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G8: l’inizio della fine


di Alberto Scaravaggi

Siamo arrivati al finale della commedia all’italiana.Finalmente possiamo assistere al termine di un’epoca e, ancora una volta, sono stati gli angloamericani a farci “capitolare”. La parabola berlusconiana è giunta alla sua fase discendente. Le crepe si fanno evidenti, l’impero traballa e il re inizia ad essere nudo, in tutti i sensi.

Gli effetti di quest’anno di lavoro del governo Berlusconi saranno devastanti, ma il disegno di mettere a frutto le conoscenze acquisite nei quindici anni precedenti per un radicale cambiamento del Paese non sta riuscendo. Il fallimento di Alitalia, uno scongiurato decreto ipocrita in nome della vita, le bugie sui fondi per l’Abruzzo, il silenzio assordante per la tragedia di Viareggio, la mancanza di sostegni concreti ai lavoratori e precari disoccupati, la demagogia e la prova di forza con i decreti sicurezza. In poco meno di un mese sono stati stravolti il processo civile (forse questo non è un male, posta l’impossibilità fisica di renderlo più lento e peggiore) ed il codice penale. Il nostro ordinamento ha dovuto subire l’ennesima, irrazionale modifica alla legge sull’immigrazione, dopo il fallimento delle due principali norme in materia, i cui “padri fondatori”, rispettivamente Livia Turco con Giorgio Napolitano e Gianfranco Fini con Umberto Bossi, ricoprono oggi le più alte cariche dello Stato.

Il G8 è l’ultimo dei fallimenti. Un fallimento personale, che riguarda il Presidente del Consiglio dei Ministri. Non mi riferisco alle ben note vicende sessuali, che hanno screditato l’uomo e con lui l’istituzione che ricopre pro tempore, ma voglio parlare dell’organizzazione del vertice mondiale. Ciò che ha sempre caratterizzato questo leader nostrano è stata la sua estrema capacità di risolvere le emergenze, di porsi come un pompiere che interviene rapido a spegnere il fuoco, a risolvere la questione del momento. Siano i rifiuti a Napoli o i soldi per la compagnia aerea di bandiera; le case per i terremotati oppure le nomine parlamentari ecc. ecc. Chissà quanti fuocherelli ha dovuto spegnere, quante toppe ha dovuto mettere per far reggere il sistema. Ma poi, si sa, a furia di toppe qualcosa scoppia e qualcuno ti tradisce. Sembrava impossibile che accadesse in un sistema in cui i mezzi di comunicazione di massa, la vera leva del consenso contemporaneo, sono stettamente controllati. Eppure non serviva un grande impegno per scopire che il sistema è corrotto, è marcio: bastava scavare un po’ in profondità. Non si salva nessun settore, niente ormai funziona più secondo criteri ordinari, si va per emergenze. E il migliore, colui che viene lodato, è l’uomo che “risolve” i problemi all’istante, anzi che mette una toppa. Il problem solver, direbbero gli inglesi; l’uomo dell’emergenza, come lo ha definito Giuseppe De Rita.

Sono bastate due inchieste giornalistiche del Guardian e del NewYorkTimes a dimostrare che l’idea del G8 all’Aquila –per non far dimenticare il terremoto al mondo– è una trovata mediatica priva di ogni sostanza. Lo si era capito sin da subito, ma nessun giornale italiano ha osato mettere il naso nell’organizzazione del vertice, anzi tutti a raccontarci quali e quante fossero le “imponenti misure di sicurezza”, le “eccezionali condizioni d’accesso”. Balle. Piuttosto era evidente l’incapacità di creare un’agenda, di porsi come i promotori di grandi questioni: l’ambiente, la fame, l’energia, la crisi in Iran, la sicurezza mondiale. Niente di tutto questo, poichè la nostra intera classe dirigente non ne è capace. Si è cercato un aiuto all’estero per risolvere una catastrofe nazionale, una colletta mondiale per non dire che i soldi per i terremotati non ci sono e non ci saranno. Per non dire che il nostro paese è allo sbando, ingovernato, incapace di reagire. Sordo e inerte difronte alla sua disgregazione.

Speriamo che su questi 15 anni di seconda repubblica il sipario cali in fretta e che, tutti insieme, si possa concretamente lavorare ad un nuovo risorgimento.

2 pensieri riguardo “G8: l’inizio della fine

  • Come è possibile scrivere certe cose contro ogni evidenza?
    Avere un’opinione va bene, ma non si può sostenere a costo di ribaltare la realtà. Se volete attaccare Berlusconi fatelo su cose concrete, ma non sul G8 che agli occhi di tutti, capi di stato e giornali esteri, è stato un successo. Non c’è nell’articolo uno straccio di prova a favore della tesi che viene portata avanti!

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  • Alberto

    Be’, dire che il G8 è andato male dal punto di vista organizzativo mi sembra un po’ lontano dalla realtà. Più che altro la questione è capire quanto sia servito politicamente. Sulla carta i risultati sono sufficienti (ma non ottimi, visto il – prevedibile – non totale accordo su alcune questioni) e se sono arrivati è solo ed esclusivamente per il cambiamento di rotta dell’amministrazione americana. E poi finalmente è stato messa in discussione la struttura stessa del vertice, non più praticabile come riunione tra 8 potenze (di cui alcune in declino evidente). A mio parere queste sono le note migliori del vertice, anche perché le “decisioni” prese non è detto che vadano in porto, dato che in ogni caso l’organismo ha soltanto una funzione consultiva e non esecutiva…
    Questi risultati però non devono trarre in inganno: questioni spinose sono rimaste ampiamente irrisolte (su tutti: Iran).
    Su Berlusconi e il suo governo c’è ben poco da dire: se il vertice fosse stato un disastro allora l’esecutivo avrebbe avuto di che preoccuparsi in modo serio. Ma i risultati in qualche modo positivi hanno consentito di percorrere una “via di fuga” piuttosto sicura. Anche se non è detto che le conseguenze positive durino per lungo tempo.
    Infine, sui pezzi del Guardian e del NYT sarei prudente: il primo parlava di difetti organizzativi emersi prima dell’inizio del vertice (falle nella sicurezza etc.) e poi probabilmente risolti all’ultimo minuto; il secondo si soffermava su questioni politiche ed è indubbio che l’Italia sia uscita bene solo perché Paese ospitante e presidente di turno: ma dal punto di vista della forza politica, i meriti per le “decisioni” positive del vertici vanno quasi interamente a Obama & co. E in pochi hanno dato risalto a questa evidenza…

    (tengo a sottolineare che in questo commento ci sono solo pure riflessioni e opinioni personali)

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