoritocco, succede però esattamente questo: gli zigomi vengono alzati, il volto viene snellito, il naso viene rimpicciolito e le labbra ingrandite. L’acne sparisce. La sensazione è di essere prese e trasformate in quanto di più simile possibile a una Kardashian. Facetune e Airbrush hanno milioni di utenti.
Quello che sembra un fatto minore, limitato alla superficiale dimensione del tempo libero che viene ancora associata ai social network, ha conseguenze economiche e sociali significative, e sia alcune istituzioni che lo stesso Instagram se ne stanno accorgendo.

La normalizzazione della chirurgia plastica
Fino a vent’anni fa, la chirurgia plastica era ancora percepita come radicale e rischiosa. Negli ultimi tempi, però, il numero di persone che si sottopongono a un intervento negli Stati Uniti (che, oltre a essere uno dei paesi più ricchi del mondo, è anche quello dove si utilizza di più Instagram) è aumentato esponenzialmente. Grazie alla popolarità di interventi come i filler, meno invasivi del rifacimento completo di una parte del corpo, la chirurgia plastica non sembra più essere destinata a persone che vogliono cambiare radicalmente aspetto perché stanno invecchiando o sentono di avere difetti visibili; il nuovo cliente medio è donna (92% degli interventi), tendenzialmente giovane e interessata a lievi ritocchi. Sono comparse, in parallelo, centinaia di profili Instagram di chirurghi estetici che pubblicano i risultati di interventi che sembrano semplici, rapidi e sobri. Niente a che vedere con le spaventose foto delle celebrità rifatte male anche solo dieci anni fa. La chirurgia plastica adesso è elegante e accessibile: se prima era visto come una soluzione d’emergenza per persone superficiali terrorizzate dall’idea di invecchiare, adesso il botox è un atto di self-love perché serve a piacersi. E in un periodo in cui il social network più popolare è interamente basato su immagini, piacersi diventa piuttosto importante.

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(Illustrazione di Eleanor Taylor)

Like Megan
Ad aver giocato un ruolo sicuramente significativo nell’ascesa di questo nuovo modello estetico e, di conseguenza, della chirurgia plastica per le fasce di popolazione che possono permettersela e della frustrazione per quelle che non possono, non sono state solo le influencers e app come FaceTune. Lo stesso Instagram, introducendo lo strumento degli effetti per le stories nel 2018, ha visto il moltiplicarsi di filtri creati dagli utenti che facevano, un po’ grossolanamente, quello che prima bisognava fare con Photoshop o con app esterne: eliminare l’acne, snellire il viso, ingrossare le labbra e simulare un’abbronzatura.
Lo scorso autunno, Instagram ha annunciato che avrebbe rimosso dalla piattaforma tutti gli effetti che simulavano interventi di chirurgia plastica. Tuttavia, ad essere stati effettivamente rimossi sono stati soltanto quelli che lo dichiaravano, come Fix Me o Plastica: allo stato attuale, sono ancora disponibili centinaia di filtri con nomi più o meno vaghi (Beauty Protection, Top vs Angel, Like Megan) che agiscono allo stesso, identico modo. Basta attivarli per avere zigomi alti, pelle perfetta, labbra carnose e irreali occhi azzurri. Rimangono attivi durante i video e, se si vuole nasconderne l’utilizzo, basta salvarli nella galleria e ricaricarli successivamente.

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(Illustrazione via Harper’s Bazaar)

L’anti-influencer
L’esistenza di una così ampia quantità di strumenti per modificare il proprio aspetto fisico ha conseguenze che vanno ben oltre il semplice slittamento verso l’irrealtà dei canoni estetici. Molte influencers che vivono grazie ai prodotti che sponsorizzano su Instagram (e quindi, di fatto, grazie alla propria immagine) hanno effettivamente la capacità di orientare i consumi del proprio pubblico. Se un’influencer pubblicizza una crema antirughe sostenendone i risultati miracolosi grazie a selfie modificati con FaceTune, sta facendo pubblicità ingannevole, ed è un reato. Tuttavia, non è sempre facile rendersene conto.

Con l’aumentare del peso sia economico che sociale delle influencers, sono nate svariate pagine Instagram dedicate all’analisi attenta di ogni singola foto pubblicata dalle celebrità per smascherare le modifiche. Ecco che compaiono piastrelle ricurve dietro a un punto vita che è stato ristretto, strane sfumature dove c’erano delle rughe e differenze consistenti rispetto ad altre foto della stessa persona, ma scattate da angolazioni diverse o da qualcun altro.
Account del genere contano milioni di followers e, nonostante si sforzino di sottolineare che il loro fine è promuovere canoni di bellezza reali e l’accettazione di sé, la conseguenza principale della loro esistenza è lo scatenare centinaia di commenti intrisi d’odio sotto ogni post. La cattiveria canalizzata da questi profili è tale da far apparire, al confronto, davvero poco grave l’essersi cancellate la cellulite. Tuttavia, dato il loro massiccio pubblico, gli account anti-influencers finiscono per diventare, paradossalmente, influencers a loro volta, e continuano quindi a pubblicare lo stesso tipo di contenuti intervallato da pubblicità. Il risultato che ottengono è esattamente lo stesso, ed è decisamente lontano dal promuovere il body positive.
In quella che somiglia sempre di più a una lotta impari e istintiva da Far West, ma che muove ormai capitali consistenti perché è in grado di indirizzare in maniera rilevante i consumi, viene da farsi una domanda: ci sono delle leggi, o su Instagram vale tutto?

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(Illustrazione via Cosmo.ph)

“Tempo libero”
Il mese scorso, l’Inghilterra ha vietato l’uso di filtri Instagram nelle pubblicità di cosmetici e make-up sui social, giudicandolo una forma di pubblicità ingannevole. L’obiettivo è anche, come dichiarato dall’ASA (Advertisings Standards Authority), far sì che le persone smettano di confrontarsi con standard di bellezza irreali. Fino adesso, tuttavia, i principali passi avanti in tal senso non sono partiti dalle istituzioni, ma dagli stessi utenti di Instagram: la diffusione, negli ultimi anni, di account e hashtag dedicati ai corpi reali ha spinto la piattaforma ad adottare provvedimenti almeno simbolici, come la già citata rimozione dei filtri associati alla chirurgia plastica.
Il fatto che Instagram si stia auto-regolamentando, però, non è sufficiente né giusto. I social network non sono più tempo libero: sono lavoro, consumo e politica. Dei privati hanno assunto un potere globale senza precedenti e non privo di controversie – per citarne una recente, la decisione di Facebook, Instagram e Twitter di silenziare gli account di Donald Trump. Le reazioni alla diffusione di un canone estetico standardizzato non solo crudele ed economicamente potente (non sarebbe la prima volta), ma anche totalmente artificiale non devono venire né da Instagram né da noi: servono delle regole.
Quello dell’ASA, dunque, non è un traguardo. Deve essere un inizio.

Ilaria Bonazzi

Studio Storia a Pavia. Caporedattore dall'autunno del 2019 e direttore editoriale dal gennaio del 2021, per Inchiostro curo anche la rubrica degli incipit e La settimana in breve.

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