“Con la mia sete intatta” – tutte le poesie di Ferruccio Benzoni

A fine gennaio, per Marcos y Marcos è uscito Con la mia sete intatta, volume che racchiude l’intera produzione poetica di Ferruccio Benzoni (Cesenatico 1949 – Cesena 1997), poeta di secondo novecento dalla scrittura particolarmente florida e di grande intensità, attivo a Cesenatico dai tempi della rivista Sul Porto che fondò insieme ad un ristretto gruppo di amici.
Intrattenne rapporti di profonda amicizia con Franco Fortini, Giovanni Raboni, ma soprattutto Vittorio Sereni, vero punto di riferimento. Il legame tra i due segnò profondamente la produzione di Benzoni sia sul piano stilistico e contenutistico, sia su quello prettamente umano: ricorrenti sono i rimandi all’amico Sereni e i testi a lui dedicati; ricchissima la corrispondenza tra i due (si veda Miei cari tutti quanti… Carteggio di Vittorio Sereni con Ferruccio Benzoni e gli amici di Cesenatico curato da Dante Isella ededito nel 2004, che raccoglie l’intero intenso scambio epistolare).

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Fotografia tratta da “Archivio privato Ferruccio Benzoni”

Il volume è a cura di Dario Bertini, laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Pavia con una tesi dal titolo «Multipla una eco» La poetica dialogica di Ferruccio Benzoni (Poetica e stilemi in «Sguardo dalla finestra d’inverno») . Ha curato selezioni di testi di Ferruccio Benzoni, Leonardo Sinisgalli, Roberto Roversi per la rivista Nuovi Argomenti. Anch’egli poeta, ha all’attivo tre raccolte ed è inoltre curatore della rassegna mensile Poesie al tavolino.
L’introduzione è di Massimo Raffaeli, filologo e critico letterario, collaboratore di Nuovi Argomenti. Ha curato l’opera di alcuni autori italiani tra cui Primo Levi, Alberto Savinio e Massimo Ferretti ed è stato traduttore dal francese di autori del calibro di Jean Genet, Louis-Ferdinand Céline, Émile Zola.

Proponiamo qui cinque testi di Ferruccio Benzoni tratti da Con la mia sete intatta.

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[ da La casa sul porto ]

Appendice a "un tu non ipotetico e caro"

Devo dirti che non l’acqua mi manca
o il pane o il letto dove sfinirsi.
Neppure una donna a seni e alghe.
Non la strada rivoltosa mi manca
o il caffè delle chiacchiere intonate.
Né il privilegio di oziare in contemplazione
mentre fuori la stagione trascolora
e l’edera attecchisce con astuzia senile.
Ho voglia di cose disamorate e vive
– non sogni tastiere evocative – poiché
l’amore, l’imponderabile non vivono
che in te, trafugati e spenti.
È dentro il tuo viso che nasce la devozione
della mia solitudine. Non m’assolvesti
quando un’esenzione chiedevo da quel grumo
d’angoscia cui sono innestato.
Non è l’amore un ragazzo cieco, violentato:
c’è una logica del profitto anche in amore.
Così per amore torno a contraddirmi.

***

[ da Fedi nuziali ]

(Truffaut)

Con tutto quel vento
e, accecante, un pulviscolo...
Dal mare vorticanti un mare
che si faceva sabbia, smeriglio.
...Voleva mollare la presa
e io (cocciuto)
sarà per via della febbre
- febbricitante, diafana
nel suo portamento d'antilope
dagli zigomi amari.
Ma rieccoti infine
- ti do la mano sprofondando
con un sorriso strano incerto
o no se ricacciarti
da un film noir o dal mio male.

*

Per un titolo

È (ci sorveglia F.)
strutturata a mo' di sonetto la prosa
strategicamente ultima
che un'ultima volta vedendoci
imbucasti arrossendo a Bocca di Magra.
Poi mi chiedesti solo se ravvisassi
in un impeto
il destinatario di Les Busclats.
Potrei calcando titolare infatuazioni
questo canzoniere ventriloquo
se anche di te parlando ho parlato con te in una ressa
di luoghi senza di te impronunciabili.
Ma un volto  ci sfuggiva d'occhi
verde-essenziale e macro:
di donna e di tempesta – quale
un'estate mi folgorò dopo
l'ultima tra le croci nere sul lago.

***

[ da Numi di un lessico figliale ]

Queste foglie

Queste foglie – mi dicono – spazzate
via scialbe tramortite sarebbero
un tumore dei platani non
un fortunale di fine estate.
Non so ma è tardi per rinvenire
troppo tardi nei capelli
radi di una madre una speranza
trepida e combusta.                                          
Lasciatemi
a malincuore stropicciarle
irridendo o no una tempesta
di gemme che s'aprono dai libri.

***

[ da Sguardo dalla finestra d’inverno ]

L'inverno dopo
                                             (a Fortini)
Dicembre senza grazia senza
l’amata neve cara a Boris Pasternak.
Dai cavi una voce che s’impenna
strozzandosi, e ingenuamente, nello sforzo di spezzare
il sibilo faticoso
prima per sempre di farsi silenzio.
Contando, ahi, ricontando quanti inverni
per una strada di Firenze
(la spolverina il basco)
imbozzolato nella rosa di una
poesia claustrale
a margine
(a margine?) del tuo “comunismo speciale”.
Non interrotto il dialogo le
(ma canute altere) provocazioni
– da un ultimo inverno
afono,
non finisce qui – ti dico – e
sciupato infante rauco, “addio”:
il modo tuo d’accomiatarti.

 

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