Il Natale viene solo una volta all’anno (per fortuna)

Che ve credevate che stavamo a scherza’?

Polentoni, Terroni, Isolani. Che si viva in pianura, in collina, “in montagna e in città”, c’è un unico comune peccato: la buona cucina. Un’ Italia più moderna, che scopre il FingerFood, i cupcakes e i macarons ma che non abbandona la tradizione e il cibo “cotto e mangiato” , perché degli antichi sapori non ne abbiamo ancora abbastanza. Come se il background personale non bastasse a farci passare ore in cucina per cercare di riproporre alla perfezione “ la lasagna come la faceva nonna” , ci si è messo anche il tubo catodico a intortarci a dovere con talent, sfide da Master Chef e corsi di cucina per tutti i palati. E quale miglior banco di prova, per testare la bravura ai fornelli, del tour de force culinario più impegnativo dell’anno? Quel periodo in cui si è tutti più buoni e più grassi, quello di Mariah Carey in loop per capirci, dove il cibo assume la forma degli abeti e dei fiocchi di neve – che se fosse un solo giorno, lo si vivrebbe anche con meno senso di colpa. Due settimane di pandoro a colazione , pranzo e cena, in quantità che smaltiremo solo dopo un paio d’ore di tapis roulant fatto come si deve, a velocità 8 e al 70% di pendenza.

Bambi non incluso nel cenone

E chi più dello studente fuori sede, abituato a discutibili abbinamenti dolce/salato, cibi precotti e carne scongelata male, aspetta con ansia (e timore)  i sapori di casa in attesa della sessione invernale? La prova generale – per qualcuno – è la sera della vigilia, al termine della quale, sopravvissuto alla prima prova gastronomica natalizia, scarti i regali che dall’ultima novità GiochiPreziosi sono diventati biglietti di auguri accompagnati da banconote il cui valore è direttamente proporzionale al grado di parentela. Vietata la carne: frittura e menù interamente a base di pesce per Campani e Laziali, che i “maccheroni con le noci”  li mangiano come dessert. Carne e Chianti invece per i Toscani, minestrone “Le Virtù” per gli Abruzzesi; in Basilicata le portate, per tradizione, sono addirittura tredici – lucani, avete tutta la nostra comprensione.
Maccheroni in brodo e ravioli alla genovese in Liguria, culatello e cotechino in Emilia Romagna e polentata per Veneto – patria del panettone – e Valle D’Aosta. Antipasti di salumi e canederli in Trentino Alto Adige, trippa e muset in Friuli Venezia Giulia; agnolotti ripieni per i piemontesi  e cappone sulle tavole dei  lombardi che all’ammazzacaffè accompagnano panettone e mascarpone.  Al nord come al sud e al centro, dell’abbuffata si conosce l’inizio ma non la fine: stimate più di tre ore ai fornelli per antipasti, primi e secondi che verranno riproposti nei pranzi e nelle cene delle settimane a venire e più di cinque ore a tavola – si, per pasto.
C’è anche tanta frutta, certo: candita, sciroppata ed essiccata. La regola che la mela “pulisce la bocca” in questo caso sarebbe fatica sprecata: il pranzo e la cena sono un unico pasto. Rassegnamoci.

Buon Natale, Beppe :3

Tirarsi indietro poi da tombolate dove si è costretti a un consumo eccessivo di mandarini per coprire tutte le caselle, è fuori discussione. Perché sì, ci sono i fagioli crudi in alternativa, ma il parente simpatico di turno si sentirà autorizzato a muovere il tavolo a un passo dalla tombola e  sarebbe davvero troppo chiedere a “quello con il cartellone”, visibilmente alticcio, la verifica dei numeri. Quindi, insomma, tocca mangiare mandarini.  Tra un ambo e un “le gambe delle donne” poi il dolce è d’obbligo. Niente di chimico: i colori sgargianti e lo zucchero sono tutti naturali in Sicilia  dove vengono serviti cuccìa di Santa Lucia, buccellato, sfincie e dolcetti con i fichi – no Chef Buddy, non siamo ancora pronti per i tuoi coloranti. Un trionfo di calorie anche per i turdilli tipici della tradizione natalizia calabrese e per i coricheddos sardi. Un must per tutto il bel Paese rimangono il torrone (bianco, nero, al pistacchio, con il miele), il pandoro – in quantità da sfamare la famiglia fino al Carnevale – e il panettone con canditi o gocce di cioccolato.  Anche per i più tenaci, sempre alla larga da zuccheri e carboidrati, Natale vuol dire strappo alla regola e vestiti comodi; perché  “a noi ce piace da magnà e beve”. E cosa c’è di meglio di una bottiglia di buon vino per accompagnare tanta abbondanza? Che sia bianco, rosso, fermo, mosso, caldo o freddo l’importante è che ci sia.

Trecentosessanta giorni di gelato a base di soia, polpette di soia, riso di soia, shampoo di soia. Quel mutuo acceso per l’iscrizione in palestra in cui hai perso peso e autostima, un allenamento fisico e psicologico per non arrivare impreparati. Ma a Natale tutto è concesso, tranne rifiutare l’ennesimo pezzo di pandoro tagliato a stella e farcito di Nutella, violentemente spalmata in quantità industriale dalla nonna convinta che, lontano da casa, sicuramente non mangi niente – chiedi alla bilancia, nonna.
E dopo il Santo Natale, santo Stefano e san Silvestro, non contenti, una full immersion calorica per la meno santa Befana. Finito il periodo di festa per tutti, inizia quella del dietologo, che al disperato
– Come faccio a smaltire il panettone da questi fianchi ? –  ti risponderà
– Dieta ferrea”.

Almeno fino a Carnevale.

 

Un pensiero riguardo “Il Natale viene solo una volta all’anno (per fortuna)

  • Dicembre 11, 2013 in 2:06 pm
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    Ciai preso ‘npieno:-) 🙂 🙂

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