Eterna ingiustizia

Il 3 giugno 2013 la Corte d’Appello di Torino pronuncia una sentenza contro il miliardario Stephan Schmidheiny, amministratore delegato e comproprietario della Eternit Italia: 18 anni di carcere e maxi risarcimento per disastro doloso ambientale permanente.

Il 19 novembre 2014, a Roma, la Corte di Cassazione dichiara l’annullamento senza rinvio della condanna, per sopravvenuta prescrizione del reato*. “il reato c’è, ma è estinto – ha commentato Iacoviello – Certamente vi sono volte in cui diritto e giustizia vanno in direzioni opposte, ma il giudice tra i due deve sempre scegliere il diritto.”

protesta Eternit davanti al tribunale

L’amianto è una fibra, mille volte più sottile di un capello, un ottimo isolante e, ancor più, eccellente cancerogeno. Le persone esposte alla polvere d’asbesto si ammalano di mesotelioma pleurico e, dopo grande sofferenza, muoiono. Esistono strumenti medici “di accompagnamento al malato”, ma ad oggi non esistono cure di nessun genere per evitare il decesso.

 

Casale Monferrato è la mia città, dove si trovava la fabbrica d’amianto più grande d’Europa, chiusa solo alla fine degli anni ’80 e demolita nel 2005.

Ci sono tornata a pochi giorni dall’ultima sentenza e ho trovato vetrine buie e drappi neri. E silenzio. Riporto questi dettagli perché duemila morti, tra cui i miei, non hanno ancora ottenuto giustizia, ma meritano un giusto diritto. I tanti malati che oggi scontano una pena illogica, e il picco di quelli che emergerà attorno al 2020, vogliono davvero uno spazio nel diritto. Casale ha bisogno di quei fondi che non arriveranno dal riconosciuto colpevole Schmidheiny, e ancor prima di dignità per un disastro che colpisce tutti i cittadini personalmente. Dagli anni ’70 erano evidenti le problematiche causate dalla fibra, eppure l’amministrazione della Eternit Italia continuò a tenerla in lavorazione finché non venne bandita. Gli ammalati non erano solo operai Eternit, ma anche “cittadini e basta”, che magari avevano sacchi di amianto in cortile, che studiavano in scuole con tetti fatti di quella fibra, il papà che aveva riempito il vialetto di casa con quella polverina. Ho vissuto il lutto a causa del mesotelioma, lo scoraggiamento, la rabbia, come la quasi totalità dei miei concittadini. Oggi, scrivo questo articolo perché, nonostante tutto, voglio aver fede nella giustizia, nella possibilità di crearla laddove sembra non possa dare risposte concrete.

 

Il maxi processo Eternit si è costruito in più di quarant’anni di ricerche, raccolte di dati scientifici e informazioni, numeri e nomi legati ad un disastro ambientale e umano che dura da un secolo. La delegazione dei familiari delle vittime dell’amianto si è recata a Roma il 25 novembre, per un colloquio con Renzi e Boldrini, chiedendo misure veloci contro il meccanismo della prescrizione, aiuti economici per i mancati risarcimenti, ascolto.

protesta Eternit davanti al tribunale

Per la vita, e contro la morte, si sono intraprese battaglie legali e sono stati spesi soldi, anni, entusiasmi.Per la salute dei cittadini, il Comune andò 

contro lo Stato italiano, quando nel 1987 l’allora sindaco Riccardo Coppo emise un’ordinanza, non di sua competenza, ma che chiedeva a gran voce che cessasse l’uso d’amianto nel territorio. Quell’ordinanza contestata dagli stessi casalesi, poiché la fabbrica Eternit rappresentava occupazione per molti, divenne poi la legge 257/1992, sulla messa al bando dell’amianto. Da lì si è fatta tanta strada, un percorso verso la giustizia che unisce una città intera, che non smetterà di spendersi per avere risposte. Grazie a quel sindaco, il sindaco della mia infanzia, è iniziata una presa di coscienza che da locale è diventata nazionale e poi ha saputo tessere legami e collaborazioni con le persone colpite dall’asbesto in ogni parte del mondo. Il 30 novembre, nella notte, Riccardo Coppo è mancato dopo tanta sofferenza. Dedico queste righe umili a lui, e ai suoi cari.

 

Ho vissuto a Casale Monferrato fino a 13 anni, quando la mia famiglia ha deciso di trasferirsi in un paesino di collina a mezz’ora di distanza. È stato il regalo più bello che i miei genitori potessero fare a me e a mia sorella, e per questo li ringrazierò per tutta la vita.

Cerco parole di giustizia tra le righe di diritto, e non le trovo.

 

[su_box title=”Petizioni”]Prescrizione

Stephan Schmidheiny davanti al Tribunale Penale dell’Aja per crimini contro l’Umanità[/su_box]

*[Correzione apportata in data 5/12/2014]

Un pensiero riguardo “Eterna ingiustizia

  • Dicembre 4, 2014 in 9:34 am
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    Il sindaco Coppo…il nostro sindaco…mise con coraggio la parola fine alla lavorazione dell’amianto in città. Da allora e’ cominciata la battaglia per la giustizia e non sappiamo quando, come e se finirà…. Accanto a questa lotta, noi cittadini di Casale Monferrato, dobbiamo assumerci l’impegno di far rinascere questa città, di fare in modo che diventi un luogo da cui non si vuole più scappare, bensì viverci, visitarlo, scoprirci occasioni di spettacolo, arte, cultura, tradizioni, gusto e divertimento ! Lo dobbiamo a lui, al nostro sindaco che ci credeva fermamente, alle tante persone colpite nei loro affetti più cari, ai tanti giovani che non vogliono rinunciare alla speranza di un mondo più giusto, a tutti quelli che non si arrendono all’arroganza dei più forti.

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