Fight for pink

di Andrea Cereda

 

Ndd. Oggi, con questo articolo, inizia una nuova rubrica sportiva sul giro d’Italia che ci terrà compagnia fino alla fine della gara. Per l’occasione, la rubrica sarà curata da Andrea Cereda.

 

Sabato 5 maggio è iniziato il Giro d’Italia, edizione numero 95. La gara rosa è approdata in Italia, a Verona, dopo 3 tappe in terra danese. Il giro arriverà fino in Campania, passando dalla costa Adriatica, e risalirà poi verso il Piemonte. In queste tappe non ci saranno grandi salite e i velocisti troveranno spesso pane per i loro denti. Le prime montagne verranno affrontate a partire dal 19 maggio (Cherasco – Cervinia, 206 km), 14^ giornata di gara su 21. Da quella data si potrà, probabilmente, vedere chi saranno i veri pretendenti per vestire la maglia rosa a Milano il 27 maggio. Da Cherasco, infatti, i ciclisti dovranno percorrere circa 1330 km di corsa divisi in otto tappe, cinque di alta montagna, una di media montagna, una pianeggiante e una cronometro individuale finale che potrebbe cambiare le carte in tavola. Di particolare rilevanza sarà la penultima tappa, Caldes/Val di Sola – Passo dello Stelvio, nella quale avremo ben 5 GPM (granpremi della montagna) e il cui traguardo, al Passo dello Stelvio appunto, coincide anche con la cima Coppi del Giro 2012, cioè il punto più alto sul livello del mare raggiunto dalla corsa rosa.

Oltre alla maglia rosa, il Giro assegna altre tre maglie: bianca, rossa (ex ciclamino) e blu (ex verde).
La maglia bianca viene vestita dal giovane (under23) meglio piazzato in classifica, una sorta di maglia rosa junior. Sempre difficile in questo caso indicare dei vincitori.
La maglia rossa (una volta ciclamino) è assegnata al leader della classifica a punti. Classifica che si basa sui piazzamenti e sui traguardi volanti posti in alcune tappe. Questo riconoscimento è il più ambito dai velocisti.
Infine la maglia blu (fino all’anno scorso verde), assegnata al dominatore della speciale classifica dei granpremi della montagna, cioè degli speciali traguardi posti sulla sommità delle salite e divisi in categorie in base alla difficoltà delle scalate. L’anno scorso il vincitore fu Stefano Garzelli, grandissimo ciclista che, nonostante l’età, 39 anni a luglio, avrebbe potuto essere favorito, se non fosse che l’organizzazione del Giro ha deciso di non invitare la sua squadra alla corsa.

Una nota di merito agli organizzatori va assolutamente fatta: a partire da quest’anno, il 108, numero con il quale correva lo sfortunato Wouter Weylandt, deceduto a seguito di una caduta in discesa a Mezzanego (GE) il 9 maggio 2011, non verrà più assegnato.

Sono tante le emozioni regalateci dai ciclisti in questi primi cinque giorni di corse. Ripercorriamo le tappe corse fino ad ora.

La carovana rosa ha iniziato il suo percorso sabato 5 maggio con il prologo a cronometro, una breve corsa contro il tempo di 8,7 km che si è svolta per le strade di Herning, cittadina danese popolata da circa 60mila persone. Ad imporsi, conquistando la prima maglia rosa e rispettando i pronostici della vigilia, è stato Taylor Phinney (BMC Racing Team), classe 1990, secondo atleta più giovane al Giro. L’americano, figlio di due ex ciclisti, padre vincitore di alcune tappe al Tour, madre medaglia d’oro nella gara in linea olimpica, che vanta già innumerevoli successi a livello mondiale in pista e su strada a cronometro, ha imposto un’andatura impressionante alla sua corsa ed è stato l’unico dei 198 partenti ad avere una media superiore ai 50 km orari.
I pretendenti alla classifica finale hanno dovuto limitare i danni in questa prova contro il tempo. Il migliore è stato Kreuziger (Astana Pro Team), ventottesimo a 36’’. La maglia rosa uscente, Scarponi (Lampre – ISD), invece, ha sbagliato tutto, dalla scelta di non montare la ruota lenticolare posteriore alle traiettorie in gara, ed è arrivato al traguardo centotrentacinquesimo con un pesante ritardo di 1’06’’.

La seconda tappa di 206 km, con partenza e traguardo posti sempre nella cittadina di Herning, è stata una tipica corsa per velocisti con tentativi di fuga subito neutralizzati dal gruppo e qualche caduta dovuta alla distrazione. Durante il percorso i ciclisti hanno affrontato un unico GPM (granpremio della montagna) a 47 metri sul livello del mare, posto solo con la finalità di assegnare la prima maglia azzurra del Giro (fino all’anno scorso maglia verde, riconoscimento che spetta al leader della classifica degli scalatori).
Anche questa volta sono stati rispettati i pronostici: il campione del Mondo Mark Cavendish (Sky Procycling) ha trionfato in una volata caratterizzata da una caduta di gruppo all’ultima curva. La maglia rosa è rimasta sulle spalle del giovane statunitense Phinney (BMC Racing Team) nonostante quest’ultimo, a meno di 10 km dall’arrivo, abbia perso contatto dal gruppo in seguito alla caduta della catena e abbia dovuto nuovamente mettere in mostra le sue doti di velocista per rientrare sugli altri evitando di perdere la testa della classifica.

La terza tappa, così come la seconda, è stata, come previsto, una questione per soli velocisti. Partenza e arrivo di questa frazione di 190 km erano posti nella città di Horsens.
Nessun fatto eclatante da segnalare, a parte un paio di fughe di ciclisti danesi che volevano mettersi in bella mostra sulle strade casalinghe, fino a poche centinaia di metri, quando la volata era lanciata verso il traguardo. Roberto Ferrari (Androni Giocattoli – Venezuela) si è spostato in maniera brusca verso destra per lanciare il proprio attacco alla tappa. La manovra, però, è costata parecchio all’iridato Mark Cavendish (Sky Procycling) che, toccato dal velocista italiano, è caduto innescando una reazione a catena. Vittima d’eccellenza è stato Phinney (BMC Racing Team), che ha riportato una forte contusione al piede destro ed è salito sul podio a ritirare la maglia rosa con una vistosa fasciatura e del ghiaccio sul piede destro. Ferrari è stato retrocesso dalla giuria all’ultimo posto dell’ordine di arrivo della tappa.
La vittoria è andata a Matthew Goss (GreenEDGE Cycling Team), velocista australiano, secondo nella tappa di domenica e nel 2011 vice campione del Mondo e vincitore della Milano – Sanremo.
La terza tappa è stata dedicata a Wouter Weylandt, tragicamente scomparso nella terza tappa dello scorso Giro e vincitore della terza tappa dell’edizione 2010. I suoi compagni della Radioshack – Nissan (l’anno scorso la squadra si chiamava Team Leopard) e il suo grandissimo amico Tyler Farrar (Garmin – Barracuda), schierati in testa al gruppo, gli hanno dedicato un commosso minuto di silenzio alla presenza dei famigliari prima che la tappa iniziasse.

Dopo una giornata di pausa e di trasferimento dalla Danimarca all’Italia, i ciclisti sono tornati in sella mercoledì 9 maggio a Verona per una cronometro a squadre di 33,2 km. Il tracciato, veloce ma allo stesso tempo molto tecnico, non ha permesso agli esperti di stilare dei pronostici omogenei.
Sul podio della tappa al primo posto abbiamo la Garmin – Barracuda, con un tempo di 37’04’’, seguita dal Katusha Team (+5’’) e dall’Astana Pro Team (+22’’).
Phinney (BMC Racing Team), che non era nelle migliori condizioni in seguito alla caduta di lunedì, è stato anche sfortunato ed è finito con la bicicletta in un prato, fortunatamente senza cadere. I suoi compagni, che meritano di essere elogiati, hanno fatto un grandissimo lavoro affinchè l’americano potesse conservare la maglia di leader, ma questo non è stato sufficiente. La squadra dell’ex maglia rosa è arrivata al traguardo con un ritardo di 31’’, classificandosi decima.
In testa alla classifica generale è andato il campione nazionale lituano classe 1988, Navardauskas (Garmin – Barracuda).

I 209 km della tappa numero 5, da Modena a Fano, sono stati pane per i denti dei velocisti; il percorso, infatti, è stato prevalentemente pianeggiante e ha avuto una sola salita sulla cui sommità, a 109 m sul livello del mare, era posto un GPM.
Il gruppo, dopo aver recuperato i fuggitivi che si erano staccati a gara appena iniziata, è arrivato compatto agli ultimi chilometri con GreenEDGE Cycling Team e Sky Procycling davanti a tutti a tirare la volata ai rispettivi capitani, la maglia rossa Goss e Cavandish. Sono stati proprio questi due ciclisti a giocarsi la vittoria finale con un’entusiasmante volata partita a 500 metri dal traguardo. Alla fine, ad imporsi è stato l’iridato Cavendish che ha ricevuto i complimenti del suo avversario.
Al termine di questa tappa la maglia rosa è rimasta saldamente sulle spalle di Navardauskas (Garmin – Barracuda).

Un pensiero riguardo “Fight for pink

  • Maggio 26, 2012 in 1:23 pm
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    Errata corrige: la maglia bianca è assegnata al miglior under 25, non 23 come indicato. Mi scuso per l’errore.

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