InChiostroVeritas (13) – La sparecchiatrice!

di Matteo Merogno

Domenica verso le 18.00 mi sono seduto in un bar a prendere una cioccolata calda. C’erano tutte le ipotetiche figure che mi sarei aspettato di trovare: le donne in gruppo che chiacchierano a voce alta sorseggiando un the, la coppia sportiva con i vestiti inzuppati dalla pioggia, una famiglia, un gruppo di universitari  e poi i camerieri. Anche una figura inaspettata che faceva cose inaspettate si aggirava nel locale, però.

Delle pantofole invernali per stare in casa, una pettinatura a caschetto sale e pepe (più sale che pepe), un cappotto rosso lungo taglio maschile – che noi ormai andremmo a cercare in qualche mercatino di cose vintage e che lei probabilmente indossava tutti gli inverni da vent’anni. La donna col cappotto rosso non ha nulla con sé. Si aggira tra i tavoli e si improvvisa cameriera, farfuglia tra sé e sé cose incomprensibili, sgrida i clienti che sporcano, aggiunge i tovaglioli quando sono troppo pochi e poi ama sparecchiare. Tazze, piattini, forchette, torte appena morsicate, altre di cui sono rimaste solo le briciole. Sparecchia e parlotta, parlotta e sparecchia. Alcuni la guardano e poi ridono o si interrogano su chi sia, sul perché stia facendo tutto questo. La Sparecchiatrice, così la chiamo tra me e me da quel giorno, vuole guadagnarsi una tazza di cioccolata calda con panna e vuole farlo con l’unico mezzo che può esercitare, il suo lavoro. Forse affetta da una di quelle che la nostra società definisce “patologie” psicotiche, la Sparecchiatrice agisce imperterrita. Ha una missione da compiere: vuole dare per ricevere. Nessuna scusa, nessuna mezza misura, nessuna supplica. Mi ha colpito molto la Sparecchiatrice. I suoi gesti, i suoi sguardi totalmente vuoti, assenti. Lei che si muove in un locale di ciechi, di uomini ignari che sono entrati in quel bar per fare due chiacchiere, per svagarsi. Chi si immaginava di trovare anche lei! Alcuni la trovano efficiente e veloce, un buono spunto per una battuta o solo per un’occhiataccia.

Sono quasi le 19.00 e per la Sparecchiatrice è venuta l’ora di andarsene. Forse anche lei a casa, proprio come ho fatto io uscito da quel locale o forse no, chissà… Oltre ad avere sparecchiato il mio tavolo, lei mi ha fatto molto riflettere, mi ha catturato. Mi ha ricordato quanto noi “normali clienti” siamo ingenui, quanto ci stordiamo con la vita di tutti i giorni. Con i nostri “problemi”, con le nostre opinioni. Crediamo che il nostro mondo sia il Mondo intero. Non pensiamo alla diversità e se ci capita sotto gli occhi o la evitiamo o la giudichiamo: chi sottovoce, chi pubblicamente, dipende dal carattere. Molti che erano in quel locale non si saranno scervellati più di tanto su quella donna e sul suo comportamento e forse troverebbero ridicolo il discorso che sto facendo qui. Ma la Sparecchiatrice, in quella piovosa domenica pavese, mi ha riportato alla realtà. Mi ha ricordato che non ci costruiamo il mondo in cui abitare. Noi siamo nati in un mondo in cui dobbiamo scegliere se subirlo passivamente, pur sentendoci padroni incontrastati, oppure rendere la nostra realtà trasformativa. Vedere il mondo com’è realmente credo sia un primo passo per farlo. Non è solo con una X su un foglio che scegliamo – il futuro del nostro Paese e anche il nostro. Non abbiamo bisogno dell’ennesimo giudizio, abbiamo bisogno di fare qualcosa.

Chissà se un giorno riuscirà a pensarla così anche quella ragazza che, guardano la Sparecchiatrice, ha esclamato: «Ma questa chi è???». Il giorno in cui capiterà, forse, staranno cominciando a cambiare le cose. Il cambiamento di sguardo: questa è la filosofia!

Non ridere, non piangere, ma comprendi!

inchiostroveritas@gmail.com

2 pensieri riguardo “InChiostroVeritas (13) – La sparecchiatrice!

  • Marzo 28, 2013 in 2:27 pm
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    Il cambiamento di sguardo……..quante persone hanno gli occhi aperti ma non vedono; questa é la vera tristezza della vita quotidiana. Non so se nel contesto filosofico esiste un consiglio per saperci comportare di fronte a questi sguardi, da parte mia mi circondo di persone che hanno sguardi come il mio. Non rido non piango ma cerco di comprendere.

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    • Marzo 28, 2013 in 11:02 pm
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      “cercare di comprendere”: è proprio questo il cambiamento di sguardo! Vogliamoci bene, sempre.
      Non ridere, non piangere, ma comprendi!

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