InChiostroVeritas (9) – Papa(veri) e papere

di Matteo Merogno

Tra tutte le notizie shock dell’ultimo periodo sicuramente si fanno notare i risultati delle elezioni e le dimissioni del papa. Delle prime probabilmente parleremo in seguito, per evitare ora di cadere in luoghi comuni, cosa che accade quando gli strumenti per giudicare sono ancora troppo condizionati dall’immediato presente. Ammetto di essere attonito, ma forse altrettanto inesperto. Perciò per ora: ai posteri l’ardua sentenza, come già da tempo suggeriva qualcuno. Sul papa e sulla sua uscita di scena, invece, possiamo sbizzarrirci.

Perché nella Bibbia di solito Dio guida a vivere dignitosamente la sofferenza, il dolore, le persecuzioni, le sfide, i complotti, le ingiustizie – non le dimissioni dalla carica più importante di un sistema multimilionario che sembra ancora oggi, per qualche assurdo ma comunque geniale motivo, confermare la sua importanza. Da tempo grazie a pensatori come Guglielmo di Ockham, abbiamo imparato a scindere fede e religione, il credere in Dio e il credere nella Chiesa; ma, purtroppo, se una figura che dovrebbe essere la voce del Signore sulla terra dice di non essere più in grado di continuare il suo lavoro, l’esistenza di Dio sembra essere una burla, uno sbaglio, una papera. In moltissimi hanno ipotizzato uno sfondo politico, oscuro, hanno avvolto nell’ombra questa vicenda paragonando il coraggio di dire basta dell’attuale papa alla non paura di avere coraggio di Giovanni Paolo II, ma nessuno ha deciso di spingersi oltre, di trarne delle ovvie conclusione teologiche. Molte volte Dio è stato messo in crisi dal male: perché, se esiste il male, Dio com’è giustificato? È stato messo in crisi dalla guerra: perché, se esiste la guerra, perché Dio la permette? E sempre con risposte fantasiose e consolatorie le guardie svizzere dei piani alti, quelle celesti, sono riuscite a trovare una soluzione, non convincente, ma comunque tranquillizzante. Ma ora caspita, a mettere in crisi Dio è il papa stesso, è la Chiesa, che dimostra con il suo gesto non solo che Chiesa e fede non hanno niente a che fare tra loro, ma distrugge la fede stessa, perché conferma l’inconsistenza di Dio e il trionfo dell’uomo. Esatto: non la piccolezza, il trionfo. Perché il papa ha fatto trionfare l’umanità scegliendo di rifiutare la sua carica come se fosse stata quella di un dirigente o un presidente qualsiasi. L’uomo quando crede in un ideale è pronto a stancarsi, a combattere, a mettersi alla prova con tutte le sue forze; e se si arrende è perché, con ogni probabilità, ciò in cui credeva è crollato. Non era abbastanza per reagire alla stanchezza. Il papa ha fatto questo. Dio non è stato abbastanza per reagire alla sua stanchezza. Non è riuscito a fare in modo che per Dio ne valesse la pena. È così, non ci sono scuse, anche se per divertirvi potete ingegnarvi e trovarne anche di molto originali. E qual è la follia? Il presidente della Repubblica per questo “gesto eroico” ha regalato al Santo Padre un’edizione rarissima e costosissima de I Promessi Sposi.

Il premio per aver ceduto! Mi sembra così ossimorico… Mi sembra così offensivo per un’umanità che lotta costantemente con le difficoltà del quotidiano e quando si arrende non riceve un magnifico premio, ma al limite un licenziamento.

Non ridere, non piangere, ma comprendi!

Per dire e suggerire: inchiostroveritas@gmail.com

5 pensieri riguardo “InChiostroVeritas (9) – Papa(veri) e papere

  • Febbraio 27, 2013 in 12:23 pm
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    Tralasciando l’ennesima azione che evidenzia l’inutilità dell’attuale presidente della Repubblica (che potrebbe imitare Benedetto XVI, ma lasciamo perdere), trovo che ci sia una contraddizione nella riflessione – contraddizione a mio modesto parere. Perché per la mia sensibilità di credente (modo di vivere Dio diversamente dal bigotto), ho capito da tempo che molto spesso fede e religione hanno pochissimo in comune; sicché l’abdicare del capo della religione non può in minima parte intaccare la mia fede. Se Chiesa e fede non hanno niente a che fare tra loro, la fede del credente non può essere distrutta – perché sebbene io creda in Dio, in una e tre persone, incarnato nella Vergine Maria, una scelta umana (perché il papa è comunque un uomo, con buona pace dell’infallibilità pontificia) non può condizionare la fede in qualcosa di sovraumano. Così come la fede in qualcosa di infinitamente più grande mi spinge ogni domenica ad ascoltare la Sua Parola, e a ricercare uomini di Chiesa che le sappiano dare un senso nell’omelia – e non accontentarmi di andare nella chiesa più vicina dove il prete non fa altro che ripetere da anni chi vota se siamo in periodo elettorale, o lanciare strali contro evoluzionismo e progressi sociali se non ha altri argomenti.

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    • Febbraio 27, 2013 in 1:54 pm
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      Stefano, molte grazie per il tuo intervento. Esprimi un punto di vista altro(cosa sempre interessante) e mi dai la possibilità di “fare filosofia”. Io, per ora, credo in ciò che ho scritto. Perché che si tratti di umano o “sovraumano”, si tratta comunque di verità ontologiche, cioè esistenti, essenti, che sono e, per forza, condizionano il mondo. Per esempio se tu esci di casa in pieno inverno con addosso solo pantaloncini e maglietta, sicuramente avrai freddo. Perché ti manca qualcosa: il fatto di non avere i vestiti ha modificato le tue sensazioni. Ecco, il papa è come se fosse uscito di casa senza i vestiti, ma non avesse avuto freddo. Lui ha cambiato qualcosa, ha modificato qualcosa, eppure non ci sono state conseguenze. E’ stato possibile uscire di casa senza avere freddo. E’ stato possibile dimettersi da una carica del genere, che comunque, pur anche io affermando la netta distinzione fede-religione, unisce in sé proprio questi due aspetti. Solo questo. Comunque per le persone, come mi sembra di aver capito possa essere tu, con una “bella fede”, candida, ingenua, pura e archetipa, io ho molta stima. Hanno il coraggio di credere in qualcosa e lo dimostrano anche nella realtà, nella vita. Il Papa a quanto pare non lo ha fatto!
      Spero di aver superato la contraddizione come direbbe il buon Hegel. Non ridere, Non piangere, ma comprendi!

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      • Febbraio 28, 2013 in 3:55 pm
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        A causa della mia letteraria deformazione professionale, preferirei correggerti quell’ “ingenua” con “genuina”, ma ho compreso il tuo pensiero, e condivido quanto hai espresso – e ho apprezzato la metafora dei vestiti e dell’inverno, molto azzeccata

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  • Febbraio 28, 2013 in 12:35 pm
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    Caro Teo (scusa, siamo compagni di redazione, ti chiamo così…), qui non si tratta di “credere o non credere”, “Dio o non Dio”, ecc. Si tratta di vedere una cosa lapalissiana, anzi, più d’una:
    1) Credente o non credente che sia, un essere umano non può guidare la cattolicità (per giunta, a 85 anni spinti), se non ha collaborazione intorno. Benedetto XVI non l’aveva in casa propria, a partire dal fatterello del maggiordomo e delle carte rubate;
    2) siccome Dio non funziona come gli spinaci per Braccio di Ferro e non dà superpoteri magici a nessuno (lasciamo stare le leggende dei santi, su quelle bisognerà aprire un capitolo a parte), bisognerebbe tenere conto delle effettive capacità umane. Ergo: modestamente, suggeriremmo di introdurre un’ “età pensionabile” anche per i pontefici. Ok, ci perderebbe la “poesia”, la storia del “Papa-che-viene-da-Dio-e-può-riprenderselo-solo-Dio”, ma sarebbe un toccasana in senso pragmatico. Senza un po’ di pragmatismo, su questa terra, non è possibile venire a capo di nulla, nemmeno in fatto di religione. E non ho mai capito perché atti di semplice senso pratico debbano sempre scandalizzare i miei connazionali;
    3) Più che “qualcosa di sovraumano”, definirei la religione “qualcosa di inter-umano, di innato nelle strutture mentali dell’uomo”: insomma, qualcosa di simile al linguaggio quale lo descrive Ray Jackendoff. Per chiarimenti su costui, rimando a: http://www.academia.edu/1563791/Linguaggio_e_natura_umana_in_Ray_Jackendoff

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    • Marzo 1, 2013 in 2:15 pm
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      Cara Erica, hai ragione. Io mi scandalizzo, non del senso pratico in generale però, ma delle sue strane combinazioni. Mi scandalizzo perché ho paura. Ho paura perché proprio non ci riesco a far conciliare Dio e il senso pratico, sono come acqua e olio, è inutile che ti impegni a mescolarli, non è possibile. Ogni azione, ogni decisione, condiziona la vita di tutti. Alcune volte causa cambiamenti lievi, altre volte più drastici, altre ancora addirittura la morte di qualcuno. E questo sì, mi scandalizza. Comunque Erica ti ringrazio sinceramente per il tuo intervento. Siamo sempre critici! Comprendiamo!!!
      Non ridere, Non piangere, ma comprendi!

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