E intanto corre, corre la Locomotiva

di Nicolò Carboni

Se un viaggiatore straniero volesse capire la mentalità italiana, prima ancora che assaggiare la Pizza, visitare le città d’Arte o parlare di Berlusconi, dovrebbe studiarsi le magnifiche sorti e progressive delle grandi infrastrutture. Proprio ieri si è finalmente compiuta la prima parte della fantomatica rete ad alta velocità di Trenitalia, il chimerico sogno ferroviario che da venticinque anni toglie il sonno ai burocrati statali ed ai politici. Fra fondi scomparsi, morti sul lavoro, contestazioni ed innumerevoli progetti mai portati a termine, il Pendolino finalmente ha delle rotaie degne di lui che, permettendogli di correre a quasi 350 km/h, lanciano il guanto di sfida alle compagnie aeree, Alitalia in primis.More...L’importanza della TAV è innegabile, così come sono da applaudire gli sforzi di Moretti (che guida le ferrovie da quando Catania fu defenestrato), il quale ha combattuto con le unghie e con i denti per strappare ai vari governi i fondi necessari per realizzare l’intera opera, costata quasi sette miliardi di euro; ma come sempre in Italia ci esaltiamo con poco, dimenticandoci quanto il nostro sistema ferroviario sia ancora inferiore a quello dei nostri vicini europei. Tralasciando l’impietoso paragone con la Francia, pioniera dell’Alta Velocità con i suoi TGV, in Spagna gli investimenti sono costanti nonché molto generosi fin dal 1992, tanto che il paese iberico punta a diventare il primo in Europa per estensione della sua rete, con ben 2230 chilometri di ferrovie che collegheranno Madrid sia alla costa Atlantica che a quella mediterranea; in Germania il progetto InterCityExpress collega tutte le principali città ed ha sviluppato importanti tratte in collaborazione con le ferrovie svizzere e francesi, in Scandinavia l’X2000 porta i viaggiatori da Copenaghen a Stoccolma da otto anni, mentre addirittura la Russia ha completato la sua prima linea ad alta velocità fra Mosca a San Pietroburgo già un paio d’anni orsono. Nel frattempo noi italiani ci esaltiamo per i 220 chilometri di rotaie che collegano Milano e Bologna. Troppa grazia.E dire che proprio noi, insieme agli amati – odiati cugini d’oltralpe, negli anni ’70 siamo stati i pionieri delle tecnologie ferroviarie con la Direttissima Firenze – Roma, che ci permise di bruciare sul tempo i TGV, lanciati sul mercato solo nel 1977. Grazie alle ricerche di Fiat Ferroviaria (oggi venduta e diventata parte del colosso francese Alstom) i nostri treni a cassa basculante facevano scuola non solo in Europa ma anche nel mondo e furono copiati perfino dai giapponesi per i loro Shinkansen. Poi il buio. Tangentopoli ed il crollo della prima repubblica si mangiarono tutto, lasciando l’Italia al palo per i successivi dieci anni, anni nei quali si sono rincorsi più scandali che progetti, prima la gestione Cimoli, che ha distrutto le finanze delle F.S., poi il tentativo di privatizzazione del governo Berlusconi I, poi ancora l’arrivo di Catania, silurato con una buonuscita miliardaria e, infine, la nuova era Cipolletta – Moretti, caratterizzata da investimenti veri ed un piano industriale che, finalmente, non guardava solo alla conservazione dello status quo ma anche al recupero di competitività ed agli investimenti a medio – lungo termine. Proprio ieri mattina Moretti, inaugurando la FrecciaRossa, ha detto “con questo Treno l’Italia rientra nei paesi civilizzati”. Vero. Ma solo in parte. I paesi civilizzati oltre alla TAV garantiscono ai pendolari un trattamento di pari livello, con treni puntuali, veloci e frequenti, integrati con il trasporto locale e relativamente poco costosi. Perché in Italia quando si parla di grandi infrastrutture non si cita mai la questione della mobilità locale? Ha senso che le FS e ATM non abbiano ancora proposto un biglietto standardizzato valido sia sui treni che nelle metropolitane? Perché nemmeno negli snodi più importanti per i pendolari, le famose stazioni di scambio (come Milano Lambrate)), gli orari di bus, tram e metrò sono cadenzati in maniera sensata? Ed oggi, con la FrecciaRossa il paradosso si fa ancora più stringente, sempre Moretti ama definire il nuovo treno “la metropolitana d’Italia” ma è possibile in un “paese civilizzato” impiegare tre ore per fare 650 chilometri e poi aspettare mezz’ora per prendere l’autobus nei piazzali della stazione?Nonostante l’euforia collettiva, dunque, la questione del trasporto nel nostro paese è tutt’altro che risolta, anzi, l’inaugurazione della TAV deve diventare uno sprono ulteriore per migliorare un settore dimenticato da ormai troppi anni. E oggi non c’é più nemmeno la scusa dell’ostruzionismo di Agnelli.

Un pensiero riguardo “E intanto corre, corre la Locomotiva

  • Dicembre 16, 2008 in 6:37 am
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    Aggiungo al tuo bel post questo link di un articolo molto interessante http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000800.html
    Ricordo anche che nell’ultimo anno della gestione Catania si era cercato di fare una operazione simile a quella che sta (forse) riuscendo a Moretti: trasformare i regionali di lunga percorrenza in Intercity, gli Intercity in Eurostar(city) e gli Eurostar in ES-Alta Velocita`. L’operazione non riusci` a causa delle proteste dei pendolari e del rifiuto delle regioni, come sta accadendo anche ora, ma con molti meno risultati. Questo e` il cd. gioco delle tre carte ossia far credere di aver migliorato la qualita` del materiale rotabile senza aver comprato nessun nuovo treno! Ebbene si`, sotto la vernice fresca con la freccia rossa, c’e` la vecchia livrea bianca, verde e nera. Perche`? Semplice, sono stati costruiti i binari ma non e` stato acquistato nessun nuovo treno adatto all’alta velocita`, sebbene l’ETR 500 possa ragginugere e superare i 300km/h. Ma un altro count down e` partito, forse arriveranno anche i treni…

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