Impotenza politica

Dal blog Hic Est Lyon

Alla fine della registrazione dei partiti per le prossime elezioni politiche (13-14 aprile), un nome ha fatto scandalo : il Partito degli Impotenti esistenziali. La politica e l’impotenza, una dura verità per l’uomo, soprattutto per quello che basa la sua immagine sulla propria forza e il proprio vigore.

Gli elettori possono perdonare agli eletti di essere nervosi o isterici, di essere degli sciupafemmine inguaribili amanti della bella vita, di essere commossi o anche di aver avuto qualche problema con la giustizia, ma c’è una cosa che non possono perdonare: la dimostrazione e l’ammissione della propria impotenza, la manifestazione della debolezza e dell’incapacità.

Il popolo non può perdonarlo soprattutto agli eletti che si sono mostrati spavaldamente.

Guardate Silvio Berlusconi. Nel 1994, al momento della sua “discesa in campo”, ha concluso il suo discorso dicendo: «Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano». Con quest’espressione dava l’impressione (e presto diede la conferma che solo di un’impressione si trattava) di voler ridare all’Italia lo slancio economico e sociale del “Miracolo italiano” degli anni del boom.

Quattordici anni sono passati da quel giorno, Berlusconi è stato capo del governo due volte, senza fare molto per la situazione italiana se non per salvare il suo patrimonio.

Adesso è ancora il candidato principale del centro-destra, con qualche piccola differenza. Malgrado proponga delle soluzioni e delle riforme che costerebbero allo Stato tra i 72 e gli 87 miliardi di euro, il capo del “Popolo delle Libertà” ha affermato: «La situazione è molto, molto difficile e gli italiani devono essere consapevoli di questo. Nel programma c’è una frase precisa, ossia: non promettiamo e non facciamo miracoli».

Alcune considerazioni vengono subito alla mente. Innanzitutto, in una campagna elettorale bisogna persuadere gli elettori e, se non si è abbastanza convinti delle proprie capacità, non possiamo aspirare a convincerli. Secondo, dopo aver criticato a lungo la rigorosa (o autoritaria che si voglia) politica finanziaria del governo Prodi, finalmente Berlusconi si accorge delle difficoltà economiche strutturali del mondo.

Infine, un partito e un capo di partito fanno delle proposte di un tale valore, quattro volte superiori a quelle del principale avversario (Walter Veltroni e il Partito Democratico), vuol dire che Berlusconi e il PdL hanno dei grandi progetti, enormi. Tuttavia, se afferma palesemente che non può promettere nulla e non può fare miracoli, vuol dire che il suo programma non ha alcun fondamento reale, che si basa su dei capricci populisti e non è affatto sicuro che poi potrà mantenere le promesse fatte in campagna.

Questa situazione ci rinvia a Nicolas Sarkozy, il presidente francese, che nel febbraio 2007, nel periodo precedente alle elezioni, dichiarò «Sarò il presidente del potere d’acquisto».

Meno di un anno dopo, in occasione della grande conferenza stampa d’inizio anno, lo stesso dichiara: «Cosa vi aspettate da me? Che svuoti le casse che sono già vuote, che dia degli ordini alle imprese a cui non posso dare ordini? Ridurre il dibattito politico francese alla sola questione del potere d’acquisto è assurdo, tanto più assurdo che io sono stato il solo a parlarne».

Qui Sarkozy mostra che non può soddisfare le aspettative che ha creato.

Il presidente francese, “il Francese di Ferro” come lo chiamerebbe Massimo Nava del Corriere della Sera, si toglie la maschera di uomo forte e onnipotente, espone la sua debolezza e scatena una reazione negativa dei francesi, ancora più irritati dopo averlo visto aumentarsi il salario del 140% e mostrarsi in pubblico con atteggiamenti di classe (vacanze di lusso, viaggi con gli aerei privati degli amici imprenditori, orologi e gioielli). La sua popolarità è sempre più in calo e le cause, come lo mostrano i sondaggi, sono la mancata promessa del potere d’acquisto e l’esposizione eccessiva della sua vita privata creatrice d’invidie.

E in Italia, cosa accadrà? Berlusconi perderà del consenso?
Improbabile. Da un lato, l’inondazione mediatica delle proposte elettorali affonderà questa dichiarazione con le altre; e dall’altro lato c’è una grande parte del popolo italiano che, malgrado i sette anni di Berlusconi al potere e la sua capacità di risolvere i problemi strutturali, è ancora pronta a supportarlo.

Il Partito degli Impotenti Esistenziali ci offre delle opportunità: o Berlusconi prende coscienza di sé e dei suoi limiti, e quindi decide di entrare in questo movimento; oppure questo viene scelto in massa dagli elettori. Sarà una forza nuova e priva di fondamenti, ma almeno sappiamo cosa attenderci e non ne rimarremo delusi.

Un pensiero riguardo “Impotenza politica

  • Marzo 6, 2008 in 5:11 pm
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    Gli impotenti esistenziali sono subito diventati i miei idoli.
    Comunque le osservazioni sono molto corrette, purtroppo le promesse irrealizzabili sono il pane della campagna elettorale. In questo forse conta maggiormente non tanto la promessa in sè, ma il modo con cui essa è proposta e servita al pubblico. Così viene in rilievo un altro elemento fondamentale nell’era della politica mediatica: il fascino del personaggio. Basti guardare il successo di Obama negli States.

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