Il rispetto è un passo di danza

di Irene Brusa

Eve Ensler è una scrittrice americana di 60 anni. Ha vissuto un’infanzia comune a molte bambine, fin troppe. Il padre ha abusato sessualmente di lei per anni. Eve, cresciuta, si è presa una rivincita pacifica: ha coinvolto migliaia di persone grazie ai suoi libri, dissacratori e pungenti, spostandosi dall’esaltazione della femminilità – con la commedia teatrale “The Vagina Monologues”, del 1996 – alla sensibilizzazione sul tema degli abusi e maltrattamenti subiti dalle donne. Così nel 1998 è nata l’associazione “V-Day”, capeggiata dalla Ensler stessa.
Il 14 febbraio di quest’anno è in programma una campagna mondiale: “One Billion Rising”. Una donna su tre nella sua vita subisce abusi, e non è una cifra esageratamente alta, poiché abusi sono anche maltrattamenti psicologici, mortificazioni di ogni genere e grado. Una donna su tre nel mondo diventa un bilione, e la Ensler crede che per dire “basta” ad una tale ingiustizia ognuno possa fare qualcosa. Come? Ballando! Sul sito www.onebillionrising.org è disponibile un kit con documenti informativi e testi con le motivazioni alla base dell’idea.
Il 14 febbraio dunque ogni donna che sia informata di questa iniziativa è invitata a mettersi a ballare. Sotto forma di flashmob – gli ormai famosi raduni spontanei, che vengono organizzati e diffusi via web – ogni ragazza, bambina o donna potrà scatenarsi in casa, o al lavoro, in piazza, ovunque si trovi. Finalmente le piazze saranno invase da danze diverse dalla coreana “Gangnam Style”. Debbie Allen, attrice e coreografa che nella serie americana “Saranno Famosi” impersonava l’insegnante di danza Lydia Grant, si è proposta di insegnare tramite un video tutorial i passi della coreografia. L’appoggio a questa iniziativa è arrivato anche da personalità note, tra le quali Robert Redford, Jane Fonda, Yoko Ono, il Dalai Lama.

Sembra follia, forse lo è. Ma anche i gesti apparentemente folli, se saldamente radicati attorno ad un obiettivo non violento e positivo, possono essere veicolo di cambiamento.  L’associazione si muove compatta: attraverso politiche no profit, oltre a impegnarsi per organizzare conferenze allo scopo di creare dialogo e informazione, ha l’obiettivo di continuare ad espandersi, rimanendo coerente con i motivi  legati al sostegno di autonomia e diritti della persona. Sojourner Truth, nata schiava nel 1797, lottò tutta la vita contro la schiavitù e per i diritti delle donne. Tra gli scritti lasciati al mondo, nonostante l’asprezza della sua vita, si legge un consiglio delicato: “È bene se, mentre lottiamo per la libertà, cantiamo e danziamo un poco”.
Magari il 14 febbraio di quest’anno, tra rose e cioccolatini a metà prezzo, si scorgeranno timide danzatrici, il segno che importa a qualcuno, e di certo sarà contestata la concomitanza tra “la festa dell’amore” e questo flashmob.
Come se l’Amore, quello che non ha bisogno di nulla se non di se stesso, si dispiacesse a vedersi celebrato per davvero.

Buona Danza, a tutti.

Un pensiero riguardo “Il rispetto è un passo di danza

  • Marzo 18, 2013 in 12:00 pm
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    Ma dai, non sapevo che ci fosse lei dietro ai “Vagina Monologues”!!! Qui all’universita’ di Warwick ogni anno un gruppo di studenti ne organizza una messa in scena 🙂

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