I veri viziati non sono i calciatori, ma i presidenti

di Stefano Sette

 

Non si tratta di uno sciopero, come lo ha spacciato l’opinione pubblica, ma di un rinvio: se fosse stato uno “sciopero” la prima giornata del campionato di Serie A 2011-2012 sarebbe stata annullata del tutto, mentre così è stata solo rinviata al prossimo 21 dicembre. Non è la prima volta che una giornata di Serie A è stata rinviata per un mancato accordo tra Associazione Italiana Calciatori e Lega Nazionale Professionisti sul contratto collettivo: già durante la stagione 1995-1996 la 26a giornata fu posticipata di un mese perché non era stato trovato un accordo sulle norme riguardanti il fondo comune di garanzia e sul mancato versamento delle rate spettanti a circa 200 calciatori. Questa volta il motivo della contesa era legato alla tutela dei calciatori costretti ad allenarsi fuori dai centri sportivi, alcuni dei quali per aver rifiutato il trasferimento. Lo scorso autunno emersero le prime problematiche sul rinnovo, andando vicini al rinvio; poi tutto rientrò perché i presidenti promisero di trattare a stagione conclusa, e a forza di continuare a rimandare, si è arrivati a ferragosto con la Lega di Serie A che ha fatto provocatoriamente muro contro muro rifiutando qualsiasi compromesso, e per non perdere la faccia, ha usato come giustificazione una norma non ancora approvata dal Parlamento alla quale l’AIC non si è opposta, ma che, anzi, ha annunciato che l’avrebbe pagata. Subito la maggior parte della stampa e del tifo ha attaccato la categoria dei calciatori, definendola viziata e immorale. In realtà quelli viziati – almeno in quest’occasione – sono i presidenti, che hanno fatto di tutto per far saltare l’inizio del campionato perchè volevano il ritorno al vincolo, ignorando la legge n.91/1981 – riguardante le distinzioni tra professionismo e dilettantismo – e le norme comunitarie nate dopo la sentenza Bosman – che  consentono ai calciatori in scadenza di contratto di liberarsi a parametro zero . Personalmente, tra la versione di Damiano Tommasi, presidente dell’AIC che quando giocava firmò un contratto di 1500 euro, e quella di certi dirigenti che stanno nel calcio da più di vent’anni solo per interessi personali, continuerò a credere alla prima. Del resto basta vedere chi sono coloro che hanno voluto questo epilogo: gente squalificata perché vendeva le partite – Preziosi  – o corrompeva gli arbitri – Lotito e Della Valle –, persone che per anni hanno fatto slogan che richiamavano l’onestà e l’etica sportiva salvo poi nascondersi dietro la prescrizione – Moratti – e altre che ritiravano la propria squadra dal campo di Marsiglia dopo il guasto di un riflettore – Galliani – subendo una lunga squalifica in campo internazionale.

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