Cy Twombly – Your Kid Could Not Do This

Cy Twombly è forse l’artista contemporaneo per cui la frase “anche un bambino potrebbe farlo” è stata adoperata più profusamente e arbitrariamente. Non è difficile intuirne il motivo: l’arte pittorica di Twombly è composta per lo più da segni, graffi, grovigli di linee apparentemente casuali, costellate da sporadiche scritte in stampatello. Come tutto l’Espressionismo astratto, anche la creazione artistica di Cy Twombly non sembra basarsi su nessuna regola accademica tradizionale; ma per lo specifico caso della produzione di Twombly, che apparentemente non richiede alcuna particolare capacità tecnica, è più facile pensare che essa non meriti alcun riconoscimento. Quella che ci troviamo davanti agli occhi è una pittura apertamente semplice, infantile, repellente (sovente richiama alla mente i graffiti dei gabinetti pubblici) e che non mostra alcuno sforzo o virtuosismo performativo.

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Cy Twombly, Untitled (1964)

Perché allora un bambino non potrebbe farlo? Come osserva Kirk Varnedoe nel suo saggio Your Kid Could Not Do This, è innegabile che l’arte di Twombly possiede delle affinità con gli scarabocchi e con il disegno infantile, ma si tratta di una somiglianza molto più complessa e indiretta rispetto a quello che si potrebbe immaginare; la scelta dell’artista ha a che vedere con una nuova visione dell’arte che interessa tutta la produzione contemporanea.

La crisi dell’autorialità nella storia dell’arte, che inizia a impostarsi dalle avanguardie di primo Novecento e trova un nuovo impulso nell’arte del dopoguerra, porta a una diffusa riflessione sui processi di automatizzazione in pittura. Se i surrealisti utilizzano la scrittura e il disegno “automatico” (Miró) per esplorare il proprio inconscio, dopo l’avvento di Pollock il gesto libero e spontaneo diventa veicolo di un’espressione ancora più immediata, che poteva comportare la perdita di sé e della propria identità. Il gesto inizia allora a diventare non più mezzo ma fine stesso della pittura, la quale, uscita da una dimensione rappresentativa, si trasforma in azione (action painting è appunto la definizione che si dà al suo stile). Fondamentale per tutti gli sviluppi successivi dell’arte, “l’eredità di Pollock” (Allan Kaprow) influenza direttamente i movimenti della pittura segnica e gestuale: un’eredità che sarebbe presto diventata accademia.

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Pollock e l’action painting

La pittura segnica, grande contenitore in cui è facile far rientrare anche la pittura di Cy Twombly, utilizza tratti, segni appunto, in cui non sono identificabili forme o immagini tratte dalla realtà; quello che ne risulta è nuova forma di comunicazione, spesso legata al gesto, che si configura come la proiezione pittorica di una gestualità spontanea.

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Cy Twombly, Untitled (2005)

Oltre a portare con sé la conquista del gesto antifigurativo di Pollock, l’arte di Twombly è tra quelle pitture d’avanguardia che si ispirano all’espressione libera nel tentativo di conquistare un nuovo linguaggio svincolato da tutte le costruzioni sociali, dalle tradizioni e dagli schemi ideologici della società contemporanea. Joan Miró aveva cercato questa libertà nel suo inconscio ricorrendo all’automatismo, mentre nel dopoguerra la neoavanguardia dell’Art brut si ispirava agli scarabocchi dei bambini e all’arte dei malati di mente per evitare qualsiasi impalcatura sociale.

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Cy Twombly, School of Athen (1961)

Formatosi tra le accademie di Boston, Washington e New York e in seguito sotto gli insegnamenti del maestro Franz Kline – famoso esponente dell’Espressionismo Astratto americano – Cy Twombly si accosta alla pittura segnica elaborando uno stile specifico che si muove tra la linea, il disegno, la pittura e il segno grafico. Riconoscibile nella sua arte è una tendenza alla semplificazione del segno, graffiato o talvolta pittorico, e alla sua ripetizione casuale, spesso ossessiva, che circoscrive aree e delinea movimenti veloci e incisivi.

Nei primi anni Sessanta, a seguito di ripetute visite dell’artista in Italia che lo porteranno presto a trasferirsi definitivamente a Roma, Twombly si immerge nella cultura della nazione, visita la capitale, ammira le sue rovine e scopre la sua storia. L’artista trova in Italia quello di cui sentiva la mancanza nel territorio americano: un passato, tanto radicato nell’eredità culturale collettiva da diventare universalizzabile e poter essere fatto proprio.

Cy Twombly a Roma, di fianco alla mano di Costantino, fotografato dall’amico Robert Raushemberg

Twombly elabora allora un modo specifico per inserire il tempo passato, il mito e le sue immagini nella propria pittura; in questo periodo nelle tele dell’artista cominciano ad apparire nomi di personaggi storici e mitologici, insieme a titoli di capolavori della storia dell’arte. Per (re)interpretare questi temi, l’arte di Twombly inizia ad abbinare il segno anti-figurativo al significante linguistico, traducendo nella forma di parole scritte e “scarabocchi” i racconti e i personaggi del mito e della storia antica. La parola è evocazione del passato, un significante linguistico che è in grado di accendere l’immaginazione dell’osservatore, il quale, come un lettore, è invitato a costruire un’immagine nella propria mente. Le parole richiamano le storie della nostra memoria visiva, la quale viene così risignificata attraverso segni grafici, violenti e caotici, in una dialettica di continui rilanci tra esterno, ciò che vediamo, e interno, ciò che immaginiamo.

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Cy Twombly, Apollo and the artist (1975)

Esemplificativo è il caso di Leda e il cigno, opera del 1962 che, come indica il titolo – scarabocchiato nella parte inferiore a destra del dipinto – si riferisce al mito romano in cui Giove, trasformato in un cigno, seduce Leda. Al posto dell’iconografia tradizionale di un nudo aggraziato delicatamente intrecciato a un cigno, Twombly ci presenta un’immagine dominata da turbini violenti, graffi e zig-zag che volano in tutte le direzioni.

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Cy Twombly, Leda and the Swan (1962) e Michelangelo (copia dell’originale perduto)

L’artista non rappresenta mai il mito, ma lo evoca attraverso la parola e gli da una forma narrativa nel segno. Seguendo i grovigli e le linee possiamo identificare uno svolgimento, immaginarci un movimento che è sia quello gestuale dell’artista al lavoro nella produzione temporale dell’opera, sia quello dell’azione raccontata.

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Cy Twombly, Second Voyage to Italy (1962)

Il gesto pittorico di Twombly si presenta come una trascrizione spontanea e immediata del pensiero dell’artista, tradotto istantaneamente sulla tela in un rapido passaggio dalla mente alla mano. L’arte di Cy Twombly è quindi un gesto che torna a raccontare, a narrare in forma visiva – questa volta segnica e antifigurativa – un’immagine mentale. Il gesto non è il fine della pittura, ma un rinnovato mezzo: uno strumento per la definizione di un nuovo alfabeto, libero e universale, comprensibile da tutti perché mai normato.

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